22 Settembre 2020
pubblicato da Il Ponte

Federalismo e regionalismo

Federalismodi Gaetano Salvemini  [Pubblicato su Il Ponte, n. 7, luglio 1949]

Non dispiaccia a Zuccarini e ai lettori di «Critica Politica» il mio franco parlare. Ma da quanto ho appreso studiando il pensiero di Cattaneo e di Mazzini, credo di poter con sicura coscienza affermare che Arcangelo Ghisleri commise a suo tempo un errore “storico”, quando, nell’articolo ripubblicato da «Critica Politica», gennaio 1949, cercò di conciliare il federalismo di Cattaneo col centralismo di Mazzini, e affermò che i due erano d’accordo sul problema della “regione”. E per quanto posso apprezzare le condizioni dell’Italia, non fra il 1830 e il 1870, fra il 1945 e il 1949, i repubblicani d’oggi commisero un errore “pratico”, quando si associarono ai clericali nel votare una “regione”, che non ha nulla da vedere né con la “regione” di Cattaneo né con quella di Mazzini.

Cattaneo e Mazzini

Cattaneo, ai suoi tempi, si oppose alla idea che una Costituente Nazionale potesse creare in Italia, a un tratto, con un colpo di bacchetta magica, un nuovo sistema amministrativo, dopo avere abolito tutte le istituzioni, che le singole sezioni della penisola avevano ereditato da una storia piú che due volte millenaria. Cattaneo avrebbe voluto che in ciascuna di quelle sezioni tradizionali, dopo la espulsione delle vecchie dinastie, un Parlamento locale continuasse a provvedere ai bisogni locali, modificando le istituzioni locali via via che gli interessati ne sentissero la necessità; al disopra dei Parlamenti locali doveva essere creato un Parlamento federale – organo nuovo sorto con la nuova unità politica italiana – il quale curasse i soli interessi comuni a tutta l’Italia unificata. Al di sotto dei Parlamenti locali, dovevano rimanere le municipalità, anche esse elettive e non asservite alle autorità regionali, come queste non dovevano essere asservite alla nuova autorità federale nazionale. Modello la Svizzera e gli Stati Uniti.

Le idee di Cattaneo non ebbero fortuna. Prevalse l’accentramento burocratico a tipo franco-piemontese. Inutile ricercare qui i perché (lo accennai in illo tempore nella prefazione alle Piú belle pagine di Carlo Cattaneo, pubblicate dall’editore Treves nel 1921).

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