10 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Un atto di resistenza personale nel ricordo di Piero

Calamandrei-Pancrazi-Russodi Gianpiero Ballotti

Chi ha conosciuto Piero Calamandrei non può che benedire il proprio destino. Nella seconda metà degli anni cinquanta del Novecento, a Firenze, in via Laura, ci insegnava il diritto processuale civile e insieme – ma dovrei dire soprattutto – ci parlava delle opere e i giorni e del passato, del presente e del futuro della nostra Italia.

Era un signore sui sessanta, alto, elegante, con un accento fiorentino molto accentuato e molto simpatico che non faceva nulla per nascondere, anzi talvolta esibiva. Si capiva subito che era un gran parlatore, uno che sapeva non solo tenere desta l’attenzione dicendo cose interessanti, ma anche guadagnarsi la simpatia degli astanti con aneddoti e battute, pronunciati nei tempi giusti. Esercitava alla perfezione l’arte difficile dell’ironia, cosa nuova alla facoltà di giurisprudenza dove si era abituati a oratori meno brillanti, più paludati.

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