1 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

Da Scarface a Gomorra

Gomorradi Mario Pezzella

La terza serie di Gomorra è ben fatta, un buon prodotto di genere, che non ha nulla da invidiare a quelli americani. Stupisce però che Saviano, i registi, gli attori rispondano con profonda irritazione quando gli si pone il problema di una eventuale identificazione dello spettatore con i personaggi criminali. Eppure che una possibilità del genere esista lo aveva notato lo stesso Saviano in Gomorra libro, descrivendo l’oscura fascinazione che attrae i seguaci del capo camorrista e non si lascia ridurre a motivazioni unicamente economiche e utilitarie: “Avere potere per dieci anni, per un anno, per un’ora. Non importa la durata: vivere, comandare per davvero, questo conta. Vincere nell’arena del mercato e arrivare a fissare il sole con gli occhi come faceva in carcere Raffaele Giuliano, boss di Forcella, sfidandolo, mostrando che il suo sguardo non si accecava neanche dinanzi alla luce prima”. Questo godimento osceno del potere, spinto fino alla distruzione e all’autodistruzione, fa parte del lato oscuro dell’economia del capitale, che nel parossismo criminale si esprime senza riserve, si espone nella sua radicalità.

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