9 Agosto 2019
pubblicato da Il Ponte

La crisi del Csm

Csmdi Giancarlo Scarpari

Per anni ci avevano raccontato che nella magistratura vi era una parte sana, che in silenzio applicava la legge con imparzialità e un’altra invece politicizzata, che volgeva il diritto a fini di parte.

Lo avevano sostenuto per primi quei giudici che, raccolti sotto la sigla di «Magistratura indipendente», non perdevano occasione per sbandierare la loro apoliticità; gli stessi che, quando citavano la Costituzione, intendevano riferirsi a quella parte (gli artt. 104-110) che disciplinava lo status dei magistrati e che, nei fatti, si trovavano sempre allineati a quei governi disposti ad accogliere le loro istanze corporative.

Ne era sorto perciò un contrasto con quell’altra parte della magistratura, ampiamente minoritaria, che aveva “preso sul serio” la Costituzione nella sua interezza, che aveva fatto della “promessa” contenuta nell’art. 3 cpv. – l’impegno di attuare lo Stato sociale di diritto – la propria ragion d’essere e che per questo veniva a trovarsi in logico dissenso con le attività di quei governi che quella promessa disattendevano.

La contrapposizione tra la pretesa neutralità degli uni e l’asserita politicità degli altri, appartenenti questi ultimi a «Magistratura Democratica», era quindi semplicemente strumentale.

Continua a leggere →

4 Luglio 2019
pubblicato da Il Ponte

La Magistratura, il Consiglio superiore, la questione morale

Csmdi Livio Pepino

1. Lo scandalo conseguente all’emergere delle poco commendevoli frequentazioni di Luca Palamara, pubblico ministero romano ed esponente di primo piano dell’associativismo giudiziario, ha aperto una crisi gravissima nel Consiglio superiore della magistratura, messo in condizioni prossime alla paralisi dalle dimissioni – mentre scrivo – di quattro componenti e dall’autosospensione di un quinto e con un drammatico dibattito in corso sul suo possibile scioglimento (che il capo dello Stato ha, allo stato, scongiurato indicendo elezioni suppletive per i componenti decaduti non sostituibili). Il tutto in attesa di ulteriori probabili “sorprese”, mentre l’ombra lunga dello scandalo travolge la residua credibilità del Partito democratico e non mancano i tentativi trasversali di chiamare in causa anche il Quirinale.

Tutto nasce dalla contestazione a Palamara, da parte della Procura della Repubblica di Perugia, del reato di corruzione per avere ricevuto denaro e favori da un amico imprenditore impegnato, insieme a un paio di faccendieri, in affari di assai dubbia liceità. Il fatto è in corso di accertamento ma alcuni dati sono pacifici: la frequentazione “pericolosa”, da parte di Palamara, di personaggi spregiudicati, alcuni dei quali già inquisiti e finanche arrestati e, soprattutto, le grandi manovre per le nomine dei nuovi procuratori della Repubblica di Roma e di Perugia, ordite in incontri notturni tra lo stesso Palamara (leader della corrente di «Unità per la Costituzione»), cinque magistrati componenti del Csm (Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli), il parlamentare Pd Cosimo Ferri (magistrato in aspettativa, già segretario di «Magistratura indipendente» e tuttora influente “manovratore” del gruppo) e l’ex ministro renziano Luca Lotti (tuttora imputato davanti a quella Procura di Roma della quale si deve nominare il nuovo capo). A completare il quadro c’è, poi, l’attivazione di uno dei consiglieri coinvolti negli incontri (Luigi Spina) per informare Palamara, in tempo reale e in violazione dei doveri di ufficio, della sua avvenuta iscrizione nel registro degli indagati.

Continua a leggere →

25 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Autogoverno e automalgoverno

Tucodi Luca Baiada

Il peggiore attacco alla magistratura è quello che trova sponda al suo interno.

Sull’onda di un caso giudiziario che coinvolge un ex presidente dell’Associazione magistrati, e che vede altri giudici impegnati in frequentazioni furbe, trapela un sistema di spartizione degli incarichi e degli uffici direttivi importanti. Gli approfondimenti processuali diranno se c’è materia penale, ma quel che è emerso basta a segnare una vicenda epocale e un problema enorme. Le intercettazioni che sono state diffuse hanno il linguaggio di chiacchiere fra posteggiatori e la sostanza di una corsa all’accaparramento del potere, con acredini personali da ossessione mentale.

Inevitabilmente, nelle polemiche si affacciano il paradigma della P2, i cascami di scelte prese da questa consiliatura o da quelle precedenti, i contatti con ambienti politici spregiudicati. Osservatori molto parziali ne approfittano per riproporre un’avversione antica all’autogoverno, all’indipendenza, all’impegno politico dei magistrati, alla libertà di espressione.

