15 Marzo 2020
pubblicato da Lanfranco Binni

Mutanti e replicanti

di Lanfranco Binni

Dovremo occuparci a lungo, e con tempi sempre più ravvicinati tra un’epidemia e l’altra, delle mutazioni virali indotte dai cambiamenti climatici, provocati a loro volta dalle devastazioni del capitalismo terminale. Anzi, saranno i nuovi virus ignoti a occuparsi della specie umana. Non è vero, se mai lo è stato, che natura non facit saltus: il “salto di specie” virale da animali a umani in condizioni di nuove necessità (tutte le specie si difendono), stravolge i percorsi apparentemente lineari della storia umana.

Sull’origine dell’attuale epidemia attribuita a uno dei tanti virus della categoria “coronavirus” non sappiamo molto, ne conosciamo alcuni focolai che si stanno connettendo a livello globale, e nei suoi percorsi attraverso i continenti il virus Covid-19 assume caratteristiche diverse, interagendo con i diversi ambienti naturali e antropici. Ne vediamo gli effetti sanitari, economici, culturali e politici, mentre le vere cause sono ignorate dagli assetti istituzionali delle società. Le risposte sanitarie sono antiche, e sono ancestrali le paure. Un’epidemia che si sta trasformando in pandemia viene affrontata come questione esclusivamente sanitaria, e il metodo è lo stesso con cui furono affrontate le epidemie storiche (la “peste nera” che devastò l’Europa medievale, la “spagnola” negli anni della Prima guerra mondiale, fino all’Hiv, a Ebola, e a tante altre forme di mutazioni virali in corso nel mondo, in ogni continente: il contenimento del contagio, fino all’isolamento e alla medicalizzazione degli infetti, nella speranza di sconfiggere la malattia con vaccini sempre in ritardo rispetto alle emergenze, e soprattutto contando su una sua remissione più o meno spontanea e ignota quanto le sue improvvise e imprevedibili manifestazioni. In un pianeta fortemente e “biopoliticamente” interconnesso, in un contesto ambientale compromesso dai cambiamenti climatici in corso, le epidemie virali hanno effetti immediati sulle società umane. Non intervenendo sulle vere cause ambientali che hanno indotto “salti di specie”, potrà accadere che l’attuale epidemia di Covid-19 prima o poi venga contenuta, ma il suo contenimento sarà soltanto un episodio nella marcia tenace dei virus di quella e di altre categorie: i virus cambiano forma, mutano, si adattano a nuovi ospiti, si prendono tempo per poi manifestarsi di nuovo in altre condizioni. Non sappiamo perché in una provincia cinese del nostro tempo alcuni virus ospitati in alcune varietà di pipistrello (animale geniale, mammifero volante, onnipotente) siano stati indotti a sperimentare nuove avventure, nuove trasformazioni, e non sappiamo – tra le tante cose che non conosciamo – per quali ragioni miliardi di locuste (sì, come nella narrazione biblica) stiano devastando il Corno d’Africa, distruggendo le povere economie locali, mentre sono prevedibili incursioni di “cavallette” in Sicilia e in Sardegna, nel nostro sud in fase di desertificazione. Cambiamenti climatici? Certamente. E questo è il nostro contesto reale, compresa l’assenza di politiche internazionali su questa vera e drammatica emergenza prevedibile e distruttiva. Continua a leggere →

