16 Agosto 2020
pubblicato da Il Ponte

Rispetto, memoria e giustizia

Possetti

di Egle Possetti

[Il 14 agosto, nel secondo anniversario della strage del Ponte Morandi, pochi giorni dopo l’inaugurazione del ponte ricostruito, il Comitato familiari vittime Ponte Morandi, che non aveva partecipato all’inaugurazione istituzionale, ha organizzato una giornata della memoria, in una “radura” sotto il ponte, per ricordare “dal basso” le 43 vittime, in uno spazio circolare segnato da 43 alberi, ognuno diverso dall’altro. La presidente del Comitato familiari vittime, Egle Possetti, ha espresso, con parole dure e antiretoriche, il punto di vista di una collettività indignata e risoluta: un grande esempio di azione civile. Quel discorso, pronunciato subito dopo le parole del presidente del consiglio Giuseppe Conte, invitato a partecipare dal Comitato, sono state trasmesse in diretta da RaiNews24 per poi scomparire nei vari tg nazionali. Tra i giornali, solo «Il Fatto Quotidiano» del 15 agosto ne ha pubblicato integralmente il testo. Lo facciamo anche noi, con piena condivisione. La citazione con cui Egle Possetti conclude il suo intervento è dello scrittore Washington Irving.]

 

Questa giornata è il tentativo di fermare l’oblio. La radura in cui ci troviamo oggi è il primo embrione del futuro memoriale che sarà necessario affinché questa tragedia vergognosa possa restare incisa per sempre. Non ci stancheremo mai di dire queste parole: rispetto, memoria e giustizia.

In questi due anni abbiamo sentito dichiarazioni di profonda arroganza da parte di chi ha gestito e gestisce questa infrastruttura, l’arroganza di chi non ha chiesto scusa nei tempi umanamente accettabili e ha preteso di ricostruire un nuovo ponte dopo quanto avvenuto. Per fortuna, quest’ultima assurda richiesta è stata “stracciata” dalla massima Corte del nostro Stato, che ha dato un importante segnale.

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10 Agosto 2020
pubblicato da Il Ponte

La parola a Matteo Bassetti

[Intervista al prof. Matteo Bassetti, titolare della cattedra di infettivologia presso il Policlinico San Martino di Genova realizzata dal prof. Massimo Jasonni]

Massimo Jasonni: È scientificamente corretto affermare che il virus oggi ha perso carica virale?

Matteo Bassetti: Il virus ha perso forza. La ragione per cui l’ha persa può essere ricercata in molteplici spiegazioni. Quella più probabile la ricaviamo dal lavoro di vari laboratori (per esempio quello di Massimo Clementi, che in Italia è uno dei laboratori all’avanguardia e che è il laboratorio dell’Ospedale San Raffaele) che ci dicono che confrontando i tamponi (quelli a livello respiratorio o quelli naso-feringei) di marzo-aprile con quelli di maggio, giugno e luglio, la carica virale è decisamente più bassa. Quindi questo è un dato di fatto e lo diamo per assodato. Se lo sommiamo al fatto che, nonostante ci siano ogni giorno casi conclamati di infezione, cioè persone contagiate, il numero dei posti in terapia intensiva è oggi di 40 in tutta l’Italia, quando ne avevamo al picco 4.200, e avevamo oltre 35/40.000 persone contemporaneamente infette ricoverate in ospedale o a casa, mi pare evidente che il virus, dal punto di vista della sua manifestazione clinica, è mutato. Basta guardare i dati dell’Istituto superiore di sanità, che ci dicono che oggi abbiamo, tra asintomatici, poco sintomatici o casi cosiddetti mild, oltre il 90%, cosa che non avveniva nel periodo di marzo-aprile, dove avevamo sì 25-30% di asintomatici, ma la grande maggioranza era data da persone che avevano dei sintomi. Dunque Il virus ha sicuramente perso forza.

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7 Agosto 2020
pubblicato da Il Ponte

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Caro Presidente,

a titolo personale e a nome dei componenti della direzione della rivista, Le rivolgo un sentito ringraziamento per le parole che Lei ha usato a Genova in ricordo di Piero Calamandrei e in omaggio al foglio, ancor oggi vivo, che Calamandrei titolò «Il Ponte» nel 1945.

In quelle Sue parole abbiamo riconosciuto, tanto più nel contesto del cordoglio in cui venivano pubblicamente pronunciate, una sensibilità per i valori trasfusi da Calamandrei nella Costituzione repubblicana, e gelosamente custoditi dal «Ponte», che La onora.

