31 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Catalogna: un sintomo

Repubblica di Catalognadi Marcello Rossi

«Il 2 giugno non saranno elezioni: sarà la riconciliazione di un popolo. Attenderanno, alle porte dei seggi elettorali, ancor prima che arrivino gli elettori, lunghissime file di ombre: i nostri morti, lontani e recenti: i giovinetti partigiani caduti alla macchia, i vecchi che non parlarono sotto la tortura, le donne e i bambini spariti nelle nebbie della deportazione. Chiederanno la pace: e l’avranno, la pace con giustizia: la repubblica».

Questo brano in cui Piero Calamandrei proponeva sul Ponte una sua interpretazione del referendum monarchia/repubblica del 2 giugno 1946 mi sembra si addica a quei parlamentari catalani che il 27 ottobre u. s. hanno votato per la repubblica. Anche loro hanno voluto dar voce ai loro morti: ai giovinetti partigiani che caddero combattendo contro Francisco Franco, ai vecchi che non parlarono sotto la tortura franchista. La repubblica per loro rappresenta la vittoria sulla dittatura. Qui sta la grande differenza tra la Spagna e il resto d’Europa che sconfisse fascismo e nazismo settantadue anni or sono. L’Europa – e in particolare l’Italia con la Resistenza – ha vinto sul nazifascismo, la Spagna no: la sua monarchia è un lascito del franchismo.

Continua a leggere →

31 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

La disinformazione sulla Catalogna

Catalognadi Paul Arrighi

Accadono cose gravi in Catalogna e nella penisola iberica. L’autonomia e la libertà di autodeterminazione della Catalogna sono messe in causa in maniera brutale da un potere meschino, usurato, senza credibilità né visione storica, donde la pallida e trista figura di Mariano Rajoy, che fa proclamare da quella sorta di camera dei lords senza grandezza né vera legittimità che è il Senato l’improbabile art. 155, con la complicità di quel che resta del Psoe, onta del socialismo europeo.

Sta per determinarsi il peggio, laddove si avrebbe creduto che le basi di Franco fossero definitivamente sradicate!

Noi occitani, che siamo geograficamente e culturalmente almeno tanto vicini alla Catalogna e alla Spagna quanto a Parigi e alla Mitteleuropa, abbiamo troppo sofferto per lo schiacciamento della Catalogna nel 1939 e le vergognose condizione della tragica «Retirada» per lasciare ancora una volta strangolare una speranza. E cosí dobbiamo conciliare memoria, coscienza e avvenire per un mondo retto da logiche meno limitate e meno brutali. Dobbiamo svolgere il nostro ruolo di artigiani per intercedere a favore di un vero compromesso e della pace civile, al servizio di un’altra Europa, che sia davvero piú democratica e vera espressione della libertà dei popoli.

Continua a leggere →

31 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

W la Catalogna!

Catalognadi Mario Monforte

Il 27 ottobre 2017, verso metà del pomeriggio, il parlamento catalano ha proclamato la costituzione della Repubblica di Catalogna, come realtà effettivamente autonoma, perciò indipendente dal Regno di Spagna, dato ciò che è questo Regno. I catalani ormai non potevano, né dovevano, fare altro: per tutelare la loro realtà, storica e attuale, la loro autonomia, il loro presente e il loro futuro (peraltro sono autonomisti e repubblicani da sempre, dal tempo della guerra civile del 1936-39, in cui hanno combattuto i golpisti di Franco con estremo valore).

A fronte vediamo il bieco Rajoy, con il patibolare re Felipe, a capo di uno Stato che è post-franchista ma non anti-franchista, quindi para-franchista (ossia fascista, ma pare addirittura quasi un’offesa perfino al fascismo assimilarlo all’ottusità brutale e retriva di Franco e franchisti), che è diventato Regno, restaurato con tanto di Borboni, morendo, dal dittatore Franco: duramente centralista, liberale su alcuni versanti, ma sotto “strettoie”, cioè di destra, di estrema destra. E il post-franchismo ma non anti-franchismo quindi para-franchismo caratterizza il Partito popolare spagnolo, ma anche una serie di posizioni di fondo dello stesso Psoe (Partito socialista operaio spagnolo: che cosí disonora il suo stesso nome). E Rajoy con il suo partito sono affiliati nell’Ue al Partito popolare europeo, a cui (ma guarda un po’!), è affiliato anche Berlusconi con la nostrale Forza Italia. E il bolso è Tajani, presidente del parlamento Ue, che, insieme a quel figuro di Juncker, si è affrettato a proclamare che l’Ue non riconoscerà la Repubblica di Catalogna – e se ne dubitava?

