22 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Macron 2.0: una internazionale liberista per l’Europa

Macrondi Piergiovanni Pelfer

Da «Il Giornale.it» di venerdì 11.05.2018, ore 15:24, firmato Ivan Francese, apprendiamo che Macron ha lanciato un messaggio europeista e lo ha scritto in italiano:

«Il presidente francese pubblica un appello all’unità e al coraggio all’interno della Ue, scrivendo in italiano sul suo profilo Facebook.
Emmanuel Macron si lancia in un appassionato appello a favore dell’Europa e contro i sovranismi nazionali. E per farlo sceglie la lingua italiana, in un breve post comparso sul suo profilo Facebook ufficiale nelle prime ore del pomeriggio di oggi.
“Per l’Europa, scrive il presidente francese, non siamo deboli. Scegliamo. Non siamo divisi. Uniamoci. Non abbiamo paura. Osiamo fare. Non aspettiamo. Agiamo ora”.
Un appello al coraggio, all’unità e all’azione che arriva in anni non facili per l’Unione europea. Fra poche settimane ricorreranno i due anni dalla Brexit, la prima volta in cui uno Stato membro ha votato liberamente per secedere dall’Unione. E non è un caso che Macron abbia scelto di scrivere proprio in italiano esattamente nelle ore in cui a Roma sta per nascere un governo imperniato sull’alleanza fra Lega e M5S, cioè fra i due movimenti politici più critici verso gli attuali vertici politici della Ue che a Bruxelles vedono con il fastidio che dà il fumo negli occhi e forse, ormai che sono davvero vicini, come mai prima, alla presa del potere, anche con un po’ di paura».

Continua a leggere →

17 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Debito tedesco e riparazionismo: un convegno, tante domande

di Luca Baiada

Il convegno della «Fondazione per la critica sociale», La Germania deve pagare per stragi e deportazioni: la memoria spesata non è risarcimento, ha visto una partecipazione così intensa e qualificata che va dato conto subito di qualcosa, anche sommariamente.

Netto, il messaggio di Giuseppe Tesauro: «Carissimi amici, purtroppo non posso essere con voi in questa importante occasione, in quanto da tempo vincolato a un altro impegno. Sapete bene, tuttavia, quanto sono vicino ai vostri problemi e all’ingiustizia di negarvi, ancora oggi, la pienezza di un vostro sacrosanto diritto. Vi auguro un buon lavoro». Il presidente emerito della Corte costituzionale ha dato disponibilità per altre iniziative.

Significative le prese di posizione, per iscritto o di persona, di familiari delle vittime. Nelle loro parole, sulle iniziative memoriali riparazioniste e specialmente sull’Atlante delle stragi, ricorre l’espressione «piatto di lenticchie».

Nel posto giusto – Roma, Museo storico della Liberazione, ex carcere delle SS – i temi sono stati affrontati col massimo sforzo di chiarezza. Proposito dichiarato: porre meglio certe domande, più che trovare risposte di maniera. Proprio così, seguendo le domande, ripropongo i punti principali.

Continua a leggere →

14 maggio 2018
pubblicato da Marcello Rossi

Questa nostra Repubblica

Repubblica italianadi Piero Calamandrei

Ripubblichiamo questo scritto di Calamandrei – il suo ultimo articolo apparso sul «Ponte» (n. 10, ottobre 1956) – che presenta motivi di grande interesse per leggere la realtà attuale. In primis le caratteristiche della nostra repubblica parlamentare che si differenzia – e in meglio – da una repubblica presidenziale in quanto si fonda su una Costituzione rigida e programmatica. Programmatica perché contiene «un vero e proprio programma di trasformazione sociale della società, i cui capisaldi sono quelli del diritto al lavoro, della effettiva partecipazione dei lavoratori al governo, del diritto al salario».
A garanzia di questo programma c’è il presidente della Repubblica che non è un re, che può fare e disfare i governi a suo piacimento, ma «ha il potere di garantire la continuità costituzionale» ricordando ai governi «l’indirizzo programmatico».
Questo per dire che, secondo me, il presidente non può fare un «governo del presidente», né, come si è detto da più parti con una punta di compiacimento, un «governo neutrale», né un «governo di garanzia». Il governo deve essere espressione della volontà popolare che i risultati elettorali hanno messo in evidenza. Rispettando questo principio, il presidente della Repubblica è il rappresentante del potere del popolo e attua «l’impegno preso dal popolo nella Costituzione».

Continua a leggere →

12 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Dallo spettro del governo neutrale al governo M5S-Lega

Sergio Mattarelladi Mario Monforte

La “stramberia” costituzionale e istituzionale della proposta di Mattarella – «governo neutrale», ma ogni atto governativo ha valenza politica, economica e sociale; «governo a tempo», ma la durata del governo la decide il parlamento; «governo di garanzia», ma garanzia di che e per chi; governo con ministri «non piú candidati», ma il presidente della Repubblica non lo può vietare; governo sfiduciato in partenza perché M5S, Lega, e Fd’I non l’avrebbero votato: solo Pd e LeU avevano anticipato il sí, il che già la diceva lunga su tale governo – ebbene, questa “stramberia”, che avrebbe generato un governo di mera conservazione dello status quo, pareva andare a realizzarsi… a meno che non vi fossero “scatti” leghisti e “grillini” dell’ultimo momento. E gli scatti ci sono stati.

