2 Aprile 2016
pubblicato da Il Ponte

Guerra terrorismo e diritti umani. La nascita dello Stato islamico

terrorismodi Ferdinando Imposimato

Negli ultimi decenni un governo mondiale invisibile, ma reale e concreto, muove le fila dei governi nazionali, dei centri di potere economico e militare, e, con media subalterni, alimenta il terrorismo. E lo fa per giustificare nuove guerre per un nuovo ordine planetario contro Stati detentori di risorse energetiche, per stravolgere le costituzioni e giustificare interventi militari di grandi potenze in aree strategiche del pianeta. Emblematica è stata la guerra all’Iraq del 2003 di Usa, Gran Bretagna e Francia: non fu guerra contro il terrorismo di Saddam Hussein, ma di conquista. Non fu effetto dell’11 settembre 2001 in quanto fu decisa prima dell’attacco alle torri gemelle. Ed è stata proprio quella guerra la causa della crisi e del dilagare del terrorismo nel mondo1.

L’attacco all’Iraq per una lotta al terrorismo fu smentito dopo decenni sia dall’ex presidente George Bush sia da Tony Blair, che hanno ammesso «l’errore». Il 2 dicembre 2008, Bush, in un’intervista alla rete tv ABC, ammise l’errore della guerra all’Iraq, «viziata da informazioni di servizi di intelligence infondate» sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq.

Oggi sappiamo con certezza che sono stati ammazzati in Iraq più di un milione di civili, è stato bruciato più di un trilione di dollari e la crisi economica che sconvolge il mondo intero è la tragica conseguenza di una guerra ingiusta spacciata per lotta al terrorismo. In Iraq non c’erano armi di distruzione di massa.

Continua a leggere →

12 Giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

«La legittimità democratica» di Pierre Rosanvallon

di Rino Genovese

[È da poco in libreria, per la collana “La critica sociale” dell’editore Rosenberg&Sellier, il volume La legittimità democratica di Pierre Rosanvallon. Riproduciamo la postfazione di Rino Genovese]

Pierre RosanvallonA leggere questo libro di Pierre Rosanvallon, come gli altri recenti e meno recenti della sua vasta e perfino un po’ ridondante produzione, si tocca con mano come il periodo che stiamo vivendo sia segnato da una metamorfosi della democrazia. Si tratta di un mutamento storico che non può non riflettersi nella teoria: qualcosa di paragonabile, con tutte le differenze del caso, a ciò che avvenne nel corso dell’Ottocento. A quel tempo, sotto la pressione di un liberalismo conservatore che mirava a limitare il diritto di voto da una parte, e del socialismo dall’altra, che al contrario spingeva verso una democrazia non soltanto politica ma sostanziale, il modello che finì con l’affermarsi fu quello della democrazia rappresentativa basata sul suffragio universale e su un grado crescente di inclusione sociale. Una forma ibrida, nota anche sotto il nome di «democrazia liberale», ossimoro in cui si trovano riuniti insieme i principi fondamentali del liberalismo politico (come la concezione dello Stato di diritto o la separazione dei poteri) e quelli della sovranità popolare e del suffragio universale in quanto aspetti propriamente democratici. In questo quadro erano destinati a rimanere irrisolti i rapporti tra la democrazia e il liberalismo economico, che da una trentina d’anni a questa parte, com’è noto, ha ripreso prepotentemente vigore arrivando a mettere in crisi la stessa concezione dello Stato sociale (o Stato-provvidenza nell’uso terminologico francese), in cui a lungo era sembrato esprimersi il contenuto economico più autentico della democrazia e attraverso cui, a partire dalla ridistribuzione del reddito, si era giunti a prospettare una vera e propria ridistribuzione del potere a favore dei più svantaggiati. Ciò del resto era considerato non il risultato di una pura e semplice azione di governo dall’alto, ma il frutto del coordinarsi di questa con la spinta proveniente dal conflitto sociale dispiegato dal basso. Una visione dinamica della democrazia, la cui legittimità si radicava nello stesso processo di transizione da essa implicato, che nei paesi europei occidentali la rendeva gradita a larghe masse di popolo organizzate dai partiti di sinistra – il che appare oggi un lontano ricordo. Procede da qui la necessità della ricerca di un aggiornamento non di semplice facciata: come riqualificare una democrazia che ha perso gran parte della sua carica di trasformazione sociale e ha generato sentimenti di sfiducia diffusa?

Continua a leggere →