16 Febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Il rompicapo delle “due sinistre” in Europa e in Italia

due sinistredi Aldo Garzia

Che brutta campagna elettorale dalle parti della sinistra, in tutte le sue componenti. Il grido di dolore lo lancia Emanuele Macaluso, novantenne “comunista migliorista”, che usa Facebook: “Ho ascoltato Pietro Grasso su Radio Radicale dire in un comizio a Palermo ‘la sinistra siamo solo noi’. Quindi in Italia la sinistra sarebbe al 6, 7 per cento? Tutti quelli che, nonostante Renzi, sono nel Pd sono di destra?”. L’ex direttore de “l’Unità” aggiunge: “Il rifiuto di Liberi e uguali di indicare come prospettiva un’alleanza di centrosinistra con una sinistra più forte è, a mio avviso, demenziale”. La lista Potere al popolo rincara la dose con un manifesto elettorale: “Liberi e uguali? È la destra trasformista”. Argomenta in una conferenza stampa Viola Garofalo, portavoce di questa sinistra della sinistra: “Il Movimento 5 Stelle è populista e non è di sinistra. Liberi e Uguali, invece, è un Pd 2.0: non c’è differenza, vengono tutti dal partito di Renzi e lì vogliono tornare”. Renzi e ciò che resta del Pd, a loro volta, non perdono l’occasione per ribattere: “Chi vota Liberi e uguali fa un piacere alla Lega e a Forza Italia”.

Certo, siamo in campagna elettorale dove tutto è permesso per prendere un voto in più. Ma questi toni, accompagnati da povertà di analisi e di proposte, non fanno ben sperare per il futuro. Le “due sinistre” – quella di origine storica e socialdemocratica, quella radicale dell’ultimo ventennio – sono dunque destinate all’assoluta incomunicabilità, come se recitassero in un film anni sessanta di Michelangelo Antonioni?

Continua a leggere →

22 Novembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Di Maio & M5S: Parigi val bene una messa?

Luigi Di Maiodi Mario Monforte

La frase è rimasta famosa, e viene usata per indicare giravolte politiche, anche di 180 gradi, a fini (ritenuti) piú importanti delle posizioni sostenute in precedenza. Non è inutile ricordare che è attribuita a colui che, il 25 luglio 1593, divenne re di Francia come Enrico IV (detto poi «il Grande»), che, da protestante («ugonotto»), per ascendere al trono “si fece” cattolico. La posta in gioco (Parigi, capitale del regno di Francia) valeva il rinnegamento del protestantesimo per il cattolicesimo.

Non è questo anche il caso di Di Maio & M5S? Di Maio è andato negli Usa a rassicurare il “grosso” alleato (per modo di dire) del nostro paese sugli intenti “tranquilli” di un futuro (eventuale) governo M5S (ma già con l’ambasciata Usa in Italia c’erano stati rapporti, con lo stesso Grillo), riconoscendo il “valore” della Nato; si è incontrato con esponenti della Chiesa, chiaramente dando “garanzie” su nessun “torbido” con la Chiesa stessa, in caso di futuro governo M5S; da tempo ha affermato che non c’era nessun contrasto con l’Ue in quanto tale, semmai con “alcune” sue politiche, e ora un esponente M5S ha conseguito un posto nella Commissione difesa dell’Ue. Inoltre Di Maio prende tutte le distanze dai partiti (detti) «euroscettici», mentre nel movimento ogni polemica con l’euro, nei fatti, è stata messa da parte, e nemmeno si criticano piú le sanzioni alla Russia, ma si dubita della loro «efficacia». E Di Maio afferma che adotterà la “politica di Trump” di forti tagli di tasse alle imprese.

Continua a leggere →

5 Settembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Undici tesi e una conclusione sul Venezuela

Madurodi Juan Carlos Monedero1 , traduzione di Serena Romagnoli

[link testo orginale: https://www.brasildefato.com.br/2017/08/16/artigo-or-onze-teses-e-uma-conclusao-sobre-a-venezuela/]

1. Certamente, Nicolás Maduro non è Salvador Allende e non è neanche Hugo Chávez, ma quelli che realizzarono il golpe contro Allende e contro Chávez sono – e anche su questo non ci sono dubbi – gli stessi che ora stanno tentando il golpe in Venezuela.

