12 Dicembre 2018
pubblicato da Il Ponte

La Madonna tra Pio IX e Pio XII

Pio IXdi Marcello Rossi

L’8 dicembre in Italia è giorno di festa, ma se chiedete agli italiani cosa si festeggi neppure l’uno per mille sa rispondervi. E a ragione perché la festa è dedicata all’Immacolata Concezione, cioè alla soluzione di un problema teologico di difficile lettura che aveva diviso i teologi fin dal Medioevo e su cui anche il Concilio di Trento aveva lasciato aperta la discussione. Per la precisione, quello dell’Immacolata Concezione è un dogma cattolico definito solennemente l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus da Pio IX, quel Giovanni Maria Mastai Ferretti che dette prova di sé prima condannando a morte i patrioti della Repubblica romana e poi opponendosi in tutto e per tutto alla nascita del Regno d’Italia. Afferma Pio IX che «la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento». Questo per quanto concerne la nascita di Maria, ma se si va alla sua morte, o meglio al termine del corso della sua vita terrena, bisogna rifarsi addirittura a una tradizione del IV secolo, tanto che il presunto avvenimento divenne soggetto di molte opere d’arte: celeberrimo il quadro di Tiziano conservato a Venezia nella chiesa di Frari. Pio XII, cioè il filonazista Eugenio Pacelli, il 1° novembre 1950 nella “costituzione apostolica” Munificentissimus Deus dette corpo religioso a questa tradizione e proclamò «essere dogma di Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Resta un mistero, almeno per me, perché questa assunzione si festeggi il 15 agosto, il giorno di Ferragosto, cioè il giorno delle Feriae Augusti (riposo di Augusto), una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a. C. Ma la cosa non deve meravigliare più di tanto perché anche la data del natale di Cristo (25 dicembre) è di origine romana, introdotta fra il 243 e il 336, probabilmente per contrapporre una festa cristiana al Natalis solis invicti, stabilito da Aureliano come festa dell’impero romano e celebrata da numerosi cultori di Mithra.

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10 Aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Piero Calamandrei e la chiarezza nella costituzione

Tullio De Maurodi Silvia Calamandrei

[Intervento al Festival della lingua italiana sul linguaggio della Costituzione, Siena, 8 aprile 2018.]

Il grande linguista e pedagogo democratico Tullio De Mauro sottolineava «l’eccezionalità linguistica della Costituzione rispetto alla frustrante illeggibilità del corpus legislativo italiano»1: rispetto all’oscurità di tanti testi di legge (il latinorum di Renzo), il patto sottoscritto dagli italiani all’indomani della Liberazione si contraddistingue per chiarezza, qualità raccomandata da Piero Calamandrei nel discorso del 4 marzo 1947: «Ora, vedete, colleghi, io credo che in questo nostro lavoro soprattutto ad una meta noi dobbiamo, in questo spirito di familiarità e di collaborazione, cercare di ispirarci e di avvicinarci. […] Il nostro motto dovrebbe esser questo: “chiarezza nella Costituzione”».

Sempre in quell’intervento Calamandrei sostiene che a scrivere la Costituzione non sono stati loro, i Costituenti, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriques e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alla soglia della santità.

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19 Dicembre 2017
pubblicato da Rino Genovese

Una pessima decisione

Vittorio Emanuele IIIdi Rino Genovese

Chiunque l’abbia presa – sia il presidente del Consiglio Gentiloni, sia il capo dello Stato Mattarella – ha fatto un errore madornale. È una pessima decisione che grida vendetta al cospetto della storia. La spoglia di Vittorio Emanuele III poteva restare dov’era, ricordo di una vita sbagliata, di uno Statuto – quello albertino – tradito, di un regno mandato in malora. Tutti i democratici, coloro che hanno nel cuore l’antifascismo e la Resistenza, non possono dimenticare: Mussolini non andò al potere sull’onda di chissà quale successo elettorale, ma per un calcolo dei maggiorenti di allora, in primis della monarchia che gli consegnò le chiavi del potere. Con eccessiva e malriposta fiducia i galantuomini dell’Aventino sperarono che, almeno dopo l’assassinio di Matteotti, il re intervenisse a ristabilire la legalità costituzionale. Neanche per sogno. Vittorio Emanuele tirò diritto fino alla grottesca tragedia dell’impero, alle leggi razziali, alla catastrofe della guerra mondiale, da null’altro preoccupato se non di non troppo sfigurare dinanzi al suo amico-nemico che minacciava di sbarazzarsene un giorno o l’altro. Fu invece il re, alla fine, a licenziare il dittatore. Ma poche settimane dopo eccolo fuggire dinanzi al pericolo costituito dai nazisti.

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9 Dicembre 2014
pubblicato da Il Ponte

I nostri «Classici»

di Lanfranco Binni e Marcello Rossi

I nostri ClassiciAllegato al numero di gennaio 2015  della rivista gli abbonati troveranno il primo volume di una nuova collana dedicata ai classici del pensiero politico e della letteratura: autori e testi legati alla lunga e complessa attenzione politica e culturale del «Ponte» di ieri e di oggi, dall’antichità classica all’umanesimo rinascimentale, all’illuminismo, al socialismo, all’anarchismo e al comunismo, su una linea di pensiero che ha sempre scelto e continua a scegliersi i propri autori di riferimento, di riflessione e di studio. I volumi dei «Classici», pubblicati in coedizione tra il Ponte Editore e il Fondo Walter Binni, usciranno con una cadenza sostanzialmente bimestrale allegati alla rivista; saranno inoltre distribuiti in libreria separatamente, e liberamente scaricabili in pdf dai siti www.ilponterivista.com e www.fondowalterbinni.it. per assicurarci la loro più ampia e libera diffusione.

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