14 novembre 2018
pubblicato da Lanfranco Binni

Liberi tutti

No-Tavdi Lanfranco Binni

E la Nato? E il ruolo geopolitico dell’Italia? È la questione centrale, l’unico vero contesto in atto di quanto sta accadendo nel nostro paese. Perché il governo trumpiano degli Stati Uniti, rafforzato dalle elezioni di medio termine, riserva all’Italia un ruolo di partner privilegiato, per esempio evitandole le limitazioni delle sanzioni commerciali all’Iran nei prossimi sei mesi? E perché il governo giallo-verde aderisce senza condizioni a una linea di subalternità servile nei confronti delle politiche di guerra degli Stati Uniti nei confronti della Russia, dell’Iran e della Cina, su una linea di “sovranismo” senza sovranità? Perché il Movimento 5 Stelle, che prima delle elezioni politiche del 4 marzo aveva sostenuto le lotte del movimento No Tap contro il gasdotto pugliese (fossili e affini), alternativa statunitense strategico-militare ed economica al gasdotto settentrionale dalla Russia all’Europa, per poi aderire senza condizioni ai diktat trumpiani? Perché, dopo aver sostenuto le lotte del movimento No Muos in Sicilia, oggi aderisce senza condizioni ai piani strategici della Nato? I termini della questione del Muos sono stati chiariti, come al solito, da Manlio Dinucci («il manifesto», 6 novembre):

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24 maggio 2015
pubblicato da Rino Genovese

Gli errori di Guido

di Rino Genovese

guido-mazzoniL’errore di Guido Mazzoni, per i numerosi apologeti della modernità occidentale e della democrazia liberale, sarà quello di dichiararsi a disagio, come scrive nella frase finale del suo libro (I destini generali, Roma-Bari, Laterza, 2015), oppresso da uno stato d’animo melanconico circa le sorti del mondo. Va invece a suo merito, ai miei occhi, proprio l’ambivalenza nevrotica nei confronti dell’esistente assunto come intollerabile nel momento stesso in cui ne stabilisce l’invincibilità. La parte di pianeta oggi relativamente al riparo dalle guerre a base etnica o religiosa, non priva di livelli di benessere ancora elevati, ha come risvolto rapporti di classe mondiali di tipo neo-ottocentesco: così giustamente li definisce l’autore, è questo uno dei suoi rovelli. Sono allora altri gli errori di Guido, per me in forma schematica i seguenti:

1) egli fonda il suo pessimismo su una visione per nulla originale della realtà contemporanea, che ha il suo punto di riferimento nell’analisi di Pasolini riguardo alla “mutazione antropologica” (cui era associata quella sulla “omologazione culturale” indotta dai consumi di massa) adeguata – se anche lo era – a un mondo perfettamente integrato nella sua divisione in blocchi, in cui la cultura occidentale la faceva da padrona nella versione occidentale liberaldemocratica come in quella marxista sovietica, ma non a un mondo come quello odierno caratterizzato dall’esplosione caotica delle culture particolari (con la forma di vita occidentale moderna ridotta a una cultura tra altre, cosa che era in fondo fin dall’inizio nonostante le pretese universalistiche); si pensi, per fare un esempio, al documentario pasoliniano Le mura di Sana’a, in cui sembrava che l’antico Yemen dovesse scomparire di lì a poco sotto l’avanzare dell’omologazione e in virtù di uno sviluppo dissennato, laddove oggi è distrutto da una guerra di tipo confessionale, prolungamento di uno scontro regionale più ampio tra sciiti e sunniti; sarebbe sufficiente riflettere su una situazione neotradizionale del genere per archiviare i concetti pasoliniani e iniziare a ragionare, piuttosto, sulla ibridazione culturale in cui sono presi tanto l’Occidente quanto le culture “altre”;

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