6 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Ricordo di Ada Rossi

Lotte Dann Trevesdi Lotte Dann Treves

[Lotte Dann Treves è mancata la sera del 31 luglio. Pubblicare questo ricordo inedito, raccolto da Andrea Ricciardi e letto durante la presentazione di un libro su Ada Rossi a Roma nel febbraio 2017, è un ottimo modo per ricordare la vedova di Paolo Treves, una donna davvero speciale]

Devo premettere che non ho incontrato Ernesto Rossi che una sola volta e per pochi minuti. Ada, invece, l’ho conosciuta attraverso la più amica delle mie amiche, la carissima e indimenticabile Cetta Cifarelli, recentemente scomparsa, che mi raccontava come lei e Ada si fossero prese cura con grande coraggio e, talvolta, perfino con audacia dei vecchi antifascisti quando Michele ed Ernesto, per effetto delle persecuzioni e delle vessazioni dei fascisti, non erano più in grado di organizzare e governare la propria esistenza. Io ascoltavo i racconti con ammirazione. Ma ho incontrato Ada solo dopo la morte del marito, quando l’abbiamo accompagnata alla Clinica chirurgica del Policlinico, dove lui era stato operato ed era morto, per ritirare alcune cose rimaste là. L’intesa è stata immediata e non è mai venuta meno. Ada raccontava con sobria obiettività e spesso con umorismo della sua difficile vita, del lungo confino e della lunghissima separazione dal marito, col quale credo abbia davvero convissuto solo dopo la fine del fascismo. Mai quei racconti avevano il minimo “sottotono” di lamento o volevano suscitare compassione, anche se era ovvio che c’era stata molta sofferenza e grande fatica in quei viaggi, quando le veniva concesso il permesso di andare a far visita al marito in carcere, sempre sotto rigorosa sorveglianza e come il bacio che era ammesso, quando era ammesso, serviva spesso per passare da bocca a bocca un minuscolo foglietto con le ultime informazioni e istruzioni.

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