C’è chi propone direttamente l’abolizione delle correnti, proprio mentre in sede governativa ci si attiva per conoscere l’orientamento politico dei giudici, in vista di iniziative. Si notano letture Ancien Régime della libertà di pensiero, e l’idea ministeriale su un dispositivo di segnalazione anonima, magistrati contro magistrati, che legalizzerebbe la delazione e i colpi bassi.

Continua a leggere →

10 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Salvini, ministro (anche) della Giustizia

Giudicidi Giancarlo Scarpari

Giugno 1925: Alfredo Rocco, intervenendo alla Camera dei deputati sulle vicende dell’ordine giudiziario, era stato chiaro: «La magistratura non deve fare politica di nessun genere. Non voglio che faccia politica governativa o fascista, ma esigo fermamente che non faccia politica antigovernativa o antifascista»; e in seguito avrebbe bollato i magistrati non allineati come appartenenti a una «insignificante minoranza di politicanti».

L’artefice dello Stato totalitario aveva colto il cuore del problema: non era necessario che i magistrati manifestassero apertamente il loro sostegno al governo fascista, bastava semplicemente che applicassero le nuove leggi, quella di Pubblica Sicurezza e i codici penali in particolare, varate al posto di quelle dello Stato liberale: il risultato, per il regime, sarebbe stato assicurato e, se qualcuno si fosse dimostrato incerto, il ministro lo avrebbe prontamente rimesso sulla retta via, inviando apposite circolari.

Così è stato e con quei magistrati funzionari si è proceduto per venti anni (e oltre).

Continua a leggere →

21 Maggio 2019
pubblicato da Il Ponte

La Repubblica non difenda i crimini nazisti

A-Famous-Cause-Honore-Daumierdi Luca Baiada

La possibilità di azioni giudiziarie contro la Germania davanti all’autorità giudiziaria italiana, per il risarcimento di stragi e deportazioni, è una certezza, specialmente dopo il caso Ferrinii e dopo le sentenze di Cassazione del 2008, in sede civile e penaleii. Ma nei processi civili di questo tipo, negli ultimi anni, è intervenuta l’Avvocatura dello Stato, per la presidenza del Consiglio o per il ministero degli Esteri, chiedendo il rigetto della domanda. Insomma, si è trattato di interventi contro gli interessi dei familiari delle vittime: di fatto, una difesa d’ufficio di Berlino a spese del contribuente.

Questi casi hanno ricevuto qualche commento da parte dell’informazione e della dottrinaiii; nel 2018 ci sono state anche prese di posizione a un’inaugurazione dell’anno giudiziarioiv.

L’epoca d’inizio dell’attivazione dell’Avvocatura sembra individuabile approssimativamente, considerando una dichiarazione del ministro Angelino Alfano e i dati ricavabili da alcuni processi (per esempio a Roma, Firenze, Ascoli Piceno, Como), in un periodo compreso fra il 2008 e il 2016. Proprio nel 2008, l’anno delle prime avvisaglie di crisi anche in Europa, si segnalano appunto le sentenze della Cassazione e a novembre, a Trieste, il vertice italo-tedesco Berlusconi-Merkel. Viene voglia di saperne di più.

Continua a leggere →

29 Marzo 2019
pubblicato da Il Ponte

Ordine giudiziario e indipendenza della Magistratura nella lezione di Piero Calamandrei

Calamandreidi Massimo Jasonni

Piero Calamandrei coglie da subito, già nei primi sviluppi scientifici delle sue ricerche giuridiche, l’importanza costituzionale del tema dell’indipendenza della magistratura. Poco più che trentenne ne parla, come oggetto specifico del suo ruolo di docente di Diritto giudiziario a Siena, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Ed è un preludio dell’Elogio dei giudici scritto da un avvocato[1]:

Questi magistrati che sono la voce vivente della legge e la incarnata permanente riaffermazione della autorità dello Stato, si accorgono che lo Stato agisce talora come se fosse il loro più aperto nemico: sentono che se vogliono seguitare a rendere giustizia, devono farlo, più che in nome dello Stato, a dispetto dello Stato, il quale […] fa di tutto per neutralizzare, per corrompere, per screditare […] l’opera loro. Tra Magistrati e Ministro della Giustizia si respira da un pezzo in qua un’atmosfera di reciproca ostilità, di mutuo sospetto […]. Essa sola, la magistratura, continua a battersi quotidianamente per la legalità, simile a un eroico esercito di veterani fedeli, che mentre nel paese le congiure politiche depongono il vecchio sovrano, continuano lungo il confine, fronte al nemico, ad immolarsi in nome di un re che più non regna[2].

Siamo nel 1921 e, per la precisione, al 13 novembre, un anno prima della marcia su Roma. Il tono risente di una chiara impronta idealistica, ma per rimanere ben adesivo al cuore pulsante della tripartizione montesquieuiana dei poteri.

