19 Settembre 2015
pubblicato da Il Ponte

Nostra patria è il mondo intero

nostra patriadi Lanfranco Binni

«Nostra patria è il mondo intero / nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta». Era il 1898 quando Pietro Gori pubblicò l’inno dell’internazionalismo libertario che aveva scritto nel 1895. Il 1898 è anche l’anno della dura repressione dei moti di Milano contro il prezzo del pane, stroncati dalle cannonate del generale Bava Beccaris («il feroce monarchico Bava», canterà un’altra canzone di quegli anni: un centinaio di morti e più di quattrocento feriti), premiato da Umberto I con la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia e un seggio in Senato. Due anni dopo, nel 1900, Gaetano Bresci giustiziò il re per vendicare i morti di Milano. «Internazionalismo», «libertà»: due parole, storicamente nate in Europa, che avranno una storia gloriosa e travagliata nel Novecento, terreno di conflitti, equivoci stalinisti, tradimenti riformisti, imposture liberali, fino ai disastri dell’internazionalismo finanziario del mercato globale e alla “libertà dei servi”, liberi di servire, promossa a colpi di guerra economica dall’affarismo neoliberista.

Lo scenario attuale delle migrazioni (soprattutto da sud a sud, in piccola parte da sud a nord e da est a ovest),provocate da guerre senza confini e dalla devastazione occidentale (climatica, geopolitica) del pianeta, rimette al centro della dinamica storica le tensioni conflittuali tra “chiusura” e “apertura”, in una fase in cui le tradizionali sovranità nazionali sono travolte da determinazioni superiori (di capitalismo globale) e i popoli sono consegnati a oligarchie fiduciarie sempre più ristrette. L’aspetto positivo del dramma dell’esclusione dal potere di popolazioni sempre più vaste, tendenzialmente il 99% dei popoli del mondo, è l’oggettivo interesse del nuovo proletariato internazionale a mettere in comune conoscenza, progettualità, resistenza e lotta, nella prospettiva di uno scenario radicalmente diverso: un modello di sviluppo economico consapevole dei suoi limiti, riconversione del modo di produzione capitalistico in economie territoriali fondate sulla cooperazione e sulla massima socializzazione dei beni comuni, in nuove società fondate sul «potere di tutti» e sulla centralità della libera autonomia dei singoli.

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