27 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Vicenda Moro, tragedia italiana

Enzo Enriques Agnolettidi Enzo Enriques Agnoletti

[Ripubblichiamo il commento al rapimento di Aldo Moro che Enzo Enriques Agnoletti presentò su «Il Ponte» del marzo-aprile 1978 a firma Il Ponte. Nell’immediatezza dell’evento, Enriques Agnoletti, senza farsi troppe illusioni sul destino dello statista democristiano, stigmatizza l’atrocità di un’azione politica che ha perso i valori della Resistenza «per cui sapevamo che poteva esser giusto morire» e nel contempo mette in luce il «realismo» e la «spregiudicatezza» di una politica che non ha saputo e voluto guardare alto e lontano e per la quale Moro sarà chiamato a pagare molto oltre le sue responsabilità.]

Non sappiamo ancora quale sarà la sorte di Aldo Moro. Vorremmo distogliere lo sguardo dalla vista di un uomo che viene spinto verso un patibolo davanti a noi, tanto impotenti da sentirci vagamente come acquiescenti. Speravamo, questi spettacoli, di non vederli piú. E mentre questa è la realtà, c’è, intorno, il macabro rituale d’uso: parodia di processo, accusa e difesa (ma fuori della presenza dell’imputato), domande di grazia, e, al centro, un uomo, solo con se stesso, che tenta con ostinazione, muovendosi nello scarso spazio lasciatogli dalla costrizione che lo circonda, ricorrendo alla sua non comune intelligenza, di trovare a tentoni nel buio uno spiraglio da cui salvarsi, ma pure, nel fondo, presentendo l’esito fatale. Tutto questo rappresenta la negazione di quello per cui abbiamo vissuto, e per cui sapevamo che poteva esser giusto morire.

Feroci sono state le uccisioni, violente e improvvise, a cui abbiamo assistito, ma la raffinata crudeltà di questa esecuzione protratta, giocata a lascia e raddoppia, è molto maggiore.

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23 agosto 2016
pubblicato da Il Ponte

Risposta a “dissenso sull’Europa”

Dissenso

di Marcello Rossi

Caro Rino,

rispondo alla tua filippica contro di me che ho “osato” firmare “Il Ponte” un articolo – scritto in verità a più mani, ma a tua insaputa – che ti ha trovato assolutamente dissenziente. Sul fatto che la firma “Il Ponte” richieda l’assenso di tutti i componenti la “Direzione e Redazione” non posso che essere pienamente d’accordo e pertanto non mi resta che scusarmi dell’accaduto, ma – se ben ricordo – mi ero già scusato per telefono. Evidentemente tu ti sei sentito così offeso da ritenere insufficienti delle giustificazioni telefoniche e questo mi porta a rinnovare nuovamente – e questa volta per scritto – le mie scuse. Forse, per evitare che si ripetano situazioni del genere, occorrerà che la “Direzione e Redazione” della rivista rientri nel più grande “Comitato direttivo” e io solo faccia il direttore. D’altronde per uniformarsi a questo tempo di leaders e liderismi vari un direttore unico vale più di un Comitato di direzione. Non ci credo, ma mi adeguo.

Quanto al contenuto dell’articolo, che tu critichi con sarcasmo e tacci di stupido grillismo, non sono assolutamente d’accordo con le tue conclusioni. Il Ponte è europeista fin dai tempi di Calamandrei e di Enriques Agnoletti, ma questo non significa che l’attuale Unione europea ci soddisfi e rifletta le nostre posizioni. Anzi, io credo che questa Unione vada distrutta (e l’operazione non sarà indolore e potrebbe passare anche – per nostra disgrazia – per la Le Pen) e che restare all’interno di questo “obbrobrio” che è l’attuale Unione non può che aggravare la situazione. Questo era – o voleva essere – il succo dell’articolo.

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4 ottobre 2015
pubblicato da Il Ponte

L’edizione integrale del «diario» di Piero Calamandrei: uno spaccato testimoniale tra autobiografia, storia e storiografia

Piero Calamandreidi Angelo Tonnellato

Un’attesa edizione integrale

Finalmente, l’attesa e sollecitata edizione integrale del Diario di Calamandrei arriva in libreria. Va dato merito a Tommaso Codignola, in continuità, non solo editoriale, ma etica e civile, con la comunità calamandreiana dei suoi «maggiori» – il bisnonno Ernesto, il nonno Tristano, il padre Federico – di aver degnamente corrisposto a una sollecitazione di lunga data della cultura italiana. Queste le coordinate del libro: Piero Calamandrei, Diario 1939-1945, introduzione di Mario Isnenghi, 2 voll., Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2015. Prezzo dei due volumi euro 56.00, che si possono ordinare anche sul sito dell’editore a euro 47.60.

L’edizione del 1982, come si sa, fu realizzata con alcuni omissis, dettati dalla cautela verso persone, allora ancora in vita, e dal desiderio di Franco Calamandrei di attutire qualche punta particolarmente acre dei numerosi «paragrafi dello scontento» compilati su di lui dal padre. Notazioni che erano il riflesso e la proiezione d’un dissidio che, emerso fin dal 1937-38, era venuto dilatandosi, negli anni successivi, su latitudini non solo politiche, come uno sciame sismico di cui il (troppo) sensibile e fibrillante sismografo paterno era venuto registrando tutte le evoluzioni e impennate. Non poche volte, peraltro, esacerbando e irrigidendo i contrasti sotto l’effetto di una solitudine che lo conduceva, da un lato, a far fibrillare le sue scontentezze fino ai limiti di una quasi vendicativa insofferenza e, dall’altro, a restringere – come nella sequenza di un precipite – la messa a fuoco dei suoi propri «dintorni» relazionali alle dimensioni e andature di un microcosmo che, apparendogli, appunto, addirittura privo di un condiviso «lessico famigliare», risulta in definitiva affidato al solo codice dei segni – il rimpicciolito e clandestino esperanto dell’opposizione moderata al fascismo – in vigore nel vigilato circuito di una ridottissima pattuglia di persone fidate.

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