2. I nemici dei tuoi nemici non sono tuoi amici. Si può anche non amare Maduro, senza che questo possa voler dire dimenticare che nessun democratico si può schierare dal lato dei golpisti, che hanno inventato gli squadroni della morte, i voli della morte, il paramilitarismo, l’assassinio della cultura, l’Operazione Condor, i massacri di contadini e indigeni, il furto delle risorse pubbliche. È comprensibile che ci siano persone che non vogliono schierarsi dalla parte di Maduro, ma è opportuno riflettere sul fatto che, in Europa, chi appoggia i golpisti sono i politici corrotti, i giornalisti mercenari, i nostalgici del franchismo, gli imprenditori senza scrupoli, i mercanti di armi, i sostenitori degli aggiustamenti economici, quelli che celebrano il neoliberismo.

Non tutti quelli che criticano Maduro sostengono queste posizioni politiche. Conosco persone oneste che non tollerano quello che sta accadendo in questo momento in Venezuela. Ma è evidente che, tra coloro che stanno tentando un golpe militare in questo paese, ci sono quelli che hanno sempre appoggiato i golpe militari in America Latina, o quelli che mettono i propri affari al di sopra della democrazia. I gruppi mediatici che stanno preparando la guerra civile in Venezuela sono gli stessi che hanno diffuso l’informazione che in Iraq c’erano armi di distruzione di massa, che diffondono l’idea che è necessario salvare le banche con denaro pubblico, o che sostengono che l’orgia dei milionari e dei corrotti deve essere pagata da tutti con tagli e privatizzazioni. Condividere la trincea con queste persone dovrebbe indurre alla riflessione. La violenza deve sempre essere la linea rossa da non oltrepassare. Non ha senso che l’odio nei confronti di Maduro spinga persone oneste dalla parte dei nemici dei popoli.

Continua a leggere →

24 Agosto 2017
pubblicato da Il Ponte

Corea del Nord e Usa. Trump e le guerre preventive

Corea del Norddi Ferdinando Imposimato

Donald Trump ha impostato la sua campagna elettorale su posizioni populiste, conservatrici e nazionaliste. Si è presentato come novità nella politica Usa, fiero avversario del sistema politico americano, sia democratico sia repubblicano, basato sulle due grandi famiglie Bush e Clinton. In tale prospettiva non ha esitato ad attaccare avversari e giornalisti che gli facevano domande scomode su precedenti sgradevoli anche a sfondo sessista. Rifiutando la globalizzazione, ha improntato i propri programmi ai principi della destra nazionalista bianca, che faceva capo ai neofascisti, ai neonazisti, ai razzisti e al Ku Klux Klan, e ha affermato di voler difendere a tutti i costi gli interessi americani. Ha gridato «Make America Great Again» (rifacciamo grande l’America), con forme di protezionismo, contro l’aggressività commerciale cinese.

Hillary Clinton ha impostato invece la campagna elettorale sfruttando l’“estremismo” di Trump. Contava, oltre che sul proprio elettorato, su quello moderato repubblicano, puntando a costruire una maggioranza democratica bipartisan, stabile e duratura. Trump, contrariamente alla Clinton, si proponeva all’apparenza di guidare l’enorme folla del ceto medio bianco impoverito, vittima della recessione economica, per il quale negli ultimi decenni il “sogno americano” di lavoro e prosperità era tramontato. In realtà, ben altro ispirava la politica di Trump: la difesa dei bianchi e l’odio per i neri e i colorati.

Continua a leggere →

21 Agosto 2017
pubblicato da Lanfranco Binni

Senza confini

Luigi Pintordi Lanfranco Binni

A presente memoria, è utile rileggere oggi l’ultimo articolo pubblicato da Luigi Pintor su «il manifesto» del 24 aprile 2003, sul «quotidiano comunista» che proprio in questi giorni ha espulso dalle sue colonne (in silenzio, senza un minimo accenno di dibattito) la voce della sua migliore esperta di America latina, Geraldina Colotti, colpevole di sottrarsi, da «comunista non pentita», alla criminalizzazione della rivoluzione chavista (con tutte le sue complesse criticità) e ai tentativi di applicazione del modello Siria alla società venezuelana. L’articolo di Pintor aveva come titolo Senza confini: un pressante appello, dall’interno della sinistra eretica del comunismo italiano, a cambiare radicalmente visioni e pratiche di lotta politica. Lo riproduco integralmente dal volume postumo di scritti di Luigi Pintor, Punto e a capo (Roma, il manifesto-manifesto libri, 2004).

