21 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Franco Zeffirelli, perché per me Firenze non doveva santificarlo

di Tomaso Montanari

[Articolo apparso sul Fatto Quotidiano del 19 giugno]

Il giorno dopo la morte di Franco Corsi, in arte Zeffirelli, amabilmente sfottuto da Ennio Flaiano col soprannome di ‘Scespirelli’, ho seguito con crescente smarrimento l’impennata retorica, che cresceva soprattutto nella mia Firenze. Mentre si profilavano l’esposizione della salma nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il funerale in Duomo, la tumulazione alle Porte Sante e la perdita definitiva del senso della misura che è culminata, su alcuni giornali fiorentini, in paragoni per nulla ironici con Michelangelo, Machiavelli, Galileo e gli altri forti che dormono in Santa Croce, ho pensato che fosse non solo legittimo, ma perfino doveroso, buttare nell’enorme calderone di melassa un atomo di contravveleno.
Pochi caratteri di scettico ridimensionamento, di fronte ad una foliazione dei giornali locali che non si sarebbe raggiunta neanche fosse morto di nuovo Dante in persona. Eccoli:
«Si può dire che il #maestro Scespirelli era un insopportabile mediocre, al cinema inguardabile? E che fanno senso gli alti lai della Firenzina, genuflessa in lutto o in orbace, ai piedi suoi e dell’orrenda Oriana? Dio l’abbia in gloria, con Portesante e quel che ne consegue. Amen».

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