Continua a leggere →

2 Marzo 2019
pubblicato da Il Ponte

Appello di giuristi per il rispetto dei diritti fondamentali di tutti gli individui

DirittiLa Costituzione italiana, nel riconoscere i diritti inviolabili delle persone (art. 2) e la loro eguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3), stabilisce che l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale consuetudinario (art. 10). Tra queste vi è il divieto di respingimento di una persona verso un paese dove sussista un serio rischio di essere sottoposti a tortura o a trattamenti inumani o degradanti.

La persona umana, in quanto tale, è protetta dalle convenzioni internazionali che obbligano al salvataggio in mare, come quelle per la salvaguardia della vita umana in mare (Solas-Safety of Life at Sea, Londra, 1974), sulla ricerca e il salvataggio marittimo (Sar-International Convention on Maritime Search and Rescue, Amburgo, 1979) e sul diritto del mare (Unclos-United Nations Convention on the Law of the Sea, Montego Bay, 1982). In particolare, la Convenzione Sar reca un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare e il dovere di sbarcare i naufraghi in un porto sicuro.

Con particolare riferimento ai rifugiati, la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati va applicata senza discriminazioni quanto alla razza, alla religione o al paese d’origine (art. 3). Essa vieta l’espulsione o il respingimento, in qualsiasi modo, di un rifugiato «verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche» (art. 33).

Continua a leggere →

9 Novembre 2018
pubblicato da Il Ponte

Ancora sul progetto di abolizione della prescrizione penale

Prescrizionedi Massimo Jasonni

Già abbiamo avuto occasione di scrivere, sulle pagine di questa rivista telematica, in merito al progetto pentastellato di riforma dell’istituto della prescrizione.

La prescrizione, quale rinuncia dello Stato alla potestà di pretendere e di eseguire una punizione penale, ha origini antiche, per poi rispondere a una definitiva conquista della modernità europea. Calamandrei ne colse l’essenza nel dire della dote principale del giudice, l’umiltà, come coscienza dell’insufficienza dello strumento giuridico e come opportunità di fissare legislativamente modalità e termini al corso della giustizia. Per intenderci: l’Etica e la Storia hanno la memoria lunga, non possono dimenticare; viceversa, l’esperienza del diritto risulta tanto più valida ed efficace, quanto più sa di essere, come la vita dell’uomo, a termine. Non a caso alle spalle delle procedure penali depauperate da confini cronologici stanno o il dogmatismo inquisitorio di matrice controriformistica, o un assolutismo statalistico che, nelle forme dell’imperialismo e del nazionalismo, fu nemico del pensiero di Cesare Beccaria e dello Stato democratico di diritto, che ne venne.

Continua a leggere →

17 Maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Debito tedesco e riparazionismo: un convegno, tante domande

di Luca Baiada

Il convegno della «Fondazione per la critica sociale», La Germania deve pagare per stragi e deportazioni: la memoria spesata non è risarcimento, ha visto una partecipazione così intensa e qualificata che va dato conto subito di qualcosa, anche sommariamente.

Netto, il messaggio di Giuseppe Tesauro: «Carissimi amici, purtroppo non posso essere con voi in questa importante occasione, in quanto da tempo vincolato a un altro impegno. Sapete bene, tuttavia, quanto sono vicino ai vostri problemi e all’ingiustizia di negarvi, ancora oggi, la pienezza di un vostro sacrosanto diritto. Vi auguro un buon lavoro». Il presidente emerito della Corte costituzionale ha dato disponibilità per altre iniziative.

Significative le prese di posizione, per iscritto o di persona, di familiari delle vittime. Nelle loro parole, sulle iniziative memoriali riparazioniste e specialmente sull’Atlante delle stragi, ricorre l’espressione «piatto di lenticchie».

Nel posto giusto – Roma, Museo storico della Liberazione, ex carcere delle SS – i temi sono stati affrontati col massimo sforzo di chiarezza. Proposito dichiarato: porre meglio certe domande, più che trovare risposte di maniera. Proprio così, seguendo le domande, ripropongo i punti principali.

Continua a leggere →

10 Maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Un atto di resistenza personale nel ricordo di Piero

Calamandrei-Pancrazi-Russodi Gianpiero Ballotti

Chi ha conosciuto Piero Calamandrei non può che benedire il proprio destino. Nella seconda metà degli anni cinquanta del Novecento, a Firenze, in via Laura, ci insegnava il diritto processuale civile e insieme – ma dovrei dire soprattutto – ci parlava delle opere e i giorni e del passato, del presente e del futuro della nostra Italia.

Era un signore sui sessanta, alto, elegante, con un accento fiorentino molto accentuato e molto simpatico che non faceva nulla per nascondere, anzi talvolta esibiva. Si capiva subito che era un gran parlatore, uno che sapeva non solo tenere desta l’attenzione dicendo cose interessanti, ma anche guadagnarsi la simpatia degli astanti con aneddoti e battute, pronunciati nei tempi giusti. Esercitava alla perfezione l’arte difficile dell’ironia, cosa nuova alla facoltà di giurisprudenza dove si era abituati a oratori meno brillanti, più paludati.

Continua a leggere →