16 Maggio 2016
pubblicato da Il Ponte

Vincenzo Accattatis

Vincenzo Accattatisdi Giovanni Palombarini

Vincenzo Accattatis, nato a Cosenza il 29 aprile 1930, è entrato in magistratura nel 1959. Ha svolto la sua attività negli uffici giudiziari di Pisa, fino a raggiungere l’incarico di giudice della Cassazione, dove ha contribuito a trasformare la Corte da organo conservatore a giurisdizione aperta ai principi costituzionali.

È stato un «magistrato scomodo». Così Carlo Galante Garrone definiva quei giudici che negli anni settanta operavano controcorrente, che leggevano le norme dei codici alla luce dei principi costituzionali e che per questo si scontravano spesso con la giurisprudenza allora dominante.

Accattatis, quale magistrato di sorveglianza di Pisa, rimise al giudizio della Corte la questione della legittimità costituzionale di talune misure di sicurezza varate da Alfredo Rocco e mai riviste dal legislatore repubblicano; e, nel frattempo, interpretando la legge esistente in modo liberale («visto e disapplicato l’ordinamento penitenziario» era una formula che caratterizzava alcuni suoi provvedimenti), iniziò a concedere licenze ai condannati alla casa di lavoro (dove questo mancava) perché, anziché oziare in carcere, potessero svolgere un’attività esterna. Per questo si attirò le ire del ministro Gonella, del Procuratore generale Calamari, del Csm, allora monopolizzato da togati e laici di centrodestra, che ne decisero il trasferimento ad altro incarico. Ma, dopo pochi anni, proprio seguendo quella logica e sviluppando quelle innovazioni, sarebbe intervenuta la riforma dell’intero sistema carcerario.

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29 Giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Maltrattamenti, torture e uso improprio delle armi. Una vecchia storia

torturadi Giovanni Palombarini

[Questo articolo è stato pubblicato nel numero 5-6 de Il Ponte (maggio-giugno 2015). Numero speciale interamente dedicato alla giustizia e curato da Livio Pepino]

1. La tortura non esiste. Non esiste come figura di reato nell’ordinamento italiano, nonostante gli impegni solennemente presi in sede internazionale (la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 è stata ratificata dal nostro paese nel 1988). Non esiste, per le autorità di pubblica sicurezza, come tormento inflitto a un arrestato per sadismo o per vendetta o per ottenere una confessione, perché viene nascosta o negata. E nascondendo o negando, l’autore o gli autori dei tormenti si avvalgono di una rete protettiva fatta di sforzi di comprensione, o di indulgenza, o di indifferenza; o, a volte, di una sostanziale solidarietà da parte di chi dovrebbe chiamarli a rispondere dei reati commessi.

Così come non esiste un uso improprio delle armi neppure secondo l’opinione pubblica, visto che l’ideologia dominante, a parole sensibile al rispetto dei diritti della persona, nei casi concreti è portata di volta in volta a privilegiare le ragioni della difesa dell’ordine pubblico ovvero ipotetici stati di necessità in cui vengono a trovarsi coloro che alle armi fanno ricorso.

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