6 ottobre 2018
pubblicato da Il Ponte

Il razzismo fascista e Chagall

Chagalldi Domenico Massano

Il razzismo fascista, dopo essersi insinuato progressivamente nella società italiana, esplose in tutta la sua virulenza nel 1938. In quell’anno, nonostante l’ideologia del razzismo italiano fosse ancora in costruzione, il regime già la esibiva da una vetrina sfavillante: quella di un nuovo quindicinale, «La difesa della razza». Il periodico fu pubblicato per la prima volta il 5 agosto 1938, poche settimane dopo la diffusione a mezzo stampa del documento sottoscritto da 10 “scienziati” fascisti comunemente noto come il Manifesto della razza. La stretta continuità tra il Manifesto e «La difesa della razza» era rilevabile già dall’editoriale del primo numero, scritto dal direttore Telesio Interlandi, in cui si affermava: «Questa rivista nasce al momento giusto. La prima fase della polemica razzista è chiusa, la scienza si è pronunciata, il Regime ha proclamato l’urgenza del problema». L’antropologo fascista Lido Cipriani, firmatario del Manifesto e redattore della rivista, in quei giorni ne spiegava nei seguenti termini la funzione al ministro della Cultura popolare Dino Alfieri: «Per agire sulle masse italiane in senso razzista occorrerà ricorrere a mezzi molto elementari, che parlino anche agli intellettuali più semplici, colpendone la fantasia e possibilmente il cuore».

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