15 ottobre 2018
pubblicato da Il Ponte

La Cgil e Landini

di Luca Michelini

Pur con i limiti di chi non conosce dall’interno le logiche odierne di una grande organizzazione come la Cgil, che pure ho studiato nella sua evoluzione storica e ho avuto modo di conoscere direttamente, per «Il Ponte» ho cercato di seguire l’azione politico-sindacale di Landini, che ritengo molto importante. La notizia è che Camusso appoggia la candidatura di Landini alla segreteria. Se fosse confermata anche dai fatti (sempre meglio dubitare dell’informazione italiana e delle logiche interne delle grandi organizzazioni), questo significa che quanto accadrà al prossimo congresso nazionale potrebbe essere di importanza strategica per il paese.

La preparazione di Landini a questo appuntamento è stata notevole, perché per anni ha costruito la propria candidatura, seguendo una triplice strategia.

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12 ottobre 2018
pubblicato da Il Ponte

Sovranismo e nazionalismo

Sovranismodi Luca Michelini

Se avessimo una stampa degna del nome, potremmo conoscere la situazione politica e sociale francese. Purtroppo non è così e stentiamo perfino a capire la situazione del nostro paese, che ogni volta, infatti, consegna sorprese politiche di ogni genere. Se avessimo, poi, investimenti pubblici nell’istruzione pubblica di ogni grado e livello degni del nome, anche la capacità di lettura e di governo della realtà sarebbe ben maggiore di quella attuale. Stante la situazione disastrosa nella quale viviamo, non possiamo che dare il peso appropriato alla televisione pubblica e privata, che ancora esercita un’influenza notevole sui costumi anche politici della nazione.

Ebbene, una rinnovata Rete 4, cioè quella rete che ora Berlusconi ha deciso di distaccare dal leghismo montante per proporre un più moderato liberalismo, ha trasmesso (il 9 ottobre) un’interessante intervista e confronto politico-giornalistico con Marine Le Pen. Ad affrontarla c’era un aggressivo Bersani e altri giornalisti, anch’essi più o meno antinazionalisti e antisovranisti.

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23 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Il razzismo politico

razzismodi Luca Michelini

A proposito del razzismo e delle politiche razziste esiste, purtroppo, un diffuso malinteso. Si presume, infatti, che politiche discriminatorie siano il frutto esclusivo di ideologie e di prassi apertamente e dichiaratamente razziste. Ci si aspetta che tali politiche e che le ideologie che le sorreggono abbiano necessariamente bisogno di un qualche Manifesto della razza e di qualche intellettuale e scienziato disposto a dimostrare che «le razze esistono». Naturalmente, si deve sapere che il razzismo è anche questo. Ma la storia, e in modo particolare la storia italiana, ci insegna che il razzismo e le politiche discriminatorie hanno anche un’origine diversa.

Ci sono stati autori, ancor oggi osannati dalla destra in doppio petto, che hanno invitato pubblicamente a discriminare certi gruppi etnici e contemporaneamente hanno scritto che il razzismo era una dottrina priva di qualsivoglia base scientifica. Il razzismo non è affatto per forza di cose una teoria biologica della politica. Esiste, cioè, anche il razzismo politico. Esiste fin dall’origine un dato caratteristico delle ideologie razziste: la loro profonda ambiguità, il porsi tra il dire e il non dire, tra l’affermazione e la smentita. Tratto caratteristico di queste ideologie è l’uso deliberato della menzogna, che è addirittura teorizzata come funzionale a descrivere ciò che è “verosimile”. C’è sempre un contesto internazionale che costituisce una camicia di forza per la “patria”, rettamente intesa. C’è sempre una “cospirazione” internazionale da debellare.

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22 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Sovranismi (3): una replica

António Costadi Rino Genovese

I sovranisti “di sinistra” mi ricordano (non me ne vorrà Luca Michelini) gli interventisti democratici (e non solo, anche socialisti e anarchici) che furono sommersi dall’ondata nazionalistica della prima guerra mondiale. Le loro istanze progressive si dissolsero rapidamente dentro il ben più consistente moto imperialistico. Certamente i nazionalismi odierni non sono, per nostra fortuna, aggressivi e guerrafondai come quelli del primo Novecento: piuttosto sono il frutto della paura diffusa nei confronti degli immigrati. Sono il riemergere dell’ethnos all’interno di un demos in via di scomposizione: niente più classi sociali politicamente organizzate, nessun “popolo” se non quello inventato dai populismi, soltanto una massa d’individui atomizzati e terrorizzati dal futuro. È evidente che a creare questa situazione hanno contribuito l’ottusità conservatrice in primis tedesca, le politiche liberiste, la recente crisi. Ma sarebbe questa una ragione per dare ragione a chi ha ancora più torto del “liberal-liberismo”, cioè alla reazione che vorrebbe riportarci indietro, considerandola come una plausibile “difesa della società”? E chi vincerebbe alla fine la partita tra sovranisti, nel momento in cui una socialdemocrazia pura e semplice, sul piano delle singole realtà nazionali, appare fuori fase?

