23 Novembre 2016
pubblicato da Il Ponte

La lunga marcia di Aldo Capitini

marciadi Lanfranco Binni

L’ultima Marcia della pace Perugia-Assisi del 9 ottobre 2016 ha messo a nudo i limiti di un “pacifismo” compatibile con le politiche di guerra della Nato e con il servilismo attivo del governo italiano. Alla concreta e radicale politicità (più che politica) della Marcia Perugia-Assisi costruita da Capitini nel 1961 come esperienza di «rivoluzione nonviolenta» e di «democrazia diretta», si è definitivamente sostituita una ritualità priva di contenuti, ma non vuota di politica, sulla base di un generico appello a non essere «indifferenti» alle tragedie della Storia, senza nominarle, senza indicare obiettivi e strategie di lotta. Dalla marcia del 1961 nacque una seconda marcia Camucia-Cortona nel 1962, ma soprattutto il tentativo di organizzare una Consulta nazionale, popolare e istituzionale, per sviluppare pratiche ordinarie di democrazia dal basso che coinvolgessero i piccoli gruppi di nonviolenti attivi, le scuole, le fabbriche, gli enti locali, in un processo di organizzazione del «potere di tutti» sui terreni dell’educazione alla pace e della costruzione di un «potere di tutti» a superamento di una democrazia rappresentativa oligarchica.

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9 Giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Finale di sistema

Elezioni regionalidi Lanfranco Binni

La crisi del sistema politico italiano è entrata in una nuova fase di implosione. Sono decisamente interessanti i dati delle elezioni regionali del 31 maggio. Il primo dato in ordine di importanza è quello del non voto (48%): un cittadino su due non ha votato, e l’astensione ha colpito (passivamente e in buona misura attivamente) l’area politica della destra e della sinistra di sistema. Alle tradizionali ragioni dell’astensione (sono tutti ladri, sono tutti uguali) si sono aggiunte nuove ragioni di profondo dissenso politico, di dichiarata non partecipazione al gioco truccato di una democrazia rappresentativa infetta, dell’uso della cosiddetta volontà popolare da parte del partito unico della “nazione” che unisce destra e sinistra. Questa tendenza di astensionismo politico, già clamorosamente evidente nelle elezioni regionali del 2014 in Emilia Romagna, si è accentuata nelle regioni “rosse” (Liguria, Toscana, Umbria, Marche) mentre l’astensionismo non è aumentato in Campania e in Puglia. Il secondo dato è la salutare flessione del Pd, abbandonato da due milioni di elettori, in parte di antica tradizione Pci (rifluiti nell’astensionismo, nelle formazioni della “sinistra radicale”, nel Movimento 5 Stelle o nel populismo razzista della Lega) e in parte di destra (rifluiti nell’astensionismo o nella Lega). Il terzo dato è la forte affermazione del M5S, che prosegue, nonostante tutte le campagne dei media al servizio del sistema politico, la sua positiva crescita all’esterno del sistema, dentro e contro, su una linea di tenace autonomia che si dimostra vincente. Anche il M5S ha perso voti rispetto alle elezioni politiche del 2013, ma si va estendendo e qualificando il suo radicamento territoriale. Il quarto dato è la dispersione della destra berlusconiana, che non sembra trovare una via d’uscita nella “plebe” della Lega: i fiduciari della finanza internazionale sono nel Pd renziano. Il quinto dato è la sopravvivenza di sacche di resistenza testimoniale della “sinistra radicale”, spesso ridotte a un ruolo di ruota di scorta del Pd.

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