15 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Sovranismi: perché essere contro

Sovranismidi Rino Genovese

Steve Bannon, l’ideologo della campagna elettorale di Trump negli Stati Uniti, è intervenuto qualche giorno fa in Francia in una riunione del Front national (che cambierà nome, si chiamerà Rassemblement national: piccola correzione che dimostra come questo partito non riesca ad andare molto in là nella transizione da una classica estrema destra a un populismo neoperonista – ma di questo dopo…). Ecco quello che Bannon ha dichiarato: “Marine Le Pen lo ha spiegato bene: non ci sono più una destra e una sinistra, si tratta di un’invenzione dell’establishment e dei media per impedirci di arrivare al potere. Lei lo ha detto perfettamente: considerate lo Stato-nazione come un ostacolo da superare o come un gioiello che dev’essere lucidato, curato, mantenuto?” (da “Le Monde” del 13 marzo 2018).

Da decenni si parla di un declino dello Stato-nazione, di una perdita di autonomia della politica sottoposta al primato di un’economia finanziarizzata e globalizzata, di un neoliberalismo planetario: qualcosa di più del semplice credo economico neoliberista, una vera e propria antropologia a vocazione universale, che punterebbe – trovando tuttavia non poche resistenze da parte delle culture particolari – a diventare l’unica cultura sulla faccia della terra. Ora, da questa situazione si possono prospettare due uscite: o verso il passato, con i nazionalismi più o meno spinti, con il protezionismo economico (i dazi di Trump), oppure guardando al futuro, verso formazioni statali sempre più sovranazionali e postnazionali, che abbiano in sé il principio di un federalismo “dall’alto”, nel senso di un’integrazione tra Stati, e al tempo stesso quello di un patto tra gruppi sociali diversi, anche tra culture differenti, per un controllo democratico “dal basso”.

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13 aprile 2015
pubblicato da Il Ponte

Il tripartitismo francese

tripartitismo francesedi Vincenzo Accattatis

Il partito socialista francese è allo sbando. Il presidente, François Hollande, da socialista è divenuto socialdemocratico, poi liberale. Il capo del governo, Manuel Valls, con disinvoltura si serve della normativa gollista per imporre in parlamento le scelte liberiste, giustamente deplorate da tutta la sinistra francese (quel che ne resta).

Nelle recenti elezioni locali, il Front National non ha conquistato dipartimenti, ma, ciò nonostante, ha allargato il suo consenso nel paese, e certamente sarà il secondo partito nelle elezioni presidenziali del 2017.

Dell’Ump, che, in coalizione con due partiti di centro, ha vinto nelle stesse recenti elezioni locali, è facile trattare. Basta fare l’elenco dei molti affaires nei quali è stato, o è, coinvolto il suo leader, Nicolas Sarkozy: 1) Woerth-Bettencourt, terminato in non-lieu («proscioglimento») il 7 ottobre 2013; 2) Gheddafi, processo in corso; 3) Tapie-Crédit lyonnais (in cui è coinvolta anche Christine Lagarde), processo in corso; 4) affaire dei sondaggi all’Eliseo, processo in corso; 5) Bygmalion, processo in corso; 6) Azibert, con Sarkozy sottoposto il 2 luglio 2014 a garde à vue per 15 ore, processo in corso. Questo il personaggio, che sarebbe destinato a diventare di nuovo presidente nel 2017, con gioia dei giornalisti liberali italiani. In questo contesto la «resistibile», o irresistibile, ascesa di Marine Le Pen (The resistibile rise of Marine Le Pen, «The Economist», 14.03.2015).

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