Tuttavia, il drammatico quadro di crisi istituzionale di cui soffre il paese, ci impone di ritornare ai temi che furono essenziali nel pensiero del grande padre costituente: 1) l’importanza primaria del lavoro negli assetti politici sovranazionali e nazionali, questione su cui ha scritto, e bene, nei giorni scorsi Marco Revelli; 2) la non concessione di basi militari a potenze straniere non allineate al principio del ripudio della guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; 3) l’effettivo diritto di tutti, e tanto più dei non abbienti, allo studio, anche al fine della creazione di una classe dirigente di statura europea; 4) l’impianto di una Magistratura autonoma e indipendente, momento essenziale per una democrazia, che altrimenti nell’opera di Calamandrei risulta priva di significato.

Abbiamo il fondato timore, che ripetute esternazioni o conclamati progetti di ministri del Suo governo alimentano, che gli scritti di Calamandrei non siano stati non si dica letti, ma nemmeno mai sfiorati.

Con i segni della più alta stima,

Massimo Jasonni

20 Luglio 2020
pubblicato da Il Ponte

No alle camerette, vogliamo le Camere

Cameredi Luca Baiada

Il taglio del numero dei parlamentari è un fossile uscito da una collezione di vecchie mire antidemocratiche. È stato approvato nel 2019, doveva essere sottoposto a referendum in primavera, è stato messo da parte per l’emergenza sanitaria, adesso arriva davanti al giudizio del popolo. E i motivi per votare No sono più solidi di prima.

Un equivoco. Non è vero che il numero dei parlamentari sia indifferente per la rappresentanza, a parità di legge elettorale. Con Camere ampie c’è la possibilità di dar voce a orientamenti minoritari. Camere ristrette favoriscono il conformismo, la volgarizzazione e la semplificazione del discorso politico.

Una leggenda dura a morire. Non è realistico far dipendere il costo della politica dal numero dei parlamentari; comunque, ci sono le spese per il mantenimento delle strutture di sostegno ai lavori. I gruppi politici non vogliono ridimensionarle perché garantiscono comodità e favoritismi. Davvero è la spesa per i parlamentari a fare la differenza? Allora basta ridurre le retribuzioni e rimborsare solo le spese documentate e pertinenti. Le vicende penose, sulle spese di interi schieramenti, spiegano perché si evita questa strada: far chiarezza metterebbe fine alle botteghe.

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20 Aprile 2020
pubblicato da Il Ponte

La pandemia non è né una guerra né una catastrofe naturale

Paziente 1di Giovanna Lo Presti

Man mano che ci si allontana dal 21 febbraio 2020, il giorno in cui l’opinione pubblica viene informata dell’esistenza del “Paziente 1”, appare sempre più chiaro quello che all’inizio si presentava sotto forma di dubbio: ancora una volta la responsabilità umana è stata decisiva nella diffusione di un problema che, se affrontato come sarebbe stato auspicabile, non avrebbe prodotto l’ecatombe che, invece, c’è stata.

Il caso di Mattia, il “Paziente 1” (ma adesso sappiamo che era soltanto l’ultimo di una serie sufficientemente lunga di contagiati) è esemplare: si susseguono una serie clamorosa di errori nell’ospedale di Codogno, da cui Mattia va e viene, sino al ricovero, sino al tampone per accertare la presenza del Coronavirus, attuato dalla dottoressa Malara forzando il protocollo.

Riporto uno stralcio dall’intervista apparsa su La Repubblica il 6 marzo scorso. Alla domanda se l’esecuzione del tampone sia stata immediata, la dottoressa risponde così: «Ho dovuto chiedere l’autorizzazione all’azienda sanitaria. I protocolli italiani non lo giustificavano. Mi è stato detto che se lo ritenevo necessario e me ne assumevo la responsabilità, potevo farlo». L’intervistatore incalza: «Vuole dire che il paziente 1 è stato scoperto perché lei ha forzato le regole?», «Dico che verso le 12.30 del 20 gennaio i miei colleghi ed io abbiamo scelto di fare qualcosa che la prassi non prevedeva. L’obbedienza alle regole mediche è tra le cause che ha permesso a questo virus di girare indisturbato per settimane».

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14 Aprile 2020
pubblicato da Il Ponte

Per non dimenticare

Coronavirus covid-19di Giancarlo Scarpari

Il 31/12/2019 la Commissione sanitaria di Wuhan segnalava all’OMS l’esistenza, in quella località della Cina, di casi “di polmonite ad eziologia sconosciuta”; il 9/1/2020 l’origine del morbo veniva identificato in un nuovo “coronavirus correlato a quello della Sars” ed analoghi episodi venivano segnalati anche in Thailandia, Giappone e Corea del Sud; il Centro Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC), confermando quelle notizie,riteneva peraltro “moderato” il rischio che quel morbo potesse diffondersi in Europa.