La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.

Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall’89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall’altra parte. Con qualche sfumatura. Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l’opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l’unica risorsa disponibile.

Continua a leggere →

12 Luglio 2017
pubblicato da Il Ponte

Psicopatologia delle elezioni americane. Perché vale la pena rileggere Canetti oggi

Elias Canettidi Leonard Mazzone

Dopo il fallimento epocale di quei regimi politici che nel corso del Novecento avevano tentato di raccogliere l’invito marxiano a superare la filosofia attraverso la prassi rivoluzionaria, il XXI secolo si è aperto all’insegna di un nuovo proclama ideologico, che annunciava la fine della storia e, con essa, delle grandi narrazioni che avevano movimentato la modernità politica. Precocemente confutati dalla più ideologica delle tesi neoliberali – la fine delle ideologie – e dall’urgenza di tornare ad «apprendere il proprio tempo col pensiero», questi prematuri annunci funebri celebrano il ritorno spettrale di una metafora filosofica speculare al mito platonico della caverna: se nel libro VII della Repubblica Platone inaugura la storia della filosofia politica all’insegna di una metafora visiva che contrappone l’idea solare del bene all’oscurità di un’opprimente ignoranza, l’immagine hegeliana della nottola di Minerva e della talpa configura i rapporti tra filosofia e storia all’insegna di una messa a fuoco senza fine, più che di un finale da contemplare.

Dall’incontro fra la lungimiranza crepuscolare e lassista della filosofia e l’operosità cieca e sotterranea della storia sorge la nozione di «spirito del tempo», impossibile da cogliere quando un’epoca è ormai giunta al suo tramonto per l’insolubilità dei conflitti che la dilaniano. D’altra parte, la necessità di cogliere lo spirito del proprio tempo si fa tanto più impellente quanto meno una certa epoca si lascia immediatamente decifrare dai suoi contemporanei: lungi dal rappresentare la fine della Storia, infatti, il tramonto di un’epoca coincide anzitutto con l’alba di quella successiva.

Continua a leggere →

12 Giugno 2017
pubblicato da Il Ponte

Upton Sinclair, un poeta contro il capitale

Upton Sinclairdi Giancarlo Micheli

Je chante pour passer le temps
Petit qu’il me reste de vivre
Comme on dessine sur le givre
Comme on se fait le coeur content
A lancer cailloux sur l’étang
Je chante pour passer le temps
Louis Aragon

Dinanzi alla scena, resa tempestivamente virale dalle testate commerciali e rimbalzata in men che non possa dirsi sulla palude mediatica in cui l’industria della comunicazione di massa si specchia con sintomatico narcisismo e si immola, come non sarebbe riuscito Isacco sotto la tremante lama paterna, alle subliminali carezze della mano invisibile di smithiana memoria[1], dinanzi alla rappresentazione del malore che coglie il primo candidato alla presidenza americana appartenuto al genere femminile, nell’attimo in cui le forze le vengono meno sulla soglia di una lugubre e catafalchesca vettura di servizio a bordo della quale rifugia nel prendere commiato in anticipo sul compimento cerimoniale della quindicesima commemorazione dell’attentato che costituì il sigillo simbolico, la messianica icona, su cui l’apparenza della vita poté essere insufflata – nei modi in cui il mito narra sia accaduto alla statua che il laborioso talento di Pigmalione seppe foggiare agli albori dello stile classico[2] – nel giro di pochi fotogrammi che servono, tuttora, a documentare un crollo dalle conseguenze epocali, preventivabili e ormai in parte onerosa già capitalizzate, dinanzi a tale sintetico dispendio di potenza narrativa come non ravvisare i «caratteri dell’artisticità»[3], i medesimi che Thomas Mann riconobbe nella pur resistibile ascesa di Adolf  Hitler?