Continua a leggere →

30 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Appena fuori. Diario cinematografico (VIII)

Colore nascosto delle cosedi Antonio Tricomi

Silvio Soldini, “Il colore nascosto delle cose” (24 settembre 2017)

Devo essere sincero: a me è parso narrativamente – ripeto: narrativamente – disonesto, perché mette in scena l’abusato canovaccio in sé di una storia d’amore qualunque e in quanto tale, con le paure e gli slanci, i ricatti e gli ardori, la gioia e i pentimenti, le ipocrisie e la dolcezza che ciascun rapporto erotico genericamente comporta. Detto altrimenti, i due personaggi che danno forma alla relazione raccontata nel film non soltanto appaiono maschere giusto un filino, cioè appena superficialmente, caratterizzate, ma avrebbero persino potuto non essere, rispettivamente, una donna da tempo privata della vista e un uomo di più di quarant’anni cronicamente immaturo senza che ciò obbligasse minimamente il regista a modificare l’autentica strategia di significazione implicata dal Colore nascosto delle cose.

Che infatti, non volendo realmente sondare il tragico disagio esistenziale dell’una o la vile cialtroneria dell’altro, ma preoccupandosi quasi esclusivamente di ricavare, dai diversi approcci alla vita esibiti dai protagonisti, indispensabili espedienti narrativi per dar corpo, appunto, a una vicenda amorosa in fondo in fondo del tutto ordinaria, nient’altro si dimostra che un’esile commediola tra le tante e, come tante, sostanzialmente insapore. Magari persino graziosa, qui e là, e specie nei suoi lacerti più direttamente comici, o comunque brillanti, e poi nelle migliori sequenze in cui l’intera responsabilità di dare forza alla rappresentazione ricade sul viso, sulla mimica di una Valeria Golino quanto mai espressiva, senza alcun dubbio bravissima. E però, in estrema sintesi, un’operina di garbo priva di una sua qualche identità vera, irrimediabilmente già vista mille e altre mille volte.

Continua a leggere →

26 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Volti senz’anima

Renzi e Berlusconidi Massimo Jasonni

Ciò che accomuna il Pd, cosí come ora si presenta nell’immagine dell’attuale segretario, e Forza Italia, come si ripropone nella fotografia di un Berlusconi che sfida la vecchiaia, temiamo non sia solo una momentanea e fugace ipotesi di accordo preelettorale, ma nasconda ragioni di intesa ben piú salde e profonde. Come dire? Nozze d’amore, o se si vuole stare all’idea di solidità del vincolo di Schopenhauer, nozze per interesse. E quale interesse, e con quale forza dettato dal dominio dell’economia.

Certo nel rinnovato dialogo tra Renzi e Berlusconi ci sono anche obiettivi superficialmente strumentali, non ultimo quello dell’accorparsi per cercare di contenere l’assalto dei 5S, divenuti prima forza politica italiana e destinati, nonostante l’ostilità delle fonti di informazione, a crescere di numero. Tuttavia, non è questo che determina la perversa comunanza di intenti; ma un qualcosa che merita un attimo di cura nella riflessione, giacché parliamo di un comune programma di radicale mutamento dell’assetto costituzionale del Paese.

Continua a leggere →

24 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Calabria: una messa a fuoco

Calabria

di Roberto Russo

L’estate appena trascorsa ha confermato un triste primato italiano: la sua più meridionale regione peninsulare, la Calabria, è e resta una delle porzioni più povere e dimenticate del Paese. Una regione afflitta da antichi vizi e incurabili mali che, seppur tipici di tutta una nazione, nel Mezzogiorno sembrano ingigantirsi per assumere proporzioni ciclopiche. Una vecchia storia legata a una ben nota “questione meridionale” mai risolta, che ci si trascina dietro almeno dall’Unità d’Italia e che, nelle sue camaleontiche variabili ideologiche, sociali, territoriali e politiche, rimarca una perseveranza nel malcostume dura a morire. Nonostante i falsamente buoni (quanto inutili) propositi delle classi dirigenti locali susseguitesi negli ultimi decenni, lo status di regione ultima, quindi, non solo permane ma, purtroppo, si rafforza inesorabilmente.

Continua a leggere →

22 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Appena fuori. Diario cinematografico (VII)

Cuori puridi Antonio Tricomi

Roberto De Paolis, “Cuori puri” (2 giugno 2017)

Caro Goffredo, ma c’è davvero bisogno, per parlare bene di un film dignitosissimo – e definirlo così mi pare già una maniera di riconoscergli un gran merito –, di ricoprirlo esageratamente di lodi, come hai fatto in un contributo postato lo scorso 27 maggio sul sito di «Internazionale», spingendoti addirittura a rinvenirne i modelli nei lavori dei fratelli Dardenne, e questo passi, poi però anche nelle opere di Robert Bresson? Credi realmente utili – anzitutto agli autori, a maggior ragione se ai primi passi – elogi tanto sopra le righe? Specie qualora entusiasmi siffatti implichino il rischio del pur non totale fraintendimento della pellicola in questione, magari troppo strumentalmente interpretata alla luce di proprie convinzioni – diciamo così – comprensibilmente post-politiche? Nel caso specifico, in conformità con i postulati, ad oggi ultimi, di quel tuo – spesso anche proficuamente irascibile ma, da qualche tempo, più del concesso, temo, paternalistico – “fofismo” – nel quale però, come sai, mi ostino comunque a riconoscere la voce di un irrinunciabile maestro – persuasosi, ormai da un po’, che quello «cristiano», perlomeno in Italia, sia l’unico ethos rimasto, dopo il «tradimento attuato dall’ex sinistra dei valori sociali, socialisti», e in una nazione «senza politica, retta quasi sempre da classi dirigenti corporative ed egoiste quando non mafiose». Diagnosi per il resto impeccabile, ma che, nell’osservare il mondo cattolico, corre il pericolo di scambiare la pagliuzza per la trave. Lo zoccolo duro dei nostri credenti si sente infatti tuttora orfano di papa Benedetto XVI; insegue, oppure rimpiange, un mai rinnegato, o talvolta perduto, stile di vita piccolo-borghese; chiuderebbe volentieri le frontiere nazionali; pensa sia in atto una guerra di religione; guarda con favore alla recrudescenza di uno spirito da crociata; giudica la cultura islamica incompatibile con le regole della civiltà occidentale.

