9 Luglio 2014
pubblicato da Rino Genovese

I due volti di Renzi

due volti di Renzidi Rino Genovese

Ci sono due Renzi, uno europeo e uno italiano. Se il primo – bisogna riconoscerlo – si muove con un dinamismo sconosciuto alle cariatidi del socialismo europeo al punto da essere diventato il leader della sinistra che vuole, se non altro, maggiore flessibilità nei vincoli imposti dal patto di stabilità, il secondo mostra il volto di un berlusconismo sotto la specie del Pd, con una capacità di manovra che, agitando il bastone e la carota, riduce a pura testimonianza la volontà di “fronda” di una parte dei suoi stessi gruppi parlamentari, specialmente al Senato. Certo, la partita che si gioca intorno alla sostanziale abolizione della Camera alta è lungi dall’essere conclusa. E continuo a pensare che ci saranno delle sorprese in aula, nonostante Renzi in commissione si sia assicurato un’ampia maggioranza perfezionando l’accordo con il partito berlusconiano. Ma le sorprese verranno più da una comprensibile scarsa volontà, da parte dei senatori, di fare la fine dei capponi che s’infilano nel forno da soli che da una capacità di resistenza organizzata. La minoranza del Pd, rinunciando a essere una corrente e presentandosi come un insieme di personalità risentite (i Letta, i Bersani, i D’Alema), ha di fatto lasciato il dissenso nelle mani dei Chiti e dei Mineo, che conducono una battaglia rispettabile ma a titolo personale.

Ma come? verrebbe da dire: non c’è oggi nel Pd renziano un’opposizione che sappia levarsi per dire che si può benissimo tagliare il numero complessivo dei parlamentari senza manomettere un impianto costituzionale diffamato come “bicameralismo perfetto” quando è invece semplicemente quello di una repubblica parlamentare? La “stranezza” di una camera che fa lo stesso lavoro dell’altra non è affatto tale: bisogna insistere su questo punto, a dispetto di un’opinione oggi corrente. In una repubblica in cui le maggioranze si formano nelle aule parlamentari – e non sulla base di una presunta sovranità popolare che si eserciterebbe nelle forme di un “direttismo” di marca bonapartista, o almeno presidenzialista –, in una repubblica siffatta, il doppio lavoro delle camere è garanzia per il cittadino che le leggi non siano votate assecondando umori passeggeri o interessi parziali, ma sulle più solide fondamenta di maggioranze nei due rami del parlamento e mediante un esame attento delle proposte di legge.

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