7 agosto 2017
pubblicato da Rino Genovese

Le grandi migrazioni

migrazionidi Rino Genovese

Nell’immaginario europeo l’Africa è il continente dell’immobilità, da sempre relegato ai margini della storia. Nella realtà non è mai stato così: i movimenti migratorî interni – per sfuggire alla carestia, alla siccità, alla desertificazione – sono frequenti in quelle popolazioni. A essere mutata, negli ultimi decenni, è in larga misura la direzione del movimento, il che indica l’uscita di una parte di quelle donne e di quegli uomini dalla rassegnazione: da sud verso nord, cioè verso i ricchi paesi europei, alla ricerca di una vita liberata dalla costrizione del bisogno.

Chi da noi non ha compreso che questo movimento è inarrestabile (epocale, si direbbe, con espressione un po’ roboante) si condanna a restare fuori, ancorandosi ai vecchi pregiudizi, dal processo storico contemporaneo. Di una contemporaneità – è bene ripeterlo – composta da una congerie sfasata di tempi diversi, in cui i più recenti ritrovati della tecnica si combinano, anche nell’Occidente moderno, con i miti e le ubbie del passato, con le chiusure nazionalistiche e identitarie ovunque prepotentemente risorte.

Continua a leggere →

16 dicembre 2015
pubblicato da Il Ponte

Il naufragio della «modernità» del capitalismo

naufragiodi Lanfranco Binni

Ormai siamo ai bollettini di guerra, di una guerra postmoderna in cui implode il cortocircuito tra «antico» e «moderno», tra mezzi convenzionali (i bombardamenti, il terrorismo, le rappresaglie, la propaganda, la disinformazione) e nuove tecnologie di distruzione (le campagne di comunicazione, i nuovi armamenti hi-tech). Dietro la «strategia del caos», della guerra di tutti contro tutti (dalla geopolitica all’esercizio quotidiano del dominio di potere sulle singole esistenze), un lucido e «antico» disegno di natura esclusivamente economica: la tenace resistenza del modo di produzione capitalistico alla crisi del suo insostenibile «modello di sviluppo» che sta devastando il pianeta. Le devastazioni strutturali, in nome delle necessità dei mercati finanziari (l’«uovo del serpente»), procedono in stretto rapporto con devastazioni politico-culturali sempre più rabbiose: la supremazia indiscutibile (da non mettere in discussione) della «civiltà» dell’imperialismo occidentale, lo svuotamento della democrazia formale a cui contrapporre i «valori» della predazione economica e del consumo forzato di merci, del malthusianesimo, della xenofobia, la divisione profonda tra le vittime della guerra economica e militare, schierate come complici subalterni e «rifiuti» da schiacciare.

Continua a leggere →