24 dicembre 2017
pubblicato da Rino Genovese

Lettera aperta a Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersanidi Rino Genovese

Caro Bersani, desidero anzitutto esprimerle una simpatia personale che non data da ora ma da quella volta, diversi anni fa, in cui la vidi dormicchiare di primo mattino su un trenaccio scalcagnato tra Piacenza e Bologna: autentico socialdemocratico emiliano che si recava al suo ufficio di modernizzatore, non così “omologato” da smarrire le proprie radici popolari, anzi in visibile controtendenza rispetto al presunto genocidio culturale che un apocalittico come Pasolini aveva considerato inevitabile perfino nella regione rossa per eccellenza. Anche con il suo pittoresco linguaggio (da ultimo, “la mucca nel corridoio” per indicare la crescente minaccia dell’estrema destra), lei appare un erede di quella cultura antropologica entro cui ebbe a formarsi la tradizione socialista italiana.

Io dunque mi accingo a votare per la lista messa insieme da lei e da altri. Sono stato un tifoso della scissione del suo gruppo, costituito da alcuni valenti giovani come Speranza e D’Attorre, dal Pd renziano. Tuttavia la mia previsione è che non andrete al di là di quello che oggi vi assegnano i sondaggi, semmai qualcosa al di qua, per la semplice ragione che – nonostante la scelta di Grasso come leader – siete percepiti nel paese come un ceto politico bollito.

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17 novembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Il vuoto della politica

Giuliano Pisapiadi Paolo Bagnoli

Dopo la direzione del Pd è ancora più chiaro quello che nemmeno prima appariva scuro. Si riteneva, non a torto, che il risultato delle elezioni siciliane determinasse qualcosa di nuovo nei rapporti tra tutti coloro che dicono di volere la costituzione di un centrosinistra – di cosa, poi, politicamente si tratti è tutto da vedere –, ma la situazione è rimasta al palo. Si è mossa solo la schermaglia del politichese, di una bassa furberia. Insomma, uno spettacolo penoso. Se si trattasse di una compagnia di spettacolo, il ruolo di capo comico – anche se c’è ben poco da ridere – spetterebbe a Matteo Renzi che da tempo ha fatto capire di non volere alleanze. Figuriamoci poi se queste dovessero implicare la rimessa in discussione della sua figura e dei risultati del governo da lui presieduto! Renzi non vuole intese strategiche, ma nemmeno Pierluigi Bersani e il suo movimento, che pur dichiarano il contrario e si ostinano a sostenere che l’intesa si può fare a patto che ci sia discontinuità con Renzi. Ognuna delle parti vuole poter dichiarare l’altra colpevole della sconfitta. Nel mezzo c’è il “signor tentenna”, Giuliano Pisapia, i cosiddetti movimenti che, non considerati interlocutori da nessuno, non avrebbero voce nella spartizione dei seggi e i due presidenti delle Camere che, fino a quando ricoprono quei ruoli, forse farebbero bene a stare fuori dall’inconcludente contingenza. A ciascuno dei due un seggio e un ruolo, alla fine, sarà sicuramente riservato. Per quanto riguarda l’ala sinistra di tutto lo schieramento, il dato ideologico vero ci sembra essere il confusionismo.

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