11 Gennaio 2020
pubblicato da Il Ponte

Ancora sulla prescrizione. E sui gradi del giudizio penale


di Massimo Jasonni

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di tutto può essere incolpato, ma non di essere uomo poco coraggioso. Ha avuto il coraggio di affermare pubblicamente che sono stati fatti passi avanti importanti, all’interno delle contrapposte forze governative, nella discussione sull’abrogazione della prescrizione. In ogni caso – ha precisato – «è stato abolito il totem della prescrizione».

In verità, l’istituto della prescrizione penale non è un totem, come il signor ministro sostiene, ma rappresenta una conquista civile di profondo significato etico e culturale nella battaglia che le democrazie hanno condotto nel secolo scorso contro i totalitarismi e in contrapposizione al dogmatismo religioso su cui il diritto dell’età della Controriforma e il Codice canonico del 1917 avevano declinato il principio della non prescrivibilità dei delitti contro la fede. Quelle battaglie hanno preso corpo in Italia, alla fine del secondo conflitto mondiale, con l’approvazione della Costituzione repubblicana. «Il Ponte» è già intervenuto sul tema più volte, e non ha mancato di sottolineare come lo Stato laico, pure erettosi sul principio di sovranità, dunque sull’indisponibilità a consentire impunità o fasce di privilegio nell’intervento punitivo del pubblico ministero, abbia tuttavia affermato la sua idiosincrasia per logiche autoritarie imperniate sulla fissità e sulla rigidità di una giustizia penale “eterna”, depauperata da prefissati confini cronologici.

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8 Dicembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Prescrizione penale e stabilità di governo

Prescrizionedi Massimo Jasonni

Dal primo gennaio del prossimo anno dovrebbe entrare in vigore la nuova disciplina che sostanzialmente abroga la prescrizione penale, ovvero cancella, in concreto, un istituto che da tempo immemore nobilita la battaglia condotta dall’illuminismo giuridico nei confronti dei retaggi della Controriforma. Prescrizione ha significato fissazione legislativa di un limite temporale per l’esercizio e per la definizione della giustizia; ma non solo, giacché essa ha significato anche affermazione della coscienza statuale dei limiti della propria giurisdizione.

Lo Stato moderno, pure erettosi sulla sovranità, dunque sull’indisponibilità a consentire impunità o fasce di privilegio nell’intervento punitivo del Pubblico Ministero, tuttavia affermava la sua idiosincrasia per logiche autoritarie, quali quelle su cui si era formato, nel Medioevo “borghese”, il diritto della Chiesa cattolica e su cui si sarebbero tragicamente improntate, nel Secolo breve, le legislazioni dei regimi totalitari.

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