22 Dicembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Una maggioranza che consuma senza lavorare: l’Italia secondo Luca Ricolfi

Luca Ricolfidi Nicolò Bellanca

L’Italia è, secondo Luca Ricolfi, un paese prospero e stagnante i cui abitanti in maggioranza non lavoranoi. Viviamo in una società nella quale è diffuso l’accesso a consumi opulenti, l’economia è entrata in un regime di stagnazione o di decrescita e il numero di cittadini inoccupati ha superato il numero di quelli occupati. Questa «società signorile di massa» poggia sulla ricchezza reale e finanziaria che è stata accumulata dalle due generazioni precedenti (il patrimonio degli italiani, arrivato intorno ai 10.000 miliardi di euro, supera di quasi 9 volte il reddito disponibile) e su circa tre milioni di persone (straniere) che svolgono, in condizioni paraschiavistiche, le mansioni che noi evitiamo di svolgere (lavori stagionali, assistenza domiciliare, prostituzione, colf, dipendenti in nero, facchini della logistica, gig economy, muratori)ii.

In senso tecnico e senza alcun giudizio morale, per Ricolfi la maggioranza degli italiani (più esattamente, il 52,2% dei residenti con età superiore a 14 anni) è composta di “parassiti”: persone che consumano un reddito senza lavorare, e quindi senza contribuire alla sua formazione. Questo esercito di parassiti anima una società nella quale è diffusa la fruizione di beni voluttuari e di lusso (il 65% degli italiani fa vacanze lunghe e il 50% possiede una seconda abitazione al mare o in montagna) e si adagia in un’economia che, unica in Europa, esprime un tasso di crescita di medio periodo inferiore all’1% annuo.

La società che Ricolfi descrive si basa sul fragile equilibrio per il quale una ricchezza che proviene dal passato sorregge dei consumi che superano la produzioneiii. Ma, egli aggiunge, l’immobilità ventennale della produttività del lavoroiv provoca la perdita di posizioni competitive da parte del nostro paese e l’appesantimento del debito pubblico. Ne segue un progressivo ridursi degli stock di ricchezza e dei consumi opulenti, che condurrà la società signorile di massa a collassare.

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18 Febbraio 2014
pubblicato da Rino Genovese

La casella vuota

Il problema italiano ha un nome: patto di stabilità. E a questo – prima ancora che l’avventurista Renzi, come l’ha definito Fabrizio Barca in una telefonata che probabilmente farà storia, abbia formato il suo governo – con la consueta severità ci ha richiamati il commissario europeo all’economia Rehn (senz’alcuna pietà, si potrebbe dire…). Risultato: non si trova un politico che voglia prendersi l’incombenza del complicato ministero del Tesoro, come si chiamava un tempo, per la semplice ragione che soldi da spendere non ce ne sono, e, dopo nove trimestri consecutivi di crescita negativa, nell’ultimo soltanto un misero +0,1% del Pil è saltato fuori. Nessuna paura, però: c’è il solito Napolitano che, avendo preso sotto tutela il giovane nipotino, si sta dando da fare per trovargli un ministro degno del nome. Prodi, e lo stesso Barca, hanno già rifiutato. Non parliamo di Delrio o di Fassino (Fassino chi?) che nonno Napolitano ha già bocciato perché di non adeguata caratura europea. Non resta allora che ricorrere a un altro “tecnico” dopo Saccomanni, e pour cause! Chi volete, infatti, che senza un soldo da spendere si giochi una qualsiasi carriera politica futura (Prodi per esempio non ha smesso di puntare alla presidenza della repubblica, quando sarà) soltanto per fare un piacere a Renzi l’avventurista?