16 Dicembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Liberismo e fascismo: il Cile di Pinochet, l’Italia di Mussolini, il sovranismo di oggi

Ciledi Luca Michelini

Le cronache internazionali rimandano l’eco delle drammatiche conseguenze sociali delle politiche liberiste. Sia là dove è più radicata (come in Cile, dal 1973), sia dove gradualmente ma sistematicamente sta smantellando le conquiste dello Stato sociale (in Europa), l’utopia liberista produce ineguaglianze economiche e sociali così stridenti, che addirittura prendono vita forme pre-politiche di jacqueries e risorgono dalle ceneri della storia forze autoritarie, come in Cile, e neonazionaliste, come in Europa. Nazionaliste e non sovraniste, come si usa dire oggi per edulcorare la realtà dei fatti: perché l’idea di nazione che propongono non è di tipo egualitario né sul piano giuridico, né su quello politico, sociale e internazionale, come invece è tipico della tradizione patriottica che prende corpo con la Rivoluzione francese. Si tratta, infatti, di una idea di nazione fondata su politiche di discriminazione, che possono assumere diverse sembianze, da quelle religiose e di “razza”, a quelle di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Politiche di discriminazione che sono l’anticamera dell’autoritarismo, fondato sull’idea che il potere della maggioranza non debba e non possa avere alcun limite né in altri poteri né nei diritti individuali fondamentali.

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12 Agosto 2016
pubblicato da Il Ponte

Neofascismo italiano e dittatura cilena. Mutualismo nero tra due continenti

Neofascismo italianodi Vito Ruggiero

Il colpo di Stato cileno del 1973 ha lasciato un solco indelebile nella storia del Novecento, dando impulso a quella che sarebbe stata una delle operazioni di intelligence più durature e sanguinarie che si siano registrate nella storia contemporanea, l’Operazione Condor1.

La declassificazione degli atti riservati di Fbi e Cia e le inchieste giudiziarie portate avanti non solo in Cile, ma anche in Argentina, in Spagna e in Italia hanno permesso di ricostruire le drammatiche vicende di quegli anni, mettendo in luce, tra le altre cose, le relazioni intercorse tra la giunta militare cilena e due tra le principali organizzazioni neofasciste italiane, Avanguardia nazionale e Ordine nuovo, responsabili di numerosi attentati tra il 1969 e il 1976.

Il primo contatto tra la galassia neofascista italiana e la giunta militare cilena sarebbe avvenuto nel 1974, quando Junio Valerio Borghese, ex comandante della X Mas e leader del Fronte nazionale, si recò a Santiago del Cile per portare i suoi omaggi al generale Augusto Pinochet. Con lui vi era anche Stefano Delle Chiaie, fedelissimo di Borghese e figura di spicco di Avanguardia nazionale2. Tale avvenimento venne confermato da Vincenzo Vinciguerra3, strettissimo collaboratore di Delle Chiaie, in una testimonianza resa davanti al Pm Giovanni Salvi4. Dopo aver riferito dell’incontro, l’ordinovista aggiunge che da quel momento il dittatore «aveva delegato ai rapporti con Delle Chiaie un alto ufficiale della Dina (Dirección Nacional de Inteligencia, il servizio segreto cileno), anzi, al responsabile del servizio, colonnello Contreras»5.

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