8 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Così è se vi pare: cronaca di una crisi pirandelliana

la grande guerradi Giuliano e Piergiovanni Pelfer

Le elezioni politiche del 4 marzo si sono risolte con un governo Lega-M5S in un modo apparentemente rocambolesco, almeno per la stampa italiana ed europea. La sorpresa per questo esito è stata manifestata su tutti i media e da tutti i commentatori politici italiani ed europei, che mai si sarebbero aspettati un simile esito. Questo fatto dimostra la scarsa comprensione, da parte dei media di ogni tipo, dei processi sociali e politici nella società italiana, per l’adesione acritica al pensiero unico figlio della Mont Pelerin Society da parte del mainstream dei commentatori politici e dell’establishment politico.

Gli attori principali di questa commedia pirandelliana sono stati molti. Alcuni attori non protagonisti, loro malgrado, come Rosato e Renzi; altri attori protagonisti che hanno seguito in modo scrupoloso il canovaccio ben definito nei dettagli ma aperto all’improvvisazione necessaria in questi casi, come il presidente della Repubblica Mattarella, Matteo Salvini e Luigi di Maio; i pessimi attori dell’establishment europeo e i media mainstream italiani ed europei. Prima delle elezioni e anche immediatamente dopo il risultato elettorale, le forze politiche non erano così chiaramente schierate in forze filo-establishment e in forze populiste. Il buon Rosato aveva scritto una legge elettorale che avrebbe dovuto creare un Parlamento dove il Partito democratico e Forza Italia avrebbero avuto la maggioranza dei deputati e dei senatori. Si sarebbe costituito così un governo di larghe intese che avrebbe lasciato all’opposizione le forze populiste.

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15 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Sovranismi: perché essere contro

Sovranismidi Rino Genovese

Steve Bannon, l’ideologo della campagna elettorale di Trump negli Stati Uniti, è intervenuto qualche giorno fa in Francia in una riunione del Front national (che cambierà nome, si chiamerà Rassemblement national: piccola correzione che dimostra come questo partito non riesca ad andare molto in là nella transizione da una classica estrema destra a un populismo neoperonista – ma di questo dopo…). Ecco quello che Bannon ha dichiarato: “Marine Le Pen lo ha spiegato bene: non ci sono più una destra e una sinistra, si tratta di un’invenzione dell’establishment e dei media per impedirci di arrivare al potere. Lei lo ha detto perfettamente: considerate lo Stato-nazione come un ostacolo da superare o come un gioiello che dev’essere lucidato, curato, mantenuto?” (da “Le Monde” del 13 marzo 2018).

Da decenni si parla di un declino dello Stato-nazione, di una perdita di autonomia della politica sottoposta al primato di un’economia finanziarizzata e globalizzata, di un neoliberalismo planetario: qualcosa di più del semplice credo economico neoliberista, una vera e propria antropologia a vocazione universale, che punterebbe – trovando tuttavia non poche resistenze da parte delle culture particolari – a diventare l’unica cultura sulla faccia della terra. Ora, da questa situazione si possono prospettare due uscite: o verso il passato, con i nazionalismi più o meno spinti, con il protezionismo economico (i dazi di Trump), oppure guardando al futuro, verso formazioni statali sempre più sovranazionali e postnazionali, che abbiano in sé il principio di un federalismo “dall’alto”, nel senso di un’integrazione tra Stati, e al tempo stesso quello di un patto tra gruppi sociali diversi, anche tra culture differenti, per un controllo democratico “dal basso”.

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