14 Luglio 2019
pubblicato da Il Ponte

Corsi e ricorsi

Carola Racketedi Giancarlo Scarpari

Non sappiamo se la strategia politica messa in atto da Salvini gli sia suggerita dallo staff di Luca Morisi, da qualche prefetto memore del passato o se invece sia frutto di personali tendenze autoritarie. Sta di fatto che quella adottata per perseguire i migranti, in genere, e le navi che li raccolgono in mare, in particolare, non è poi molto originale, vantando anzi precedenti significativi.

Uno di questi ha visto già allora gli italiani all’avanguardia. Quando Alfredo Rocco presentò al Senato il disegno di legge «Sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche», una delle «leggi fascistissime», non aveva davanti a sé più alcuna concreta opposizione (siamo al 14.12.1925) e poteva perciò parlare senza tanti giri di parole: il partito fascista aveva dovuto «per necessità uscire dalla legge» per affermarsi (ma si era subito assicurato l’immunità grazie al varo di un’amnistia); ora era giunto il momento di sostituire «alla vecchia legalità la nuova legalità fascista»; per far questo bisognava permeare di un «nuovo spirito tutto l’ordinamento giuridico»; e così, a quel punto, i fascisti avrebbero potuto «stare rigidamente nella legalità».

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28 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Sea Watch e migranti: Pilato, Nerone e il suo popolo

di Angelo Tonnellato

È vero, la Corte di Strasburgo non ha dato ragione al nostro ministrello dell’Interno quando, qualche giorno fa, pronunciandosi sul ricorso presentato dalla coraggiosa capitana della Sea Watch 3 e da una quarantina di migranti, invocanti gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, si è in pratica rifiutata di chiedere al governo italiano un provvedimento provvisorio d’urgenza che consentisse ai migranti di sbarcare e, conseguentemente, di presentare proprio alle autorità italiane una richiesta di protezione internazionale.

La Corte ha parlato attraverso un ventriloquo che ha un nome tragicamente antico: Ponzio Pilato. Evidentemente per dare corpo a un vero e proprio diniego di giurisdizione, se non addirittura di negata giustizia, la Corte non poteva appigliarsi a diverso precedente. Il tecnicismo ha funzionato ancora una volta: da un lato si dice che la situazione dei migranti dopo alcune settimane di stallo non è tale da integrare il rischio di vulnerabilità, dall’altra si raccomanda al governo italiano di prestare assistenza; talché, funzionando eventualmente il meccanismo escogitato dalla Corte per cavarsi d’impiccio, la situazione di fatto potrebbe anche protrarsi all’infinito.

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