21 Maggio 2019
pubblicato da Il Ponte

La Repubblica non difenda i crimini nazisti

A-Famous-Cause-Honore-Daumierdi Luca Baiada

La possibilità di azioni giudiziarie contro la Germania davanti all’autorità giudiziaria italiana, per il risarcimento di stragi e deportazioni, è una certezza, specialmente dopo il caso Ferrinii e dopo le sentenze di Cassazione del 2008, in sede civile e penaleii. Ma nei processi civili di questo tipo, negli ultimi anni, è intervenuta l’Avvocatura dello Stato, per la presidenza del Consiglio o per il ministero degli Esteri, chiedendo il rigetto della domanda. Insomma, si è trattato di interventi contro gli interessi dei familiari delle vittime: di fatto, una difesa d’ufficio di Berlino a spese del contribuente.

Questi casi hanno ricevuto qualche commento da parte dell’informazione e della dottrinaiii; nel 2018 ci sono state anche prese di posizione a un’inaugurazione dell’anno giudiziarioiv.

L’epoca d’inizio dell’attivazione dell’Avvocatura sembra individuabile approssimativamente, considerando una dichiarazione del ministro Angelino Alfano e i dati ricavabili da alcuni processi (per esempio a Roma, Firenze, Ascoli Piceno, Como), in un periodo compreso fra il 2008 e il 2016. Proprio nel 2008, l’anno delle prime avvisaglie di crisi anche in Europa, si segnalano appunto le sentenze della Cassazione e a novembre, a Trieste, il vertice italo-tedesco Berlusconi-Merkel. Viene voglia di saperne di più.

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29 Marzo 2019
pubblicato da Il Ponte

Ordine giudiziario e indipendenza della Magistratura nella lezione di Piero Calamandrei

Calamandreidi Massimo Jasonni

Piero Calamandrei coglie da subito, già nei primi sviluppi scientifici delle sue ricerche giuridiche, l’importanza costituzionale del tema dell’indipendenza della magistratura. Poco più che trentenne ne parla, come oggetto specifico del suo ruolo di docente di Diritto giudiziario a Siena, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Ed è un preludio dell’Elogio dei giudici scritto da un avvocato[1]:

Questi magistrati che sono la voce vivente della legge e la incarnata permanente riaffermazione della autorità dello Stato, si accorgono che lo Stato agisce talora come se fosse il loro più aperto nemico: sentono che se vogliono seguitare a rendere giustizia, devono farlo, più che in nome dello Stato, a dispetto dello Stato, il quale […] fa di tutto per neutralizzare, per corrompere, per screditare […] l’opera loro. Tra Magistrati e Ministro della Giustizia si respira da un pezzo in qua un’atmosfera di reciproca ostilità, di mutuo sospetto […]. Essa sola, la magistratura, continua a battersi quotidianamente per la legalità, simile a un eroico esercito di veterani fedeli, che mentre nel paese le congiure politiche depongono il vecchio sovrano, continuano lungo il confine, fronte al nemico, ad immolarsi in nome di un re che più non regna[2].

Siamo nel 1921 e, per la precisione, al 13 novembre, un anno prima della marcia su Roma. Il tono risente di una chiara impronta idealistica, ma per rimanere ben adesivo al cuore pulsante della tripartizione montesquieuiana dei poteri.

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2 Marzo 2019
pubblicato da Il Ponte

Appello di giuristi per il rispetto dei diritti fondamentali di tutti gli individui

DirittiLa Costituzione italiana, nel riconoscere i diritti inviolabili delle persone (art. 2) e la loro eguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3), stabilisce che l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale consuetudinario (art. 10). Tra queste vi è il divieto di respingimento di una persona verso un paese dove sussista un serio rischio di essere sottoposti a tortura o a trattamenti inumani o degradanti.

La persona umana, in quanto tale, è protetta dalle convenzioni internazionali che obbligano al salvataggio in mare, come quelle per la salvaguardia della vita umana in mare (Solas-Safety of Life at Sea, Londra, 1974), sulla ricerca e il salvataggio marittimo (Sar-International Convention on Maritime Search and Rescue, Amburgo, 1979) e sul diritto del mare (Unclos-United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 1982). In particolare, la Convenzione Sar reca un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare e il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro.

Con particolare riferimento ai rifugiati, la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati va applicata senza discriminazioni quanto alla razza, alla religione o al paese d’origine (art. 3). Essa vieta l’espulsione o il respingimento, in qualsiasi modo, di un rifugiato «verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche» (art. 33).

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9 Novembre 2018
pubblicato da Il Ponte

Ancora sul progetto di abolizione della prescrizione penale

Prescrizionedi Massimo Jasonni

Già abbiamo avuto occasione di scrivere, sulle pagine di questa rivista telematica, in merito al progetto pentastellato di riforma dell’istituto della prescrizione.

