14 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Dante mirando Pisa in gran dispitto

Dante mirando Pisa in gran dispittodi Luca Baiada

S’è voluto far tutto nel suo nome, in un bel maggio pisano. Ma del Tosco, in fondo, non s’è parlato abbastanza. E lui, per noi, non l’hanno fatto parlar punto.

Dante prima, con la D di un colore e le altre lettere di un altro. Questo, col gioco d’effetto, il titolo di quattro giorni di cose d’arte e cultura, nella città che lui bollò come vituperio de le genti. Dante, ma in anteprima, perché l’obiettivo era un anticipo delle celebrazioni del 2021: settecento anni dalla morte. Promotori, oltre agli enti locali, i principali istituti culturali pisani, e sono fra i più prestigiosi.

Purtroppo l’insieme è stato deboluccio, e non solo per via del bel tempo che invitava a godersi il tremolar de la marina.

Le lezioni monografiche, va detto, erano dottissime come i relatori. Ma aleggiava un senso di augusta polvere, di canterale, di distanza incolmabile. Via, animo, trasgredire! Il fiorentino osò in volgare quando i dotti scrivevano in latino, e i dodda biascicavano il latinorum. E che volgare: culo, merda, trullare, puttana, bordello. A parlar così, gli accademici che hanno discettato a Palazzo Gambacorti (Dante e la lingua italiana) e a Palazzo Blu (La Chiesa e Dante), splendide sedi sul Lungarno, è difficile figurarseli.

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3 gennaio 2017
pubblicato da Il Ponte

La strage, gli innocenti, il resto

La stragedi Luca Baiada

La racconta solo Matteo, il pubblicano. Un esattore: gente dal denaro facile, da prendere e da spendere. Ceto di rapaci al servizio di ogni potenza occupante, molto diversi dai tecnici della finanza in tempi di valuta unica europea. Nel suo Vangelo scrive pornai, puttane: pubblicani e puttane vi precedono nel regno di Dio. Sta parlando del suo ambiente. Se sta fabbricando la sua innocenza, attenzione: forse altri lo accompagnano, in questa salita, insospettabili.

Solo lui, dunque, racconta la strage erodiana. Lui, che fa l’esattore contro il suo popolo, racconta che Gesù è un resto. Dei coetanei maschi di Gesù, quelli di Betlemme e dintorni sono uccisi, non li conoscerà mai. I suoi compagni di giochi, di crescita, di strada e di apprendistato, non saranno nati a Betlemme o non saranno coetanei. Lui sarà quello nato a Betlemme e svezzato in Egitto. Uno scampato. Per tutta la vita, non potersi mai specchiare negli occhi di un coetaneo maschio nato nello stesso villaggio. E non poter essere guardato dai genitori dei nati a Betlemme in quell’arco di tempo, senza il senso di sospetto che accompagna i superstiti, questi inspiegabili mostriciattoli: chissà perché, tu sei ancora vivo.

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26 novembre 2015
pubblicato da Il Ponte

Il carteggio fra Luigi Russo e Walter Binni

Carteggio Luigi Russo Walter BinnidiMichele Feo

Di tutto l’archivio prosopografico è lui la figura piú dolorosa. Man mano che le carte diventano pubbliche e anche le miserie private vengono alla luce, è lui l’ospite non gradito. Mi ricorda sempre piú il Gesú morto che ritorna vivo fra i suoi e quelli hanno già edificato in suo nome la Chiesa gerarchica e una nuova struttura di potere, con le cui leggi lo “scemo del villaggio” ovvero “l’idiota di Dio” non è compatibile; e se alla fine il Grande Inquisitore non arriva a condannarlo come impostore, lo caccia però via con l’ordine di non farsi mai piú vedere. Lui è Aldo Capitini: con la sua irriducibile non-violenza, con la sua testarda non-collaborazione, con la sua religiosità ostile a tutte le confessioni positive, con la sua utopica democrazia-di-tutti non trattabile con nessuna fazione, con la sua fratellanza panteistica non disposta a transigere nemmeno sull’uso delle scarpe di cuoio.

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9 giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Finale di sistema

Elezioni regionalidi Lanfranco Binni

La crisi del sistema politico italiano è entrata in una nuova fase di implosione. Sono decisamente interessanti i dati delle elezioni regionali del 31 maggio. Il primo dato in ordine di importanza è quello del non voto (48%): un cittadino su due non ha votato, e l’astensione ha colpito (passivamente e in buona misura attivamente) l’area politica della destra e della sinistra di sistema. Alle tradizionali ragioni dell’astensione (sono tutti ladri, sono tutti uguali) si sono aggiunte nuove ragioni di profondo dissenso politico, di dichiarata non partecipazione al gioco truccato di una democrazia rappresentativa infetta, dell’uso della cosiddetta volontà popolare da parte del partito unico della “nazione” che unisce destra e sinistra. Questa tendenza di astensionismo politico, già clamorosamente evidente nelle elezioni regionali del 2014 in Emilia Romagna, si è accentuata nelle regioni “rosse” (Liguria, Toscana, Umbria, Marche) mentre l’astensionismo non è aumentato in Campania e in Puglia. Il secondo dato è la salutare flessione del Pd, abbandonato da due milioni di elettori, in parte di antica tradizione Pci (rifluiti nell’astensionismo, nelle formazioni della “sinistra radicale”, nel Movimento 5 Stelle o nel populismo razzista della Lega) e in parte di destra (rifluiti nell’astensionismo o nella Lega). Il terzo dato è la forte affermazione del M5S, che prosegue, nonostante tutte le campagne dei media al servizio del sistema politico, la sua positiva crescita all’esterno del sistema, dentro e contro, su una linea di tenace autonomia che si dimostra vincente. Anche il M5S ha perso voti rispetto alle elezioni politiche del 2013, ma si va estendendo e qualificando il suo radicamento territoriale. Il quarto dato è la dispersione della destra berlusconiana, che non sembra trovare una via d’uscita nella “plebe” della Lega: i fiduciari della finanza internazionale sono nel Pd renziano. Il quinto dato è la sopravvivenza di sacche di resistenza testimoniale della “sinistra radicale”, spesso ridotte a un ruolo di ruota di scorta del Pd.

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