3 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Governo a termine

Governo a terminedi Giancarlo Scarpari

Così, dopo un anno di sondaggi mediatici, sui cui esiti veniva ogni giorno calibrata la campagna politica dei partiti, il governo del cambiamento alla fine ha dovuto sottoporsi alla verifica del più concreto sondaggio elettorale, che, almeno, ha cancellato molte chiacchiere inutili e ha costretto gli osservatori a misurarsi con alcuni dati della realtà.

Molti di questi, tuttavia, erano emersi sin dall’inizio e riguardavano proprio la natura di questa nuova forma di governo, non prevista dalla Costituzione vigente, posto che, per un contratto privato, due viceministri stabilivano l’agenda politica, dettavano le priorità e il presidente del Consiglio, un illustre sconosciuto definito l’esecutore, era chiamato ad applicarle (con evidente stravolgimento dell’art. 95 Cost. che, logicamente, prescrive l’opposto).

Senonché questa “anomalia”, imposta al presidente della Repubblica anche con la minaccia di una sua messa in stato d’accusa, passava subito in seconda linea di fronte alla pubblicizzata compattezza dell’esecutivo, manifestatasi con la concordata spartizione dei posti di governo e di sottogoverno, con la comune volontà di occupare ogni articolazione del potere statale (dalla Rai, alla Consob, all’Inps, all’Istat, ecc.) e col programma unitario di “mantenere le promesse fatte”.

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