20 agosto 2018
pubblicato da Il Ponte

Tre capitalismi in Russia: un passo avanti e due indietro

Russiadi Albert Ivanovič Kravčenko

(Traduzione dall’inglese di Patrizia Bernardini)

Lo sviluppo storico della Russia si differenzia da quello occidentale fondamentalmente per la sua non linearità. Con questo termine intendiamo una graduale ascesa dal livello minimo a quello massimo, mentre viene mantenuta la direzione prescelta. Per quanto riguarda la sua economia, la cultura e il modo di pensare della popolazione, la Russia è un paese né capitalista né socialista, ma questo concetto può essere formulato anche diversamente: la Russia è, per l’esattezza, un paese capitalista e socialista in quanto entrambi gli aspetti vi sono presenti, ma nascosti, e si alternano nel corso del tempo: la società russa è talvolta di mercato e talvolta non di mercato. Lo sviluppo millenario del paese oscilla infatti tra due estremi: mercato e non mercato, valori collettivisti e individualisti, orientamenti provenienti storicamente ora dall’Europa occidentale, ora dall’Eurasia.

Nel corso dell’ultimo secolo la Russia ha fatto tre tentativi per introdurre il capitalismo: 1) nel periodo pre-rivoluzione (dal 1861 al 1917); 2) nel periodo post-rivoluzione (dal 1921 al 1929-34); 3) nel periodo post-sovietico (dal 1989 a oggi). Non è possibile considerare questi tentativi come stadi di uno stesso sviluppo, come anelli di un’unica catena, e vedremo perché.

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