La condicio sine qua non di Di Maio per il M5S, cioè un accordo solo con la Lega, e non con il centrodestra, e la messa a latere di Berlusconi-FI, è stata accettata. Pur nell’aperto livore dei “suoi” giornali e giornalisti (in primis Feltri e Sallusti), che attesta come stiano le cose, Berlusconi si presenta come il «padre nobile» che «consente benevolmente» l’avvio del governo M5S-Lega. In realtà, ha dovuto ingoiare la sorte degli sconfitti il 4 marzo (come il Pd, e altri): essere messo fuori gioco. E finalmente, diciamo noi!

Continua a leggere →

8 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Elogio della bocciatura

Elogio della bocciaturadi Alex Borghi e Massimo Jasonni

Se c’è un approccio che va evitato, avendolo chi scrive sempre considerato deprecabile specchio dell’età mussoliniana, è quello qualunquistico. Nel qualunquismo la generalizzazione prevale sull’analisi dei fatti, le responsabilità politiche e personali finiscono per confondersi e ha la meglio quel pregiudizio culturale che porta con sé l’impronta del regime totalitario.

Tuttavia, il vizio a cui ci riferiremo è ormai talmente diffuso, da consentire una critica complessiva, pur nella consapevolezza che non tutti portano colpe, nell’attuale degrado istituzionale, rispetto al fenomeno della caduta del valore del riconoscimento del merito scolastico.

Non si boccia più o, comunque, si tende a un grigio lasciapassare per cui gli studenti, in particolare universitari, sanno a priori di non doversi preoccupare delle prove che li attendono, guardando anzi a esse con spirito di sufficienza. Così è andato prendendo piede l’andazzo della elusione, da parte del docente, della verifica dello studio e dell’apprendimento del discente.

Continua a leggere →

3 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

Fiducia

Ferruccio Parridi Piero Calamandrei

[A ridosso del 25 aprile ripubblichiamo questo editoriale (apparso su «Il Ponte» del luglio 1945 a firma Il Ponte ma di Piero Calamandrei) in cui di fronte al disastro dell’Italia uscita dalla guerra si staglia l’azione di un uomo, Ferruccio Parri, che fu «qualcosa di più di un eroe: un uomo onesto».
Nella crisi odierna in cui «ci sarebbe da disperare cento volte», c’è ancora un uomo che sia qualcosa di più di un eroe?]

Salutiamo con animo consolato l’arrivo del “partigiano qualunque”, che senza iattanza e senza adorna eloquenza, ha riportato l’Italia sulla sua strada maestra.

Qualcuno, guardando alle apparenze, potrebbe credere che le cose non siano cambiate: c’è ancora, imposta dal di fuori, la “tregua istituzionale”; c’è ancora l’incarico conferito dal luogotenente; e intorno ai seggi ministeriali le stesse antiche risse di appetiti. Ma chi guarda alla sostanza, ha motivo di sentirsi confortato. La scelta è stata fatta ed imposta dal comitato di liberazione, cioè dal popolo: e quando Ferruccio Parri è salito dal luogotenente, all’apparente scopo di ricever da lui l’incarico, in realtà è andato a comunicargli che, per volontà degli Alleati, gli si consentiva di rimanere in carica ancora per l’ultima tappa del viaggio: alla fine del quale gli ha rispettosamente indicato, già ben visibile in fondo alla strada, l’arco della Costituente, e subito al di là di esso, necessaria premessa di giustizia sociale, la repubblica già nata.

Continua a leggere →

27 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Vicenda Moro, tragedia italiana

Enzo Enriques Agnolettidi Enzo Enriques Agnoletti

[Ripubblichiamo il commento al rapimento di Aldo Moro che Enzo Enriques Agnoletti presentò su «Il Ponte» del marzo-aprile 1978 a firma Il Ponte. Nell’immediatezza dell’evento, Enriques Agnoletti, senza farsi troppe illusioni sul destino dello statista democristiano, stigmatizza l’atrocità di un’azione politica che ha perso i valori della Resistenza «per cui sapevamo che poteva esser giusto morire» e nel contempo mette in luce il «realismo» e la «spregiudicatezza» di una politica che non ha saputo e voluto guardare alto e lontano e per la quale Moro sarà chiamato a pagare molto oltre le sue responsabilità.]

