4 Giugno 2014
pubblicato da Il Ponte

Chiodo scaccia chiodo

morire democristianidi Marcello Rossi

[Questo articolo è stato pubblicato sul numero 6 de Il Ponte – giugno 2014]

Durante la Prima repubblica, di fronte ai continui successi della Democrazia cristiana, avevamo coniato uno slogan: «Non vogliamo morire democristiani!». Di fatto, però, questa nostra speranza rimase sempre inascoltata e, se non fosse intervenuta l’azione del pool di Mani pulite, forse saremmo ancora qui a cantare la stessa canzone. Ma l’effetto di Mani pulite, purtroppo, fu quello di far subentrare alla Balena bianca Berlusconi, e allora, pur avendo preso atto che non saremmo morti democristiani, dovemmo rispolverare un vecchio adagio che era di moda nel Regno d’Italia alla fine dell’Ottocento: «si stava meglio quando si stava peggio», che è come dire, per usare un altro adagio, «dalla padella nella brace». E in questa brace per venti lunghi anni si sono bruciate le poche cose buone che la Prima repubblica aveva realizzato e le molte speranze che la Resistenza prima e la Costituzione poi avevano suscitato.

Come sia finito Berlusconi, o come stia per finire, è sotto gli occhi di tutti e non mi sembra di buon gusto affondare il bisturi nella piaga. Gli italiani, che purtroppo hanno sempre amato affidarsi a un “ghe pense mi”, dopo vent’anni gli hanno chiesto il conto, come lo chiesero già, in condizioni molto piú tragiche, all’uomo della provvidenza.

Certo, a proposito di Mussolini, altri tempi e altre tensioni, ma è ancora di grande effetto – almeno per me – rileggere le parole di Calamandrei che commentavano la fine del dittatore annunciata da un giornale-radio: «Alla fine della trasmissione c’è qualche attimo di silenzio, di desolato e vuoto silenzio: non un commento, non una esclamazione di giubilo, non un’imprecazione. Da vent’anni questa fine fatale si prevedeva, si attendeva, si invocava: ora che la conclusione arriva, inesorabile come la morale di un orribile apologo, ci ritroviamo, invece che consolati, umiliati dal disgusto e dalla vergogna. Ecco, era tutto qui: un ventennio di spaventose apocalissi concluso in questo mucchio di stracci insanguinati. E noi che non abbiamo saputo impedirlo: e noi che abbiamo aspettato vent’anni a tirar questi conti cosí semplici».

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23 Aprile 2014
pubblicato da Il Ponte

Fosse Ardeatine, guerra psicologica dal 1944

fosse ardeatinedi Luca Baiada

[Questo articolo è stato pubblicato sul numero 4 de Il Ponte – aprile 2014]

La casa nasconde ma non ruba, si dice. Dev’essere così anche per gli archivi. Il 24 marzo 1944, a Roma, alle Fosse Ardeatine furono massacrate almeno 335 persone[1]. Secondo una diceria, dopo l’attacco partigiano, quello del giorno precedente in via Rasella, e prima della strage, un comunicato aveva invitato i partigiani a consegnarsi ai tedeschi, per evitare il massacro. Questa leggenda è stata demistificata dai migliori studi e dichiarata falsa dalle sentenze[2].

È difficile stabilirne l’esatta origine, ma più fonti indicano una riunione dei fascisti romani, le loro iniziative e il federale Pizzirani. Vale la pena vedere il cinegiornale d’epoca che mostra questo gerarca al Teatro Adriano, insieme a un generale tedesco. Dalle carte del Partito fascista repubblicano a Roma è impossibile saperne di più: furono distrutte o perdute[3]. Però in un archivio c’è un documento, di cui era nota l’esistenza, ma per tracce confuse. Si tratta di questo:

PARTIGIANI VIGLIACCHI E ASSASSINI! ROMANI! In seguito al vile attentato costato la vita a 32 camerati germanici nel pomeriggio del 24 marzo scorso, la giusta e doverosa rappresaglia del Comando di Piazza dell’Esercito Tedesco ha visto la fucilazione di 320 comunisti badogliani detenuti nelle carceri perché condannati a morte per atti di terrorismo e sabotaggio. Ma i banditi comunisti dei gap avrebbero potuto evitare questa rappresaglia, pur prevista dalle leggi di guerra, se si fossero presentati alle autorità germaniche che avevano proclamato, via radio e con manifesti su tutti i muri di Roma, che la fucilazione degli ostaggi non sarebbe avvenuta se i colpevoli si fossero presentati per la giusta punizione. Questa è l’ennesima riprova della vigliaccheria di chi trama contro la Patria Italia al soldo dello straniero e del bolscevismo. Romani, sappiate giudicare! I FASCISTI REPUBBLICANI DELL’URBE[4].

Occupa circa metà di un foglio formato A4, quindi è verosimilmente un volantino, ma forse poteva anche essere affisso. È senza data.

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