Il 22 gennaio, tuttavia,in Italia, con una circolare inviata, tra gli altri, alle Regioni ed a taluni ordini dei medici, il ministro della Salute Speranza forniva una serie di indicazioni sul nuovo coronavirus, prescrivendo all’occorrenza, da parte dei sanitari, l’uso di “mascherine a protezione facciale” (quelle chirurgiche) e, in certi casi, di quelle “a protezione rinforzata” ( quelle denominate FFP2).

Il 30 gennaio L’OMS comunicava che era in atto un’ “epidemia prodotta dal nuovo coronavirus” e dichiarava lo stato di emergenza globale; lo stesso giorno, due turisti cinesi in viaggio in Italia venivano riconosciuti “positivi” al virus e ricoverati in gravi condizioni in un ospedale romano.

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28 Marzo 2020
pubblicato da Il Ponte

Economia di guerra e Covid-19

Economia di guerradi Luca Michelini

1. Macron, Presidente della Repubblica Francese, si è spinto a invocare per l’emergenza Covid-19 la “mobilitazione generale”, “perché siamo in guerra”1. Si invoca, insomma, la creazione di una sorta di economia di guerra. Ciò che del resto sta accadendo in Italia e nel resto d’Europa con un ritardo forse colpevole (il caso inglese essendo il più sconcertante), è paragonabile a provvedimenti tipici di una economia di guerra, anche se le nostre massime autorità, il Presidente del Consiglio Conte e il Presidente della Repubblica Mattarella, hanno finora adottato toni assai più misurati di quelli usati da Macron. Nel recente decreto del Governo italiano, in ogni caso, compaiono disposizioni in merito ad eventuali “requisizioni”2, provvedimento tipico da economia di guerra. E non bisogna dimenticare che le economie di guerra, quando è il “nemico” a dettare la tempistica, nascono spesso con provvedimenti presi poco alla volta, sull’onda dell’emergenza e dei repentini cambiamenti di scenario, senza alcuna predisposizione precedente di una qualche effettiva rilevanza3. Siamo dunque agli esordi di una possibile economia di guerra, i cui sviluppi dipendono dall’evolversi della situazione sanitaria. Così almeno fu il caso dell’Italia nel corso della Prima Guerra Mondiale. E mi limito volutamente a questo esempio perché vittorioso nonostante tutto; cioè nonostante il fatto che è in questa guerra che hanno radici i turbamenti sociali che portarono alla dittatura fascista e dunque alla seconda guerra mondiale.

Se pur tra mille cautele dovute principalmente al fatto che sono uno spettatore di quanto avviene e non appartengo al novero di coloro che guardano “la macchina” dall’interno e quindi hanno informazioni oggi fondamentali per valutare la situazione, ciò che sta accadendo può spingere a svolgere alcune considerazioni di carattere generale.

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21 Marzo 2020
pubblicato da Il Ponte

Il sipario della notte

Cassandra crossingdi Luca Baiada

Non volevo farmi dettare l’ordine del discorso da un cosino invisibile e dai suoi monatti. Ho resistito, anche quando ho visto un uomo al mercato, con la mascherina e sopra una maschera subacquea, di quelle su tutta la faccia e col tubo (per la spesa, indicava col dito e gorgogliava). Però mi ha convinto a scrivere, lo ammetto, un cartellino spaventato sulla serranda del barbiere. Ho pensato al 1939, alle botteghe di Londra sotto la Luftwaffe, con l’avviso: «Open as usual». Adesso ascolto Giorgio Gaber, La peste, 1974.

Prima settimane di tamtam nauseante, poi si mette da parte ogni misura e, come se non bastasse il dolore vero per le perdite di vite umane, l’angoscia di massa diventa obbligatoria. Praticamente non si parla d’altro. Gaber: «La gente ha paura, comincia a diffidare, si chiude nelle case…».

Si inseguono provvedimenti bellici. Sono testi scritti e no, diffusi, rettificati, annunciati, inaspriti. Di critica vera ce n’è poca, tale è il terrore di contraddire la narrazione preventiva e punitiva. Da rileggere, Michel Foucault, Nascita della biopolitica: corso al Collège de France, del 2004. Il biopotere impazza senza il contrappeso di un filosofo, a un Socrate farebbero la multa o mescerebbero cicuta in un vasetto sterile.

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