Continua a leggere →

6 Giugno 2017
pubblicato da Il Ponte

Appena fuori. Diario cinematografico (VI)

Get Outdi Antonio Tricomi

Zhang Yimou, The Great Wall (4 marzo 2017)

Ma quando comincia il film? Sono quasi due ore che qui si va avanti con il promo del nuovo giochino per la PlayStation. Pensavo d’essere venuto al cinema, non in un punto vendita della Sony.

Paul Verhoeven, Elle (3 aprile 2017)

Questo dunque sarebbe il film capace (nell’ordine) di: rifondare lo sfinito cinema d’autore; regalarci un ritratto della cinica borghesia contemporanea che sa riattualizzare o mettere a frutto la lezione tanto di Jean Renoir quanto di Claude Chabrol; rivitalizzare l’ormai solo ripetitiva commedia nera; risollevare il moribondo thriller all’europea. Certo, come no. E magari anche in grado (già che c’è) di: preparare l’insalata russa o la crème brûlée; rendere socialmente presentabili i capelli di Donald Trump o i film di Walter Veltroni.

Ma per favore! La profondità di pensiero, la visione del mondo e – in particolare – della donna, dei rapporti umani, del sesso, la complessità psicologica dei personaggi e la loro tenuta drammaturgica sono le medesime che si potevano riscontrare in Basic Instinct. Il quale, in confronto, si rivela un film ben più riuscito, perché esibisce, invece di mistificare, la consueta ispirazione del suo autore: un adolescenziale gusto, solo morboso, per una trasgressione banalmente intesa quale sadomasochistica sottomissione del desiderio maschile alla supposta carica irrefrenabilmente omoerotica di un godimento femminile intriso di smanie distruttive e autodistruttive, fantasie di stupro ed incesto, ciniche o intellettualmente raffinate impudicizie varie. Insomma, un distillato di puro maschilismo coi brufoli.

Continua a leggere →

27 Marzo 2017
pubblicato da Rino Genovese

Trump e l’America

Trumpdi Rino Genovese

C’è un modo non superficiale di occuparsi del fenomeno Trump negli Stati Uniti, ed è quello di collocarlo nella storia di quel paese non come un fungo spuntato all’improvviso ma all’interno di una “lunga durata” i cui inizi risalgono ai coloni che, a partire dal Seicento, presero possesso di quelle terre sconfinate: i cosiddetti Pilgrim Fathers.

È quanto fanno con acume Emiliano Ilardi e Fabio Tarzia nel volumetto della collana “In breve” di Manifestolibri (2017), Trump un “puritano” alla Casa Bianca. Gli stessi, del resto, sono autori di un lavoro ben più corposo, apparso da Manifestolibri nel 2015, con il titolo Spazi (s)confinati: puritanesimo e frontiera nell’immaginario americano, in cui, come traspare già dal gioco della “s” tra parentesi, la tesi è la  seguente: gli Stati Uniti sono fondati sulla fascinazione degli spazi vuoti da conquistare e, al tempo stesso, sulla volontà d’introdurre confini in questi spazi (il mito della “frontiera”, che servì tra l’altro da carburante ideologico per lo sterminio dei pellirosse). È l’horror vacui il motore della storia americana, un fortissimo elemento immaginario che, a seconda dei casi, vede davanti a sé un mondo da costruire – il sogno americano – o un’immensa distruzione da sconfiggere (come nel 2001 con l’attacco alle Torri gemelle, che ebbe come conseguenze la legislazione di eccezione del Patriot Act, i prigionieri di Guantanamo posti al di fuori di qualsiasi diritto, e un bel po’ di guerre in Medio Oriente).

Continua a leggere →