Il tripartitismo francese

tripartitismo francesedi Vincenzo Accattatis

Il partito socialista francese è allo sbando. Il presidente, François Hollande, da socialista è divenuto socialdemocratico, poi liberale. Il capo del governo, Manuel Valls, con disinvoltura si serve della normativa gollista per imporre in parlamento le scelte liberiste, giustamente deplorate da tutta la sinistra francese (quel che ne resta).

Nelle recenti elezioni locali, il Front National non ha conquistato dipartimenti, ma, ciò nonostante, ha allargato il suo consenso nel paese, e certamente sarà il secondo partito nelle elezioni presidenziali del 2017.

Dell’Ump, che, in coalizione con due partiti di centro, ha vinto nelle stesse recenti elezioni locali, è facile trattare. Basta fare l’elenco dei molti affaires nei quali è stato, o è, coinvolto il suo leader, Nicolas Sarkozy: 1) Woerth-Bettencourt, terminato in non-lieu («proscioglimento») il 7 ottobre 2013; 2) Gheddafi, processo in corso; 3) Tapie-Crédit lyonnais (in cui è coinvolta anche Christine Lagarde), processo in corso; 4) affaire dei sondaggi all’Eliseo, processo in corso; 5) Bygmalion, processo in corso; 6) Azibert, con Sarkozy sottoposto il 2 luglio 2014 a garde à vue per 15 ore, processo in corso. Questo il personaggio, che sarebbe destinato a diventare di nuovo presidente nel 2017, con gioia dei giornalisti liberali italiani. In questo contesto la «resistibile», o irresistibile, ascesa di Marine Le Pen (The resistibile rise of Marine Le Pen, «The Economist», 14.03.2015).

Una vittoria di Marine Le Pen nelle elezioni presidenziali del 2017, scrive l’«Economist», «sarebbe una catastrofe per la Francia, per l’Europa e per il mondo». Ma come evitare la catastrofe, praticando la politica liberista predicata dall’«Economist» a partire dalla prima metà del XIX secolo (Alexander Zevin, The Economist, le journal plus influent du monde, «Le Monde Diplomatique», agosto 2012)? Non è la via buona. Valls cerca di praticarla, con la conseguenza che il consenso al partito socialista è ai minimi storici. Cercherà di praticarla il vittorioso candidato dell’Ump alle elezioni presidenziali del 2017 (sia Sarkozy o un altro)  e il Front National, ormai secondo partito in Francia, crescerà ancora, sperando nelle successive elezioni presidenziali.

Ormai in Francia vi sono tre grandi partiti e partitini minori. Ménage à trois, scrive l’«Economist» del 28 marzo. Piuttosto che il partito socialista, divenuto partito liberal-socialdemocratico, l’alternativa all’Ump, in Francia, è ormai il Front National, reso da Marine Le Pen piú rispettabile, anche se ancora ampiamente nazionalista-xenofobo (per una piú ampia analisi, Michel Winock, La droite, Paris, Perrin, 2012). Interessante il contrasto duro degli ultimi giorni fra Marine e suo padre, razzista impenitente (Angelique Chrisafis, France’s Front National plunged into family feud over Holocaust remarks, «The Guardian», 08.04.2015; Stefano Montefiori, Il parricidio di Marine Le Pen, «Corriere della sera», 09.04.2015).

Il successo dell’Ump si regge sull’apparentamento con i due partiti centristi, Udi (Union des démocrates et indépendants) e Modem (Mouvement démocrat). L’Ump è fragile e la coalizione Ump-Udi-Modem è fragilissima. Le speranze del partito socialista riposano sulla fragilità dell’Ump e delle sue alleanze, non sulla debolezza del Front National. Il che è tutto dire. Ed è la Le Pen è la vera vincente nelle recenti elezioni locali.

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