Non sappiamo ancora quale sarà la sorte di Aldo Moro. Vorremmo distogliere lo sguardo dalla vista di un uomo che viene spinto verso un patibolo davanti a noi, tanto impotenti da sentirci vagamente come acquiescenti. Speravamo, questi spettacoli, di non vederli piú. E mentre questa è la realtà, c’è, intorno, il macabro rituale d’uso: parodia di processo, accusa e difesa (ma fuori della presenza dell’imputato), domande di grazia, e, al centro, un uomo, solo con se stesso, che tenta con ostinazione, muovendosi nello scarso spazio lasciatogli dalla costrizione che lo circonda, ricorrendo alla sua non comune intelligenza, di trovare a tentoni nel buio uno spiraglio da cui salvarsi, ma pure, nel fondo, presentendo l’esito fatale. Tutto questo rappresenta la negazione di quello per cui abbiamo vissuto, e per cui sapevamo che poteva esser giusto morire.

Feroci sono state le uccisioni, violente e improvvise, a cui abbiamo assistito, ma la raffinata crudeltà di questa esecuzione protratta, giocata a lascia e raddoppia, è molto maggiore.

Continua a leggere →

14 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Sinistra e municipalità

Piazza Camillo Prampolinidi Raffaele Tedesco

La sconfitta elettorale della sinistra rischia di non finire con le ultime elezioni politiche. Infatti, mentre si cerca di ritrovare idee, uomini e programmi, il tempo corre, portando, in un men che non si dica, a una tornata elettorale in primavera in cui si andrà al voto per il rinnovo delle giunte regionali di Friuli-Venezia Giulia e Molise, nonché di circa ottocento amministrazioni comunali, con centri di una certa importanza come Ancona, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Trapani, Terni, Vicenza, Massa, Pisa e Siena.

Fino a pochi anni fa, il centrosinistra esprimeva dei buoni risultati a livello amministrativo facendosi forte non solo di una capacità aggregativa premiante, ma anche di una tradizione consolidata rispetto al governo locale. Storicamente, per la sinistra, la municipalità è stata vista sempre come la più adatta alla “prassi del fare”, quella che un tempo Turati chiamava la «politica delle cose»1. Ed è lì, in quella ricerca di concretezza, e nel luogo di maggiore prossimità con i cittadini, il comune, che «si caratterizzò fortemente il movimento socialista nel suo complesso»2.

Continua a leggere →

10 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Piero Calamandrei e la chiarezza nella costituzione

Tullio De Maurodi Silvia Calamandrei

[Intervento al Festival della lingua italiana sul linguaggio della Costituzione, Siena, 8 aprile 2018.]

Il grande linguista e pedagogo democratico Tullio De Mauro sottolineava «l’eccezionalità linguistica della Costituzione rispetto alla frustrante illeggibilità del corpus legislativo italiano»1: rispetto all’oscurità di tanti testi di legge (il latinorum di Renzo), il patto sottoscritto dagli italiani all’indomani della Liberazione si contraddistingue per chiarezza, qualità raccomandata da Piero Calamandrei nel discorso del 4 marzo 1947: «Ora, vedete, colleghi, io credo che in questo nostro lavoro soprattutto ad una meta noi dobbiamo, in questo spirito di familiarità e di collaborazione, cercare di ispirarci e di avvicinarci. […] Il nostro motto dovrebbe esser questo: “chiarezza nella Costituzione”».

Sempre in quell’intervento Calamandrei sostiene che a scrivere la Costituzione non sono stati loro, i Costituenti, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriques e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alla soglia della santità.

Continua a leggere →

8 aprile 2018
pubblicato da Il Ponte

Populismi e oltre

populismdi Mario Pezzella

Le ultime elezioni sembrano confermare le tesi di Ernesto Laclau, per il quale l’unico orizzonte della politica è il populismo, in diverse varianti e in contesa egemonica tra di loro. In effetti Laclau pensava che fossero quattro le caratteristiche fondamentali di un movimento populista: la crisi dell’ordine simbolico democratico, l’identificazione di massa con l’Io ideale incarnato dal Capo, la costituzione di un “altro”, come nemico esterno del popolo, la capacità di comporre almeno provvisoriamente in unità domande e critiche apparentemente incompatibili.

I principali contendenti delle elezioni italiane rientrano tutti in questo contesto. Sui migranti, per esempio, e dunque sulla frontiera da stabilire tra noi e loro, tra Minniti, Berlusconi, Di Maio e Salvini c’è solo una differenza di grado e di modalità, ma non di principio. Tutti personalizzano e incarnano il proprio movimento nella figura di un capo e accettano una logica sociale gerarchica e piramidale. Tutti si muovono in un’ottica di critica della finanza e non del capitale. Tutti per altro presentano un lato vagamente grottesco, perché lo sproloquio decisionista mal cela una reale impotenza di fronte ai poteri economici transnazionali. Stanno lì per rappresentare la democrazia, non per esercitarla, e del resto la novità emergente è un ibrido populismo governamentale, che assume forme protestatarie, ma agisce in effetti a favore dell’establishment capitalista. Il caso più eclatante è Macron in Francia, ma Salvini e Di Maio in genuflessione davanti agli industriali a Cernobbio e sdoganati di recente dal capo di Confindustria vanno nella stessa direzione.

Continua a leggere →