Continua a leggere →

19 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Perché Battisti?

Battistidi Mario Pezzella

Perché lo Stato italiano, a quarant’anni di distanza dai crimini di cui è accusato, desidera con tanto accanimento l’estradizione di Cesare Battisti? (Il quale, va detto, non fa proprio nulla per suscitare qualche simpatia nei suoi confronti, tra fughe, comparsate in spiaggia, dichiarazioni provocatorie e insipienze narcisistiche più adatte a una spy story che a un ragionamento politico). Si tratta di dimostrare qualcosa, affermare un principio, emanare un monito, in nome delle vittime del terrorismo o della giustizia universale? No, le motivazioni sono più contingenti e concrete: hanno a che a che fare con la memoria e la storia che si vuole imporre degli anni settanta. La richiesta di estradizione intende ribadire che le violenze accadute allora in Italia non hanno nulla di politico, si tratterebbe di singoli episodi criminali efferati, giudicabili come tali. Non avrebbe dunque senso parlare di amnistie o pacificazioni a livello collettivo, perché significherebbe ammettere la natura sociale e politica dei conflitti che hanno devastato l’Italia, e questo è ancora intollerabile per gli eredi dei partiti di governo allora esistenti. Un’ammissione simile, infatti, comporterebbe il riconoscimento che anche da parte delle istituzioni ci fu un progetto politico violento – il terrorismo di Stato, le torture in carcere, gli attentati fascisti guidati dai servizi deviati – e non semplicemente impazzimenti di gruppi ristretti ed efferatezze individuali, come si è cercato invano di dimostrare per Piazza Fontana o la strage di Bologna.

Continua a leggere →

17 ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

La sinistra al bivio

La sinistra al biviodi Giancarlo Scarpari

È passato un anno da quel 4 dicembre 2016 che interruppe il sogno di Renzi di riformare l’Italia. Ma quel risultato è stato archiviato in fretta, quasi si fosse trattato di una semplice sosta in un viaggio da riprendere subito, dopo un semplice cambio della guardia (col passaggio del testimone del governo a Gentiloni) e una nuova investitura al segretario del partito da parte del popolo del Pd (con la celebrazione del rito delle primarie).

Invece è da lì che bisogna ripartire per comprendere quello che sta succedendo oggi, poiché, all’ombra dell’asserita competizione per difendere o meno la Costituzione, si è conclusa quel giorno la prima fase di una lotta politica tra e dentro i partiti – soprattutto in quello democratico – lotta caratterizzata da finalità e scopi che in realtà poco avevano riguardato la difesa dei principi della Carta.

Renzi aveva infatti usato il referendum come clava per vestire definitivamente i panni del leader della Nazione, assumere un controllo totalitario sul Pd e sbarazzarsi, strada facendo, dell’opposizione interna. La sfida baldanzosamente lanciata all’insegna di “Renzi contro tutti” si è risolta invece con la vittoria di “tutti contro Renzi”, poiché lo statista di Rignano è riuscito nella miracolosa impresa di far coalizzare tra loro tutte le opposizioni, dalla sinistra ai grillini ai fascio-leghisti e di fornire, contemporaneamente, utili suggerimenti alle destre in vista delle successive campagne elettorali (suggerimenti prontamente raccolti, come si è visto, nelle amministrative di giugno e, come presto si vedrà, anche in quelle siciliane di novembre).

Continua a leggere →

14 ottobre 2017
pubblicato da Rino Genovese

Dieci anni di Pd

Dieci anni di Pddi Rino Genovese

I Prodi e i Parisi hanno oggi di che lamentarsi, ma la responsabilità della tragedia ridicola chiamata Pd è anzitutto loro e dei loro amici, di quelli cioè che credettero di fare un partito, anzi di cambiare un intero sistema politico, a tavolino, con un’operazione da piccoli apprendisti stregoni dediti, nel caso, al gioco del meccano. All’inizio c’era una composita coalizione di centrosinistra, alla fine uno pseudopartito altrettanto composito – ma con una sensibile differenza: esso aveva introiettato il virus del berlusconismo, quello delle formazioni politiche prive di un’identità che non fosse quella di un leader, dei suoi interessi, dei suoi vizi. A quel punto lo pseudopartito, fondato sul mito più o meno plebiscitario delle “primarie”, era del tutto scalabile da un avventuriero qualsiasi. Come poi è avvenuto.

Continua a leggere →