11 Gennaio 2020
pubblicato da Il Ponte

Ancora sulla prescrizione. E sui gradi del giudizio penale


di Massimo Jasonni

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede di tutto può essere incolpato, ma non di essere uomo poco coraggioso. Ha avuto il coraggio di affermare pubblicamente che sono stati fatti passi avanti importanti, all’interno delle contrapposte forze governative, nella discussione sull’abrogazione della prescrizione. In ogni caso – ha precisato – «è stato abolito il totem della prescrizione».

In verità, l’istituto della prescrizione penale non è un totem, come il signor ministro sostiene, ma rappresenta una conquista civile di profondo significato etico e culturale nella battaglia che le democrazie hanno condotto nel secolo scorso contro i totalitarismi e in contrapposizione al dogmatismo religioso su cui il diritto dell’età della Controriforma e il Codice canonico del 1917 avevano declinato il principio della non prescrivibilità dei delitti contro la fede. Quelle battaglie hanno preso corpo in Italia, alla fine del secondo conflitto mondiale, con l’approvazione della Costituzione repubblicana. «Il Ponte» è già intervenuto sul tema più volte, e non ha mancato di sottolineare come lo Stato laico, pure erettosi sul principio di sovranità, dunque sull’indisponibilità a consentire impunità o fasce di privilegio nell’intervento punitivo del pubblico ministero, abbia tuttavia affermato la sua idiosincrasia per logiche autoritarie imperniate sulla fissità e sulla rigidità di una giustizia penale “eterna”, depauperata da prefissati confini cronologici.

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13 Ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

Cosa fa il Consiglio Superiore della Magistratura?

John Woodcockdi Ferdinando Imposimato

Secondo un apice del Csm, i giudici non possono andare in tv. Davigo non può parlare della corruzione che costa all’Italia 70 miliardi l’anno. Altri 150 miliardi si volatilizzano per esportazione di capitali ed evasione, mentre i governi violano per inerzia la convenzione europea contro la corruzione. I soldi servirebbero a operai, docenti, forze dell’ordine, pensionati.

Il governo Renzi ha creato un’inutile autorità anticorruzione che non serve. Basterebbe attuare la Convenzione eliminando la prescrizione, l’amnistia per i corrotti e stabilendo pene adeguate. Oggi le pene sono ridicole rispetto ai furti. Qualche esempio: la corruzione in atti d’ufficio (art. 318) è punita fino a tre anni; per il furto con destrezza aggravato (art. 624 bis) la pena è da 3 a 10 anni. L’effetto: la corruzione si prescrive sempre, il furto mai. I ladri vanno in galera, i corrotti restano fuori.

Berlusconi ridusse la pena per il falso in bilancio, strumentale alla corruzione. Il Csm farebbe bene a denunziare tali storture chiedendo di attuare le riforme delle Commissioni Pagliaro e Nordio che invece giacciono al ministero della Giustizia perché non convengono né alla destra, né alla sinistra, né al centro.

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12 Maggio 2016
pubblicato da Il Ponte

L’attacco a Piercamillo Davigo e l’indipendenza della magistratura

Piercamillo Davigodi Ferdinando Imposimato

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, moderato illuminato, ha messo il dito sulla piaga purulenta che da anni affligge l’Italia e alimenta le gravi ingiustizie sociali a scapito di lavoratori, giovani, disoccupati, insegnanti e pensionati: la corruzione politica, che è causa dell’espansione della criminalità organizzata di stampo mafioso e del degrado della vita civile. L’Italia è al 72° posto (su 182 paesi) nella lotta alla corruzione, insieme al Ghana e alla Macedonia e prima della Bulgaria. La corruzione pubblica e privata costa ai cittadini 70 miliardi di euro all’anno, con una tendenza all’aumento. Anziché dare piena attuazione alla convenzione di Strasburgo contro la corruzione del 27 gennaio 1999, ratificata dall’Italia, la legge Severino del novembre 2012 ridusse le pene per la concussione fraudolenta, facendo prescrivere decine di processi contro i grandi ladri di Stato.

Il succo della denunzia di Davigo è chiaro. Occorre non solo correggere la ex Cirielli, la legge mannaia dei processi di corruzione varata da Berlusconi e ancora vigente, ma anche ripristinare la pena per il delitto di concussione (ridimensionata dal ministro della Giustizia Severino), la cui modifica ha provocato – come si è detto – l’estinzione di molti processi, un enorme sperpero del denaro pubblico, un aumento delle tasse per i cittadini e la fuga dall’Italia di migliaia di investitori stranieri.

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