22 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Sovranismi (3): una replica

António Costadi Rino Genovese

I sovranisti “di sinistra” mi ricordano (non me ne vorrà Luca Michelini) gli interventisti democratici (e non solo, anche socialisti e anarchici) che furono sommersi dall’ondata nazionalistica della prima guerra mondiale. Le loro istanze progressive si dissolsero rapidamente dentro il ben più consistente moto imperialistico. Certamente i nazionalismi odierni non sono, per nostra fortuna, aggressivi e guerrafondai come quelli del primo Novecento: piuttosto sono il frutto della paura diffusa nei confronti degli immigrati. Sono il riemergere dell’ethnos all’interno di un demos in via di scomposizione: niente più classi sociali politicamente organizzate, nessun “popolo” se non quello inventato dai populismi, soltanto una massa d’individui atomizzati e terrorizzati dal futuro. È evidente che a creare questa situazione hanno contribuito l’ottusità conservatrice in primis tedesca, le politiche liberiste, la recente crisi. Ma sarebbe questa una ragione per dare ragione a chi ha ancora più torto del “liberal-liberismo”, cioè alla reazione che vorrebbe riportarci indietro, considerandola come una plausibile “difesa della società”? E chi vincerebbe alla fine la partita tra sovranisti, nel momento in cui una socialdemocrazia pura e semplice, sul piano delle singole realtà nazionali, appare fuori fase?

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