2 luglio 2017
pubblicato da Rino Genovese

Bersani e la parola magica “protezione”

Bersanidi Rino Genovese

Dunque Pisapia sembra infine essersi reso conto che presentarsi alle elezioni con Renzi sarebbe stato deleterio – oltre che sostanzialmente impossibile se si è compresa un po’ la psicologia del superometto fiorentino – e ha concluso un patto, siglato in piazza sabato primo luglio con il movimento dei fuoriusciti dal Pd, che per il momento si è dato un nome anche più anodino di quello scelto dagli stessi scissionisti (“Articolo 1 – Movimento democratico e progressista”). Si chiama infatti “Insieme”. Ma insieme per fare che cosa, con quali finalità?

Nel discorso di maggiore spessore politico, tenuto da Bersani, è apparsa quella che potrebbe essere la parola magica di un possibile programma di riforme: “protezione” (che tra parentesi compare anche nell’articolo di Nicolò Bellanca qua sotto, con riferimento a una intervista di Luca Ricolfi). Non v’è dubbio che, se pensiamo a che cosa significhi Stato sociale, il suo scopo è quello di difendere i cittadini nelle disavventure della vita: per esempio, quando ci si ammala, c’è la sanità pubblica che interviene indipendentemente dal fatto che si abbiano o no i mezzi per pagarsi le cure. In questo senso è vero che la parola “protezione” una sua importanza ce l’ha. Ma potrebbe mai essere sufficiente?

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30 giugno 2017
pubblicato da Il Ponte

Una sinistra ideologica che occupa il potere

sinistra ideologicadi Nicolò Bellanca

Nelle sue stimolanti “considerazioni” sulla sinistra politica italiana, Rino Genovese sostiene tre proposizioni tra loro connesse, ma che, come proverò ad argomentare, andrebbero invece tenute distinte. A suo avviso, la sinistra nel nostro paese: 1) è fortemente frammentata; 2) manca di una caratterizzazione ideologica che possa unificarla; 3) dispone di un orizzonte sfocato, ossia di una ridotta chiarezza sulle proprie finalità. Mentre la tesi (1) è difficilmente opinabile, trattandosi di una mera constatazione fattuale, la tesi (2) appare quella che, secondo Genovese, spiega non soltanto la (1), ma anche la (3). Insomma: sarebbe l’assenza di un’impostazione ideologica adeguata ad alimentare il settarismo, e a impedire la formulazione di un programma coerente e incisivo di azione.

Ho tuttavia l’impressione che la tesi di Genovese potrebbe fruttuosamente venire rovesciata. La sinistra italiana rimane ferma al palo, immersa in diatribe interne che la segmentano in continuazione, proprio perché resta ancorata a opzioni ideologiche novecentesche che la rendono incapace di guardare a quello che accade e che potrebbe accadere. Due esempi. Il primo lo traggo da un altro articolo di Rino Genovese su questa rivista, nel quale egli notava con efficacia come l’evocazione dell’Articolo 1 della Carta costituzionale, da parte di una nuova formazione politica di sinistra, fosse un omaggio fuori tempo massimo a un’opzione ideologica. L’altro caso riguarda uno dei temi scottanti delle campagne elettorali dell’ultimo periodo: l’immigrazione.

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