11 agosto 2017
pubblicato da Il Ponte

Sciopero dei docenti e ricercatori universitari. Di cosa stiamo parlando?

sciopero docentiDi Francesco Biagi e Fabio Mengali [dottorandi]

[Articolo pubblicato su Global Project]

Uno sciopero dall’alto?

In linea di principio quando parliamo di uno sciopero è assurdo pensare subito ai danni che potrebbero subire i soggetti interessati dal blocco di un’attività lavorativa: lo sciopero, per definizione, non può essere privato dei disagi economici e sociali che porta con sé qualsiasi tipo di astensione dal lavoro. È dunque un vizio giornalistico e dell’ormai opinione pubblica della politica valutare moralisticamente lo sciopero perché sinonimo di divisione, di tensione tra diverse categorie di lavoratori, di “un interesse privato” contro il “bene pubblico”. Figuriamoci se a parlare sono i docenti universitari sui quali, in parte meritatamente e in molta parte no, persiste lo stereotipo di improduttività, nepotismo, ladri di risorse pubbliche.

Nel nostro caso, la decisione di 5.444 docenti e ricercatori di annullare il primo appello della sessione di recupero estiva viene interpretata sulla base degli inconvenienti che causerà agli studenti. Sicuramente, la perdita di uno dei due appelli renderà più difficile l’approvazione delle prove ai fini delle lauree e dell’accumulo dei crediti necessari per Erasmus e borse di studio. Ma, come anticipato prima, la lente moralizzatrice delle azioni di sciopero non serve a niente se non mettiamo a tema le ragioni politiche e rivendicative che stanno dietro ad una decisione. In Italia si pretende una società pacificata, si predica la rimozione del conflitto sociale mentre le disuguaglianze aumentano vertiginosamente.

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26 settembre 2016
pubblicato da Il Ponte

La scuola in retromarcia

buona scuoladi Giovanna Lo Presti

È appena iniziato un nuovo anno scolastico, il secondo dell’era della “buona scuola” di Matteo Renzi e del ministro-fantasma dell’istruzione, Stefania Giannini. Meritocrazia ed efficienza continuano a essere le parole d’ordine del potere politico; e intanto il caos regna sovrano. Dai trasferimenti dei docenti alle immissioni in ruolo è tutto un susseguirsi di errori, di graduatorie da invalidare, di ricorsi. Il fatto che la Corte costituzionale più di un anno fa abbia ritenuto illegittimo il blocco del rinnovo contrattuale dei pubblici dipendenti non ha avuto ancora alcuna conseguenza. L’evidenza degli effetti negativi della “riforma” Fornero sulla scuola non ha prodotto, analogamente, alcun risultato. La scuola, ed è questa la cosa più seria, in buona parte è ridotta a luogo di contenimento delle giovani generazioni.

Per la prima volta, i dirigenti scolastici hanno elargito un bonus ai docenti meritevoli: non si sa con quali esiti, ma possiamo con ragione ritenere che saranno ritenuti “meritevoli” gli insegnanti più pronti ad accettare la linea ministeriale. E i dirigenti, valutati a loro volta, non avranno voglia di contrapporsi ma si daranno da fare perché i loro sottoposti non contrastino i “processi di riforma” (sostanzialmente autoritari e involutivi), in una spirale che garantirà il trionfo di un modello vuoto e burocratico. Intanto la scuola, quella vera, sta andando sempre più alla deriva. Purtroppo, la gran parte del corpo docente è affetto dalla sindrome della servitù volontaria e rinuncia a cuor leggero all’esercizio della critica, accontentandosi di mugugnare nelle sale insegnanti.

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25 giugno 2015
pubblicato da Il Ponte

Cinque tesi sul benessere nella scuola

scuoladi Giovanna Lo Presti

Una società, come quella basata sul profitto sfrenato,
che non fa onore ai propri insegnanti, è difettosa

(George Steiner).

Dopo Berlinguer, Moratti e Gelmini adesso anche Renzi vuole lasciare il suo segno sulla scuola italiana: la quarta “riforma” della scuola italiana nel breve volgere di tre lustri sta per approdare in Senato. Noi speriamo che quel tratto di mare che la “riforma” deve ancora percorrere sia molto, molto agitato – tanto da impedire all’ingegnosa navicella renziana di raggiungere il porto. Speriamo, insomma, in un bel metaforico naufragio; e speriamo che quello della “buona scuola” sia il primo, importante insuccesso di Matteo il Giovane, perché questo paese non ha bisogno di un primo ministro che auspichi il Partito Unico, il Sindacato Unico e la «Buona Scuola». A differenza del Partito e del Sindacato, la Scuola della Repubblica dovrebbe davvero essere unica – invece ha un suo “doppio” nella scuola privata, che lo Stato vorrebbe far crescere a detrimento della propria scuola. Tant’è che anche quest’anno il “doppio” è già stato rimpinguato con un bel po’ di soldi: più di 470 milioni di euro.

Tale è il protagonismo di Matteo il Giovane da averlo spinto a eclissare la già scialba figura del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, sinora distintasi per l’aria sprezzante e per una singolare (almeno per una glottologa) povertà linguistica: non ha trovato di meglio, per un gruppo di insegnanti che la stavano contestando, che definirli «squadristi».

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