14 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Dante mirando Pisa in gran dispitto

Dante mirando Pisa in gran dispittodi Luca Baiada

S’è voluto far tutto nel suo nome, in un bel maggio pisano. Ma del Tosco, in fondo, non s’è parlato abbastanza. E lui, per noi, non l’hanno fatto parlar punto.

Dante prima, con la D di un colore e le altre lettere di un altro. Questo, col gioco d’effetto, il titolo di quattro giorni di cose d’arte e cultura, nella città che lui bollò come vituperio de le genti. Dante, ma in anteprima, perché l’obiettivo era un anticipo delle celebrazioni del 2021: settecento anni dalla morte. Promotori, oltre agli enti locali, i principali istituti culturali pisani, e sono fra i più prestigiosi.

Purtroppo l’insieme è stato deboluccio, e non solo per via del bel tempo che invitava a godersi il tremolar de la marina.

Le lezioni monografiche, va detto, erano dottissime come i relatori. Ma aleggiava un senso di augusta polvere, di canterale, di distanza incolmabile. Via, animo, trasgredire! Il fiorentino osò in volgare quando i dotti scrivevano in latino, e i dodda biascicavano il latinorum. E che volgare: culo, merda, trullare, puttana, bordello. A parlar così, gli accademici che hanno discettato a Palazzo Gambacorti (Dante e la lingua italiana) e a Palazzo Blu (La Chiesa e Dante), splendide sedi sul Lungarno, è difficile figurarseli.

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19 febbraio 2016
pubblicato da Il Ponte

Il labirinto del silenzio: memoria senza i titoli di coda

Il labirinto del silenziodi Luca Baiada

Arriva con un po’ di ritardo, nelle sale italiane, Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli. È dedicato ai processi di Francoforte, celebrati a partire dal 1963, poco dopo il processo Eichmann di Gerusalemme. Anche a Francoforte furono giudicati criminali nazisti, e si giunse a condanne severe, a condanne miti e a qualche assoluzione.

Nel film, un giovane pubblico ministero è sconvolto dall’emergere della verità sui Lager, in particolare su Auschwitz, e dalle dimensioni della rete di complicità morale e di indifferenza, anche nel suo ambiente di lavoro. Superando incertezze e diffidenze, osteggiato da alcuni colleghi, sostenuto da altri, riuscirà a far celebrare un dibattimento di importanza eccezionale. Dalle pieghe della ricostruzione processuale emergeranno fatti e sentimenti inattesi, si apriranno crepe sconcertanti.

La cifra interessante del film sta proprio nello sguardo sul passato e sul presente, attraverso l’indagine sul vissuto unita al vissuto dell’indagine. È una chiave di lettura che arricchisce il discorso: forse la memoria del processo, con la messa in chiaro dell’attività investigativa, è una buona strada per le narrazioni dei nati dopo, un utensile contro l’oblio.

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