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18 marzo 2018
pubblicato da Il Ponte

Quale Europa? A proposito di una riflessione di Rino Genovese

di Luca Michelini

Su «Il Ponte» Rino Genovese scrive: «Da noi in Europa ci sono adesso i sovranisti di destra (senza virgolette) e quelli “di sinistra” (le virgolette sono d’obbligo) che intendono rifarsi alle vecchie esperienze novecentesche. Senza comprendere che, ammesso che un nuovo modello di Stato sociale e di politiche keynesiane sia possibile ipotizzare, esso andrebbe sul conto di un’Europa completamente riformata in senso sovranazionale (con un’imposizione fiscale progressiva identica o molto simile sull’intero continente, con regole unificate del mercato del lavoro che impediscano delocalizzazione delle imprese e dumping sociale, ecc.), così da fare apparire i vari Stati nazionali europei come quei relitti del passato che sono, non meno di quanto lo fosse il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla nell’Italia risorgimentale».

Alla luce di questa prospettiva, che opportunamente rigetta i “sovranismi di destra”, sembra di capire che anche i “sovranismi di sinistra” abbiano poche ragioni da rivendicare, anche se, al tempo stesso, l’A. non vuole appoggiare la versione “liberal-lberista” che dell’europeismo hanno dato le sinistre al governo.

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10 marzo 2018
pubblicato da Il Ponte

Libero mercato e nazione: sull’esito delle elezioni politiche

Elezionidi Luca Michelini

L’elettorato italiano ha premiato quelle forze politiche, M5S e Lega, che hanno capito che il libero mercato, concatenato a un processo di impressionante allargamento dei mercati, destabilizza in modo radicale la società. Il capitalismo “puro” caro ai liberisti va governato con determinazione: non solo va limitata la libera circolazione delle merci, della forza-lavoro e dei capitali, ma si deve governare la domanda effettiva e l’entità e la direzione degli investimenti pubblici e privati, nonché la roulette della finanza, che va arginata in modo radicale. Lungi dal costituire un ostacolo alla crescita e allo sviluppo, il governo del mercato consente di amplificare entrambe, come insegna la storia. Una società che si affida alla sola logica del profitto non può che implodere. Se si pone come obiettivo il benessere e la felicità dell’intero suo corpo, la società non può che addomesticare quella logica, per altro senza mortificarla nello spazio che gli è proprio e nel quale può dare i frutti migliori.

I grillini trionfano al Sud, chiedendo lavoro; i leghisti al Nord, chiedono che il lavoro si liberi dalle pastoie di un miope liberismo e di un ottuso fiscalismo. Entrambi gli schieramenti, comunque, hanno solide propaggini nazionali. Le ricette che propongono i due schieramenti possono sembrare utopistiche, e forse lo sono: ma segnano una traiettoria inevitabile, cioè un bisogno sociale ed economico ineludibile, che in qualche modo – con tanti compromessi e mille cautele, onde non finire gambe all’aria e preda di nazionalismi di vicinato (Francia e Germania, nell’ordine) – va appagato.

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7 dicembre 2017
pubblicato da Il Ponte

La destra di governo e il neofascismo

Neofascismodi Luca Michelini

1. L’irruzione dei neofascisti ai danni di un pacifico comitato comasco che si occupa di immigrazione può essere commentata anche per il comunicato ideologico-programmatico che l’ha accompagnata. Il collegamento tra idee e azione credo infatti sia utile per capire il fenomeno in questione.

Il fascismo di riferimento di questi squadristi è quello “sociale”: si tratta di un preciso richiamo all’esperienza della Repubblica di Salò, cioè quello pseudo-Stato che il nazismo di Hitler utilizzò per combattere sia gli Alleati, che stavano risalendo l’Italia, sia la Resistenza armata, sorta dopo la disfatta militare e l’8 settembre.

In che cosa consisterebbe il connotato “sociale” di questo fascismo? Se diamo un’occhiata al sito del gruppo neofascista, vediamo campeggiare la lotta alla globalizzazione, al mondialismo, all’europeismo liberale, al capitalismo “puro”, cioè quello non mediato da istituzioni e politiche “sociali” volte a debellare i confitti di classe. E vediamo il solito carosello di personaggi storicamente legati all’estrema destra per militanza e per cultura, coinvolti, per tutta Europa, in una giostra di conferenze, commemorazioni, azioni d’assalto e quant’altro.

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