20 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Affinità elettive

Giorgio Almirantedi Giancarlo Scarpari

Il consiglio comunale di Roma approva una mozione di Fd’I che vuole intitolare al suo padre storico, Giorgio Almirante, una via della capitale; insieme ai neofascisti votano, quasi all’unanimità, i consiglieri del Movimento 5 Stelle; nello studio di Vespa, la Raggi dichiara di prendere atto della volontà dell’Aula, dato che la stessa «è sovrana come il Parlamento»; la Meloni esulta e parla di un «risultato storico» che rende finalmente omaggio «a uno degli uomini più importanti della destra e della politica italiana». Poiché la comunità ebraica romana protesta, ricordando il ruolo svolto da quell’uomo nella campagna razzista promossa dall’Italia fascista, la Raggi, previo consulto con chi di dovere, si dimentica della sovranità dell’Aula, si rimangia ogni cosa e annuncia nella notte che farà votare dai consiglieri “grillini” una nuova mozione di segno contrario.

Il giorno dopo, dalle paludate pagine del «Corriere», P.G. Battista ci fa sapere che tutta la vicenda «è una cosa da talk show, un espediente acchiappa audience», che sarebbe ora di finirla con la «guerricciola toponomastica» tra fascisti e antifascisti e che sarebbe ora di tornare alla politica, abbandonando queste attività «sostitutive». E la chiude così, evitando di ricordare al lettore il vero spessore del politico omaggiato e del perché proprio oggi i neofascisti abbiano voluto lanciare questa campagna.

I fatti che lo riguardano, in realtà, dovrebbero essere noti, perché da tempo accertati, ma la memoria di molti appare sempre più appannata.

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14 novembre 2017
pubblicato da Rino Genovese

L’Italia verso le larghissime intese?

Larghe intesedi Rino Genovese

Il problema con cui la politica nostrana dovrà misurarsi nel 2018, dopo le elezioni, sarà probabilmente una volta di più quello di una “dinamica conservazione politica”, come la chiamerebbe Gianfranco Borrelli stando al suo ultimo libro (Machiavelli, ragion di Stato, polizia cristiana: genealogie 1, Napoli, Cronopio, 2017). In altre parole: come mettere insieme una maggioranza “creativa” berlusconiano-renziana attraverso una delle solite operazioni di trasformismo parlamentare compiute in nome della stabilità? La prima soluzione consisterebbe nell’attingere al ventre molle grillino, convincendo o comprando (tra le due cose non c’è affatto di mezzo il mare) un po’ dei numerosi eletti e neoeletti di quella parte politica. Una seconda soluzione – dipenderà dalla concreta distribuzione dei seggi, ovviamente – potrebbe consistere nell’imbarcare i postfascisti di Giorgia Meloni in un governo magari presieduto dall’attuale ministro degli interni, Minniti, che di quelli è diventato il beniamino, specie da quando si è saputo che per un periodo ha lavorato su una scrivania che era stata di Mussolini. Un’altra starebbe nel cercare di racimolare una maggioranza a sinistra con una parte dei pur sparuti gruppi parlamentari che sortiranno dal cartello elettorale formato da Mdp, Sinistra italiana e Possibile. In ciascuna di queste tre prospettive, decisivo sarà comunque il blocco centrale berlusconiano-renziano che – al netto degli accenti leaderistici e populistici oggi in voga – si profilerà come una nuova Democrazia cristiana. Un approdo pressoché scontato di conservazione dinamica.

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22 giugno 2016
pubblicato da Il Ponte

Elezioni 5 e 19 giugno: aperture importanti, scontri irrisolti, nodo di fondo

Elezionidi Mario Monforte

È mancata solo la sconfitta di Sala-Pd a Milano – però Sala ce l’ha fatta con un ridotto scarto rispetto a Parisi del centrodestra -, altrimenti, con la (prevista) “botta” a Roma, dove la Raggi & 5S hanno stracciato Giachetti & Pd, e la secca e dura sconfitta (non prevista) a Torino – senza dire del pieno trionfo di De Magistris a Napoli e la sostanziale evaporazione della renziana Valente e del Pd nella città -, la débâcle di Renzi & soci & Pd renziano sarebbe stata completa. E non compensata da successi come a Bologna, dove Merola del Pd è stato riconfermato, pur con una consistente avanzata della Bergonzoni (della Lega,con il centrodestra), ma il sindaco ha criticato “a caldo” la conduzione politica di Renzi; e neanche come a Varese (benché qui la vittoria sia di qualche rilevanza: contro la Lega) e da poche altre parti: cosí a Rimini, cosí a Cagliari, ma Zedda, sindaco riconfermato, è di Sel; cosí a Salerno, ma qui si tratta di “quelli di De Luca”, anche se del Pd.

È rilevante che anche in Toscana le “cose piddine” vadano male (nell’avanzata della Lega e, pur qui in misura minore, dei 5S: vedi Grosseto, Cascina, e altrove), tanto che perfino in un centro organico alla conurbazione del tessuto urbano fiorentino, alle porte di Firenze, Sesto fiorentino, il candidato piddino-renziano ha stra-perso di fronte al candidato della coalizione fra Sinistra italiana, Pd non-renziano, sinistri vari, grazie all’appoggio dei comitati (impegnati nella lunga e sacrosanta battaglia contro l’assurdo nuovo inceneritore e l’ulteriore ampliamento del già insensato aeroporto di Peretola, a danno di abitanti e ambiente della Piana, da Firenze a Prato – che cosa poi il neosindaco farà effettivamente in proposito, resta da vedere). È da notare, inoltre, come i destri alleati ufficiali di Renzi (oltre ad Alfano e Ncd, Verdini e i suoi) abbiano raccolto percentuali del tipo della proclamata (e presunta) «crescita» in Italia …

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