La prescrizione, quale rinuncia dello Stato alla potestà di pretendere e di eseguire una punizione penale, ha origini antiche, per poi rispondere a una definitiva conquista della modernità europea. Calamandrei ne colse l’essenza nel dire della dote principale del giudice, l’umiltà, come coscienza dell’insufficienza dello strumento giuridico e come opportunità di fissare legislativamente modalità e termini al corso della giustizia. Per intenderci: l’Etica e la Storia hanno la memoria lunga, non possono dimenticare; viceversa, l’esperienza del diritto risulta tanto più valida ed efficace, quanto più sa di essere, come la vita dell’uomo, a termine. Non a caso alle spalle delle procedure penali depauperate da confini cronologici stanno o il dogmatismo inquisitorio di matrice controriformistica, o un assolutismo statalistico che, nelle forme dell’imperialismo e del nazionalismo, fu nemico del pensiero di Cesare Beccaria e dello Stato democratico di diritto, che ne venne.

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17 Maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Debito tedesco e riparazionismo: un convegno, tante domande

di Luca Baiada

Il convegno della «Fondazione per la critica sociale», La Germania deve pagare per stragi e deportazioni: la memoria spesata non è risarcimento, ha visto una partecipazione così intensa e qualificata che va dato conto subito di qualcosa, anche sommariamente.

Netto, il messaggio di Giuseppe Tesauro: «Carissimi amici, purtroppo non posso essere con voi in questa importante occasione, in quanto da tempo vincolato a un altro impegno. Sapete bene, tuttavia, quanto sono vicino ai vostri problemi e all’ingiustizia di negarvi, ancora oggi, la pienezza di un vostro sacrosanto diritto. Vi auguro un buon lavoro». Il presidente emerito della Corte costituzionale ha dato disponibilità per altre iniziative.

Significative le prese di posizione, per iscritto o di persona, di familiari delle vittime. Nelle loro parole, sulle iniziative memoriali riparazioniste e specialmente sull’Atlante delle stragi, ricorre l’espressione «piatto di lenticchie».

Nel posto giusto – Roma, Museo storico della Liberazione, ex carcere delle SS – i temi sono stati affrontati col massimo sforzo di chiarezza. Proposito dichiarato: porre meglio certe domande, più che trovare risposte di maniera. Proprio così, seguendo le domande, ripropongo i punti principali.

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10 Maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Un atto di resistenza personale nel ricordo di Piero

Calamandrei-Pancrazi-Russodi Gianpiero Ballotti

Chi ha conosciuto Piero Calamandrei non può che benedire il proprio destino. Nella seconda metà degli anni cinquanta del Novecento, a Firenze, in via Laura, ci insegnava il diritto processuale civile e insieme – ma dovrei dire soprattutto – ci parlava delle opere e i giorni e del passato, del presente e del futuro della nostra Italia.

Era un signore sui sessanta, alto, elegante, con un accento fiorentino molto accentuato e molto simpatico che non faceva nulla per nascondere, anzi talvolta esibiva. Si capiva subito che era un gran parlatore, uno che sapeva non solo tenere desta l’attenzione dicendo cose interessanti, ma anche guadagnarsi la simpatia degli astanti con aneddoti e battute, pronunciati nei tempi giusti. Esercitava alla perfezione l’arte difficile dell’ironia, cosa nuova alla facoltà di giurisprudenza dove si era abituati a oratori meno brillanti, più paludati.

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13 Ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Cosa fa il Consiglio Superiore della Magistratura?

John Woodcockdi Ferdinando Imposimato

Secondo un apice del Csm, i giudici non possono andare in tv. Davigo non può parlare della corruzione che costa all’Italia 70 miliardi l’anno. Altri 150 miliardi si volatilizzano per esportazione di capitali ed evasione, mentre i governi violano per inerzia la convenzione europea contro la corruzione. I soldi servirebbero a operai, docenti, forze dell’ordine, pensionati.

Il governo Renzi ha creato un’inutile autorità anticorruzione che non serve. Basterebbe attuare la Convenzione eliminando la prescrizione, l’amnistia per i corrotti e stabilendo pene adeguate. Oggi le pene sono ridicole rispetto ai furti. Qualche esempio: la corruzione in atti d’ufficio (art. 318) è punita fino a tre anni; per il furto con destrezza aggravato (art. 624 bis) la pena è da 3 a 10 anni. L’effetto: la corruzione si prescrive sempre, il furto mai. I ladri vanno in galera, i corrotti restano fuori.

