12 Aprile 2015
pubblicato da Il Ponte

La coalizione, il partito, la sinistra

coalizione-socialedi Fabio Vander

Il dibattito intorno allo slogan “Coalizione sociale” di Landini, sembra aver perso lo smalto dei primi giorni e c’è il rischio che si risolva nell’ennesimo fallimento della sinistra italiana o comunque nella realizzazione di un fatto tutto interno alle dinamiche sindacali.

Lo ha ammesso lo stesso Landini, dicendo che manifestazioni come quella di Fiom del 25 ottobre o lo sciopero generale Cgil-Uil, anche se forti, possono riuscire, ma non hanno ormai più incidenza politica reale. Il governo Renzi, come i precedenti, va avanti lo stesso. Donde la necessità di rafforzare il sindacato, con il supporto e il concorso di forze varie che lo integrino, lo sostengano, ne implementino le proposte, ecc.

Il piano di discorso (e quindi la scala di priorità) della sinistra politica mi sembra però altro. Cominciando con l’evitare di ritrovarci con una variante aggiornata del vecchio collateralismo o “cinghia di trasmissione”. Se prima del sindacato verso i partiti della sinistra, oggi della sinistra “sociale” verso un sindacato mal messo. Due debolezze che messe insieme non fanno una forza e una prospettiva.

Continua a leggere →

22 Novembre 2014
pubblicato da Il Ponte

Urgenza della “Costituente”

Costituente della sinistradi Fabio Vander

Su «il manifesto» del 13 novembre Alberto Asor Rosa ha scritto con la consueta lucidità: «un’opposizione sindacal-sociale senza un’opposizione politica è un’opposizione monca, indebolita proprio sul terreno, quello parlamentar-governativo, sul quale nei prossimi mesi accadranno cose decisive (la legge elettorale e, massimo dei massimi, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica)».

Appunto, mentre Renzi avverte le prime difficoltà di fondo, economiche e politiche, è necessario, urgente, che la sinistra si muova. Non basta l’opposizione “sindacal-sociale”, pure indispensabile, occorre osare il passaggio politico. Il passaggio al partito politico della sinistra. Per avere un soggetto che agisce sul piano sociale, di massa e di base e però anche sul piano “parlamentar-governativo”, cioè politico in senso eminente.

Continua a leggere →

16 Luglio 2014
pubblicato da Il Ponte

A nemico che fugge… Vendola e la crisi della sinistra

Vendola e la crisi della sinistradi Fabio Vander

Nichi Vendola ha lasciato filtrare la notizia, ripresa con evidenza da «la Repubblica», di un suo abbandono della scena politica (con relativo trasferimento in Canada) dopo la conclusione del suo secondo mandato di presidente della Puglia.

Era ora ed è un atto dovuto. Lo scriviamo proprio nel numero di luglio del «Ponte». Vendola non può fare altrimenti, dopo il disastro di una Sel ormai disintegratasi, con un partito fuori controllo, preda di pulsioni opportunistiche e dissolventi, con il Gruppo della Camera praticamente scomparso. È l’ora delle responsabilità e l’intero gruppo dirigente di Sel, quello sopravvissuto, deve prendersele.

Potrà esservi futuro per la sinistra italiana solo senza Sel e dopo Sel. Di tempo se ne è perso sin troppo. Almeno dal 2007, quando si è mancata l’occasione per la costruzione di una vera sinistra italiana, autonoma, socialista, organizzata e alternativa al progetto del Pd. Ingrao ce lo disse alla nuova Fiera di Roma giusto nel 2007: «sbrigatevi a fare il nuovo partito della sinistra!». E infatti…

Continua a leggere →

2 Giugno 2014
pubblicato da Il Ponte

Sudditanza e contro

M5Sdi Mario Monforte

[Questo articolo è stato pubblicato sul numero 6 de Il Ponte – giugno 2014]

Elezioni del 25 maggio 2014 (europee, ma di primaria valenza interna al paese, pur nel rapporto con l’Ue, e inoltre estese amministrative): al Pd una messe di voti, verso il 41%; «successo storico» (tutto è ormai detto «storico», quanto meno lo è); Renzi, «commosso e determinato», si presta ai «bagni di folla» e va allo «sblocca Italia»; la Boschi parla di «partito rivoluzionario», beninteso «nelle idee» (ormai discorsi e misure, peraltro piú che discutibili, sono detti «rivoluzionari», nella banalizzazione pubblicitaria dei termini) – e via sciorinando retorica e scempiaggini.

Verso il 41%, sí, ma dei votanti, i quali, in base ai dati (quelli ufficiali), sul complesso degli aventi diritto (49.250.169), sono stati il 58,69% (28.908.004), di cui il 5,30% (1.536.257) ha posto nell’urna schede nulle, bianche, contestate. Il voto valido è stato il 54,39% (27.371.147), mentre il non-voto (astenuti, voti nulli, bianchi, contestati) è stato il 45,61% (21.779.002). Dunque, il Pd di Renzi ha avuto il consenso del 22,19% degli elettori; per l’insieme di M5S, Lega Nord, Lista Tsipras, Fd’I-An, ha votato il 20,06% degli elettori; per Forza Italia, Ncd, Idv e altri, ha votato il 12,14%. Detto questo per la precisione, che ridimensiona la “storicità” del successo di Renzi-Pd, fatto invece apparire come maggioranza totale, o comunque travolgente.

A ogni modo, pur ridimensionato da «rumori e fragori» mediatici, e da sospetti di brogli (che, del resto, non mancano mai, in nessuna tornata elettorale), il successo di Renzi-Pd è innegabile: in cifre assolute, circa 11 milioni di italiani l’hanno votato. Secondo è il M5S, con un po’ meno di 6 milioni di elettori. Terza è Forza Italia, con circa 4 milioni e mezzo di voti. Viene poi la Lega, che ha accresciuto i consensi, benché in maniera pur sempre contenuta, dato il suo “impianto” e il suo tipo di radicamento. Seguono gli altri, con la Lista Tsipras e il Ncd contenti di aver superato lo sbarramento (peraltro piuttosto assurdo, in elezioni del tutto proporzionali), con quelli del Fd’I-An scontenti di non esserci riusciti, ma felici di aver raddoppiato i consensi – e cosí via. Ma l’attenzione va spostata su altro – su tutt’altro.

Continua a leggere →