12 Aprile 2015
pubblicato da Il Ponte

La coalizione, il partito, la sinistra

coalizione-socialedi Fabio Vander

Il dibattito intorno allo slogan “Coalizione sociale” di Landini, sembra aver perso lo smalto dei primi giorni e c’è il rischio che si risolva nell’ennesimo fallimento della sinistra italiana o comunque nella realizzazione di un fatto tutto interno alle dinamiche sindacali.

Lo ha ammesso lo stesso Landini, dicendo che manifestazioni come quella di Fiom del 25 ottobre o lo sciopero generale Cgil-Uil, anche se forti, possono riuscire, ma non hanno ormai più incidenza politica reale. Il governo Renzi, come i precedenti, va avanti lo stesso. Donde la necessità di rafforzare il sindacato, con il supporto e il concorso di forze varie che lo integrino, lo sostengano, ne implementino le proposte, ecc.

Il piano di discorso (e quindi la scala di priorità) della sinistra politica mi sembra però altro. Cominciando con l’evitare di ritrovarci con una variante aggiornata del vecchio collateralismo o “cinghia di trasmissione”. Se prima del sindacato verso i partiti della sinistra, oggi della sinistra “sociale” verso un sindacato mal messo. Due debolezze che messe insieme non fanno una forza e una prospettiva.

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1 Aprile 2015
pubblicato da Rino Genovese

Il senso della coalizione sociale

coalizione socialedi Rino Genovese

Matteo Renzi, che mastica le parole come fossero noccioline, ha accusato di velleitarismo la prospettiva aperta da Maurizio Landini con la proposta di una coalizione sociale. Se per una volta fosse stato più sottile, avrebbe potuto definirla utopica: non si sarebbe sbagliato e avrebbe raggiunto, a suo modo di vedere, lo stesso effetto di denigrazione. Perché a casa sua è evidente che chi si lancia in un’intrapresa visionaria del genere tutte le rotelle a posto non deve averle. Ma come! Per decenni abbiamo detto che ci vuole più meritocrazia, che il principio della libera competizione tra le persone è un valore moderno da difendere e sviluppare liberandolo dalle antiche pastoie che lo avvolgono, e adesso Landini salta fuori a dirci che bisogna tornare a forme di solidarietà ottocentesca (le Unions) e che il principio della libera concorrenza nella vendita della forza-lavoro non è il massimo cui aspirare? E le differenze tra gli individui dove le mettiamo? Non è forse vero che c’è chi compete e vince (come lo stesso Renzi), e c’è invece chi la voglia di questa battaglia per la vita non riesce a trovarla, se ne sta con le mani in mano e perde già in partenza?

Se ci si pensa, è un altro mondo quello a cui la proposta della coalizione sociale allude: un mondo in cui un individuo valga non soltanto per la irriducibile differenza di cui ciascuno è portatore ma anche e soprattutto per la capacità di costruire contesti di cooperazione sottratti alla competizione reciproca – magari al fine di indirizzare le forze così riunite verso un miglioramento delle condizioni di vita di tutti. La coalizione sociale, in questo senso, altro non è che il principio dell’individualismo sociale come momento caratterizzante del socialismo, ossia dell’associazione dei lavoratori (del braccio e della mente, per usare una vecchia espressione) al fine di rompere tendenzialmente con il dogma “a ciascuno secondo il suo lavoro” per andare verso forme di vita felice riassumibili nello slogan “a ciascuno secondo i suoi bisogni”.

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