11 agosto 2017
pubblicato da Il Ponte

Sciopero dei docenti e ricercatori universitari. Di cosa stiamo parlando?

sciopero docentiDi Francesco Biagi e Fabio Mengali [dottorandi]

[Articolo pubblicato su Global Project]

Uno sciopero dall’alto?

In linea di principio quando parliamo di uno sciopero è assurdo pensare subito ai danni che potrebbero subire i soggetti interessati dal blocco di un’attività lavorativa: lo sciopero, per definizione, non può essere privato dei disagi economici e sociali che porta con sé qualsiasi tipo di astensione dal lavoro. È dunque un vizio giornalistico e dell’ormai opinione pubblica della politica valutare moralisticamente lo sciopero perché sinonimo di divisione, di tensione tra diverse categorie di lavoratori, di “un interesse privato” contro il “bene pubblico”. Figuriamoci se a parlare sono i docenti universitari sui quali, in parte meritatamente e in molta parte no, persiste lo stereotipo di improduttività, nepotismo, ladri di risorse pubbliche.

Nel nostro caso, la decisione di 5.444 docenti e ricercatori di annullare il primo appello della sessione di recupero estiva viene interpretata sulla base degli inconvenienti che causerà agli studenti. Sicuramente, la perdita di uno dei due appelli renderà più difficile l’approvazione delle prove ai fini delle lauree e dell’accumulo dei crediti necessari per Erasmus e borse di studio. Ma, come anticipato prima, la lente moralizzatrice delle azioni di sciopero non serve a niente se non mettiamo a tema le ragioni politiche e rivendicative che stanno dietro ad una decisione. In Italia si pretende una società pacificata, si predica la rimozione del conflitto sociale mentre le disuguaglianze aumentano vertiginosamente.

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29 aprile 2016
pubblicato da Il Ponte

Sovranità limitata

Sovranità limitatadi Giancarlo Scarpari

Oggi da più parti si celebrano i funerali dello Stato-nazione e sorgono lamenti circa la perdita di sovranità subita dall’Italia nel contesto dell’Unione europea. Fino a qualche anno fa queste sembravano essere questioni prevalentemente giuridiche, riservate agli specialisti, ma la crisi economica ne ha evidenziato invece tutto lo spessore  politico, viste le ricadute sociali che i vincoli imposti hanno determinato nel paese. La limitazione della sovranità dello Stato, così percepita di recente, non è però una novità di questi anni, avendo invece alle spalle una lunga storia ed essendo stata addirittura prevista dalla Costituzione

L’art. 11, infatti, non solo afferma che l’Italia «ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», ma aggiunge che «consente, in condizioni di parità con altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni». Dunque, la perdita di porzioni di sovranità era ritenuta ben possibile, ma solo in vista di superiori esigenze di pace e sicurezza, poiché i costituenti ritenevano che i benefici in tal modo conseguiti avrebbero ampiamente compensato le eventuali autolimitazioni adottate.

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