Berlusconi ridusse la pena per il falso in bilancio, strumentale alla corruzione. Il Csm farebbe bene a denunziare tali storture chiedendo di attuare le riforme delle Commissioni Pagliaro e Nordio che invece giacciono al ministero della Giustizia perché non convengono né alla destra, né alla sinistra, né al centro.

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18 Giugno 2017
pubblicato da Il Ponte

Lo sfascio del processo penale

processo penaledi Massimo Jasonni

Si parla di approvazione, e tanto in effetti vi è stato alla Camera, della riforma del processo penale. In verità, manca una riforma effettiva, nel senso proprio e caratteristico del termine, e, quel che è peggio, manca una visione globale del processo penale. Più semplicemente questo nostro disgraziato mondo politico è ricorso al solito metro di «un colpo al cerchio e uno alla botte», inseguendo la pancia degli elettori. Da un lato, appaiono aggravate le pene per taluni reati; dall’altro, vi sono sconti di pena per alleggerire la prospettiva del carcere. Ma il tutto in assenza di un disegno legislativo complessivo e con “privilegio” offerto a taluni reati contro il patrimonio – il furto in abitazione e la rapina semplice, per esempio –, rispetto ad altri, senza alcun supporto o motivazione di ordine culturale. Cosicché quando il presidente del Consiglio ha affermato che «ora vi è più equilibrio e più garanzia nelle procedure, e pene severe per i reati più odiosi», non si è capito su quali basi fondasse l’idea dell’odiosità di un reato e quale concetto avesse dell’equilibrio nei rapporti sociali. Perché fossero più ripugnanti quei reati, rispetto ad altri, forse è dipeso dalla crescente attenzione di Paolo Gentiloni per l’elettorato leghista. Anche sotto questo profilo la sedicente riforma si allinea al buio che ha già caratterizzato la modifica dell’istituto della legittima difesa.

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6 Maggio 2017
pubblicato da Il Ponte

Illegittima difesa

Illegittima difesadi Massimo Jasonni

La riforma dell’istituto della legittima difesa, approvata alla Camera dei deputati e rimessa al vaglio del Senato, ci esporrà alla derisione della comunità internazionale per la sua vergognosa inconsistenza penalistica. La nuova fattispecie appare, già a prima vista, inapplicabile e suscettibile di vari rilievi di ordine costituzionale: oltre a tutto questo, essa stravolge, come se niente fosse, un percorso plurisecolare di civiltà.

L’idea della possibile giustificazione dell’autodifesa è antica: risale ai primordi della latinitas, per poi trovare conforto nella lezione dei grandi giureconsulti romani che le attribuirono fondamento giuridico sistematico nella naturalis ratio, in certi casi, e, in altri casi, nel principio dell’universale riconoscimento1. Cicerone interviene da par suo sul punto, aprendo a orizzonti stoici:

Est haec non scripta, sed nata lex, quam non didicimus, accepimus, legimus, verum ex natura ipsa arripuimus, hausimus, expressimus, ad quam non docti, sed facti non instituti, sed imbuti sumus; ut si vita nostra in aliquas insidias, si in vim et tela aut latronum aut inimicorum incidisset, omnis honesta ratio esset expediendae salutis2.

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12 Maggio 2016
pubblicato da Il Ponte

L’attacco a Piercamillo Davigo e l’indipendenza della magistratura

Piercamillo Davigodi Ferdinando Imposimato

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, moderato illuminato, ha messo il dito sulla piaga purulenta che da anni affligge l’Italia e alimenta le gravi ingiustizie sociali a scapito di lavoratori, giovani, disoccupati, insegnanti e pensionati: la corruzione politica, che è causa dell’espansione della criminalità organizzata di stampo mafioso e del degrado della vita civile. L’Italia è al 72° posto (su 182 paesi) nella lotta alla corruzione, insieme al Ghana e alla Macedonia e prima della Bulgaria. La corruzione pubblica e privata costa ai cittadini 70 miliardi di euro all’anno, con una tendenza all’aumento. Anziché dare piena attuazione alla convenzione di Strasburgo contro la corruzione del 27 gennaio 1999, ratificata dall’Italia, la legge Severino del novembre 2012 ridusse le pene per la concussione fraudolenta, facendo prescrivere decine di processi contro i grandi ladri di Stato.

Il succo della denunzia di Davigo è chiaro. Occorre non solo correggere la ex Cirielli, la legge mannaia dei processi di corruzione varata da Berlusconi e ancora vigente, ma anche ripristinare la pena per il delitto di concussione (ridimensionata dal ministro della Giustizia Severino), la cui modifica ha provocato – come si è detto – l’estinzione di molti processi, un enorme sperpero del denaro pubblico, un aumento delle tasse per i cittadini e la fuga dall’Italia di migliaia di investitori stranieri.

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