25 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Autogoverno e automalgoverno

Tucodi Luca Baiada

Il peggiore attacco alla magistratura è quello che trova sponda al suo interno.

Sull’onda di un caso giudiziario che coinvolge un ex presidente dell’Associazione magistrati, e che vede altri giudici impegnati in frequentazioni furbe, trapela un sistema di spartizione degli incarichi e degli uffici direttivi importanti. Gli approfondimenti processuali diranno se c’è materia penale, ma quel che è emerso basta a segnare una vicenda epocale e un problema enorme. Le intercettazioni che sono state diffuse hanno il linguaggio di chiacchiere fra posteggiatori e la sostanza di una corsa all’accaparramento del potere, con acredini personali da ossessione mentale.

Inevitabilmente, nelle polemiche si affacciano il paradigma della P2, i cascami di scelte prese da questa consiliatura o da quelle precedenti, i contatti con ambienti politici spregiudicati. Osservatori molto parziali ne approfittano per riproporre un’avversione antica all’autogoverno, all’indipendenza, all’impegno politico dei magistrati, alla libertà di espressione.

C’è chi propone direttamente l’abolizione delle correnti, proprio mentre in sede governativa ci si attiva per conoscere l’orientamento politico dei giudici, in vista di iniziative. Si notano letture Ancien Régime della libertà di pensiero, e l’idea ministeriale su un dispositivo di segnalazione anonima, magistrati contro magistrati, che legalizzerebbe la delazione e i colpi bassi.

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10 Dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Questo pareggio di bilancio è una trappola

pareggio di bilancio

di Il Ponte

[A marzo del 2012, mentre si metteva mano a modifiche antipopolari della Costituzione, «Il Ponte» pubblicò un appello. In quel clima di messa tra parentesi dello spirito critico, i firmatari furono davvero pochi. Ma è bene rileggere quel testo, adesso che, nell’anniversario della vittoria del No al referendum costituzionale, sul pareggio di bilancio si sta riaprendo la discussione, e il Coordinamento per la democrazia costituzionale ha lanciato una raccolta di firme per una legge che sciolga da quel vincolo troppo rigorista, introdotto allora con più fretta che senno.]

Il pareggio di bilancio nella Costituzione, già approvato in prima lettura dal Parlamento, soprattutto con la modifica dell’articolo 81 preoccupa tutti noi giuristi, economisti, intellettuali, cittadini.

L’iniziativa è accompagnata da un clima punitivo, e rovescia sul popolo le responsabilità di un intero ceto dirigente, imprenditoriale, politico e amministrativo.

Sinora il tema è stato circondato dalla peggiore censura: quella dei mezzi silenzi e dell’ovvietà. Negli sbrigativi lavori parlamentari, si è vista una maggioranza inconsueta nella storia repubblicana, e usuale invece in altri regimi. Se anche in seconda lettura la modifica passerà coi due terzi, sarà impossibile un referendum.

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22 Giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Italicum, una riforma che oltraggia la democrazia

Italicumdi Domenico Gallo

Adesso che la nuova legge elettorale (Italicum), approvata a tambur battente dal Parlamento, è stata promulgata dal presidente della Repubblica, il discorso non è chiuso. Non solo perché il nuovo sistema elettorale per la Camera dei deputati si applica a partire dal 1° luglio 2016, lasciando uno spazio temporale per i ripensamenti, ma anche perché la riforma costituzionale che abolisce il carattere elettivo del Senato della Repubblica è ancora in gestazione e – se approvata – potrebbe essere spazzata via dal referendum.

Se l’obiettivo cui tendono le riforme elettorali è quello di razionalizzare il sistema politico per favorire la governabilità, la situazione attuale apre le porte al caos istituzionale perché determina la contemporanea esistenza di due differenti sistemi elettorali per la Camera e per il Senato destinati per la loro natura intrinseca a provocare risultati profondamente divergenti nei due rami del Parlamento. Può darsi che l’istituzione Senato della Repubblica sia in procinto di essere cancellata come ramo elettivo del Parlamento, ma la logica e il buonsenso imponevano di delineare prima il nuovo volto del Parlamento e dopo di procedere ad approvare una riforma elettorale valida per la sola Camera dei deputati.

Invece si è voluto procedere a tappe forzate, ricorrendo addirittura alla fiducia, come avvenne nel 1953 per la legge truffa, evidentemente per nascondere sotto l’asfalto del decisionismo governativo le scorie tossiche (per la democrazia) del nuovo sistema ed evitare ogni reale dibattito.

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