17 luglio 2018
pubblicato da Il Ponte

Il partito della democrazia

Jeremy Corbyndi Andrea Panaccione

Il piccolo ma molto condensato (forse troppo) volume di Paolo Bagnoli (Il partito della democrazia, Milano, Biblion, 2018, pp. 65), apparso nella stimolante collana Biblion International Monographs, si compone di due brevi capitoli, l’uno introduttivo e l’altro conclusivo, dedicati rispettivamente alla scomparsa di un soggetto politico che faccia riferimento al socialismo non solo nel nostro paese e alle ragioni e condizioni di superamento di questa crisi; tra questi due capitoli è collocata una più ampia traccia storica su quella che è stata la vicenda della principale forza politica socialista in Italia, colta soprattutto attraverso la cultura politica che l’ha alimentata e che essa ha contribuito a diffondere nella nostra società.

Vorrei partire proprio da questo capitolo centrale («Il partito della democrazia. Per una riflessione storico-critica sul Psi») perché è in esso che troviamo il senso di tutto il saggio di Bagnoli e del suo stesso titolo. La formazione di quello che alla fine dell’Ottocento diventerà il Partito socialista e il primo partito politico di massa nella storia d’Italia è giustamente ricondotta dall’autore alle questioni lasciate irrisolte dal processo risorgimentale e portate avanti, nei decenni successivi all’Unità, dalla sua componente democratica: le questioni dell’arretratezza e delle ingiustizie sociali e le questioni politiche dell’estraneità delle classi popolari al nuovo Stato.

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