Sea Watch e migranti: Pilato, Nerone e il suo popolo

di Angelo Tonnellato

È vero, la Corte di Strasburgo non ha dato ragione al nostro ministrello dell’Interno quando, qualche giorno fa, pronunciandosi sul ricorso presentato dalla coraggiosa capitana della Sea Watch 3 e da una quarantina di migranti, invocanti gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, si è in pratica rifiutata di chiedere al governo italiano un provvedimento provvisorio d’urgenza che consentisse ai migranti di sbarcare e, conseguentemente, di presentare proprio alle autorità italiane una richiesta di protezione internazionale.

La Corte ha parlato attraverso un ventriloquo che ha un nome tragicamente antico: Ponzio Pilato. Evidentemente per dare corpo a un vero e proprio diniego di giurisdizione, se non addirittura di negata giustizia, la Corte non poteva appigliarsi a diverso precedente. Il tecnicismo ha funzionato ancora una volta: da un lato si dice che la situazione dei migranti dopo alcune settimane di stallo non è tale da integrare il rischio di vulnerabilità, dall’altra si raccomanda al governo italiano di prestare assistenza; talché, funzionando eventualmente il meccanismo escogitato dalla Corte per cavarsi d’impiccio, la situazione di fatto potrebbe anche protrarsi all’infinito.

Il rancido retrogusto politicistico della decisione credo che si avverta a naso; e non v’è bisogno alcuno di insistervi su più di tanto. Del resto sono queste le occasioni in cui le istituzioni europee si degradano agli occhi sia di chi ancora conserva un sogno europeo che di quanti, invece, lavorando con alacrità alla catena di montaggio degli incubi, ritengono di aver domato anche l’unica per quanto imperfetta giurisdizione continentale.

I risvolti italiani sono quelli che era facile aspettarsi. Il prototipo aggiornato dell’ausiliaria di Salò di cui non ricordo mai il nome: arrestiamoli tutti e affondiamo la nave! Sale non si chiede di spargerne perché il mare è già salato di suo e quindi almeno quello si può risparmiare. Il ministrello dell’Interno invoca – anzi ingiunge – ai giudici di intervenire per reprimere un non meglio specificato (e specificabile) “atto ostile” di una nave (comunitaria) disarmata e piena di migranti. E dileggia l’opposizione che va in gita turistica nell’isola: proprio lui che da un anno e mezzo fa gite turistiche a spese dell’erario.

Di rincalzo, l’inverecondo balilla berlusconiano straparla in stile: come diceva Benedetto Croce, la vecchiaia se non prende alle gambe prende alla testa. Amen.

Stamattina (27 giugno) «L’Arena di Verona» spara in prima pagina, su tutt’e sei le colonne di cui dispone, Verona, il giorno più caldo di sempre. In fondo pagina una foto sul ritrovamento dei cadaveri di un padre e della sua bambina annegati mentre cercavano di raggiungere gli Stati Uniti: il Messico è lontano, Lampedusa è relativamente più vicina; e quindi in prima pagina parliamo del Messico. Il nord-est cattolico, solidarista e con quel tanto di universalismo romano che pure lo ha caratterizzato a lungo, diventa sempre più venetista; e ogni giorno deve liberarsi di qualche pezzo di quella cattiva abitudine che si chiama Vangelo. Qui la Lega prende il 50% dei voti. Qui più che altrove il nuovo Nerone da operetta può trovare il suo popolo; e viceversa. Cristo o Barabba?  Barabba, naturalmente. Lo dice anche la Corte di Strasburgo

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