23 Settembre 2019
pubblicato da Il Ponte

Il trasformismo oggi

di Giancarlo Scarpari

«Con Orban guideremo l’Europa», aveva annunciato Salvini il 15 settembre 2018; aveva poi affermato che la Lega avrebbe guidato l’Italia per i prossimi trent’anni e che in Europa “la Lega delle Leghe” avrebbe portato alla vittoria la rivoluzione sovranista per cancellare quell’austerità imposta da Bruxelles e patrocinata dai governi del Pd; e al termine di questa marcia avrebbe ottenuto un commissario economico di peso in una Ue finalmente rinnovata.

Ovviamente era mera propaganda, per di più basata su un grossolano falso storico, visto che la politica del rigore non era stata accettata solo dal Pd, ma, nel 2011-12, era stata sostenuta con decisione anche dalla Lega; e non da Bossi, si badi bene, ma proprio da Giancarlo Giorgetti, primo firmatario della legge attuativa del pareggio in bilancio.

Ma tant’è: tutti se la sono per anni bevuta, ivi compresi gli smemorati presunti oppositori; e la propaganda ha continuato (e continuerà) a mietere consensi in un paese immerso nel presente e nel quale i fatti vengono continuamente cancellati dalle parole in libertà.

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9 Agosto 2019
pubblicato da Il Ponte

La crisi del Csm

Csmdi Giancarlo Scarpari

Per anni ci avevano raccontato che nella magistratura vi era una parte sana, che in silenzio applicava la legge con imparzialità e un’altra invece politicizzata, che volgeva il diritto a fini di parte.

Lo avevano sostenuto per primi quei giudici che, raccolti sotto la sigla di «Magistratura indipendente», non perdevano occasione per sbandierare la loro apoliticità; gli stessi che, quando citavano la Costituzione, intendevano riferirsi a quella parte (gli artt. 104-110) che disciplinava lo status dei magistrati e che, nei fatti, si trovavano sempre allineati a quei governi disposti ad accogliere le loro istanze corporative.

Ne era sorto perciò un contrasto con quell’altra parte della magistratura, ampiamente minoritaria, che aveva “preso sul serio” la Costituzione nella sua interezza, che aveva fatto della “promessa” contenuta nell’art. 3 cpv. – l’impegno di attuare lo Stato sociale di diritto – la propria ragion d’essere e che per questo veniva a trovarsi in logico dissenso con le attività di quei governi che quella promessa disattendevano.

La contrapposizione tra la pretesa neutralità degli uni e l’asserita politicità degli altri, appartenenti questi ultimi a «Magistratura Democratica», era quindi semplicemente strumentale.

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3 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Governo a termine

Governo a terminedi Giancarlo Scarpari

Così, dopo un anno di sondaggi mediatici, sui cui esiti veniva ogni giorno calibrata la campagna politica dei partiti, il governo del cambiamento alla fine ha dovuto sottoporsi alla verifica del più concreto sondaggio elettorale, che, almeno, ha cancellato molte chiacchiere inutili e ha costretto gli osservatori a misurarsi con alcuni dati della realtà.

Molti di questi, tuttavia, erano emersi sin dall’inizio e riguardavano proprio la natura di questa nuova forma di governo, non prevista dalla Costituzione vigente, posto che, per un contratto privato, due viceministri stabilivano l’agenda politica, dettavano le priorità e il presidente del Consiglio, un illustre sconosciuto definito l’esecutore, era chiamato ad applicarle (con evidente stravolgimento dell’art. 95 Cost. che, logicamente, prescrive l’opposto).

Senonché questa “anomalia”, imposta al presidente della Repubblica anche con la minaccia di una sua messa in stato d’accusa, passava subito in seconda linea di fronte alla pubblicizzata compattezza dell’esecutivo, manifestatasi con la concordata spartizione dei posti di governo e di sottogoverno, con la comune volontà di occupare ogni articolazione del potere statale (dalla Rai, alla Consob, all’Inps, all’Istat, ecc.) e col programma unitario di “mantenere le promesse fatte”.

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23 Novembre 2018
pubblicato da Il Ponte

Annunci e ricatti

di Giancarlo Scarpari

Non è sembrato per anni un personaggio di particolare rilievo: politico di lungo corso (militante della Lega di Bossi dal 1990), consigliere, mai divenuto assessore, al Comune di Milano dal 1993, inviato dal 2004 al 2006 in Europa, supportato da un assistente, Franco Bossi, fratello del senatur, Salvini era diventato popolare nella rete nel 2009 per aver proposto l’apartheid nella metropolitana milanese e per aver ingiuriato gli italiani del Sud («Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani»), iniziative e frasi che seguivano il “comune sentire” degli indipendentisti padani, guidati allora da un capo che inviava insulti al «terrone» Napolitano, presidente della Repubblica.

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29 Marzo 2018
pubblicato da Il Ponte

Vincitori e vinti

Berlusconi e Salvinidi Giancarlo Scarpari

Queste elezioni hanno fornito un chiaro esempio di cosa sia la democrazia procedurale al tempo dei partiti d’opinione, quando cioè il rapporto tra le oligarchie di questi e l’indistinta massa dei cittadini non consiste più nella mediazione tra istanze, programmi e soluzioni date, ma nella richiesta di aderire a un marchio, a una persona o a un gruppo, tramite messaggi in grado di intercettare speranze, paure, rancori diffusi in una società civile “individualizzata”; e questo rapporto, per sua natura incerto e volatile e che quotidianamente viene rilevato attraverso i sondaggi, a scadenze più o meno programmate nel tempo, viene invece rivelato e finalmente reso esplicito dalla chiamata alle urne.

In questo contesto è quantomeno curioso lo stupore di molti per il fatto che nella recente campagna elettorale siano stati trascurati molti problemi reali (come creare posti di lavoro, come affrontare le disuguaglianze crescenti, come rapportarsi coi vincoli europei, ecc.), mentre le chiacchiere si sono concentrate su quelli percepiti, o meglio, su quelli che i media, la rete e i politici interessati hanno voluto che lo fossero. Spesso la distanza tra questa percezione e la realtà è diventata siderale: le televisioni private in Veneto, per esempio, hanno dedicato alle lacrimevoli condizioni degli imprenditori oppressi dalle tasse persino una rubrica fissa («I veneti schiacciati dalla crisi»), proprio mentre l’industria manifatturiera ha registrato un balzo nella produzione pari al 6,7%, a un ritmo, cioè, definito “cinese”. Tuttavia questi dati, risalenti all’ultimo trimestre del 2017, sono stati diffusi dalla Unioncamere solo un paio di giorni dopo le elezioni, quando già i lamenti precedenti avevano “orientato l’opinione pubblica” e prodotto, nel loro piccolo, gli effetti voluti.

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12 Febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Bomba sociale o bomba politica?

Bomba socialedi Giancarlo Scarpari

A Macerata un fascista, con la runa nazista tatuata sulla fronte, già candidato della Lega nel 2017, sale in macchina, va alla caccia di immigrati di colore, spara trenta colpi di pistola contro di loro, ne ferisce sei, tra cui una donna (e si ricorda anche di colpire la sede del Pd); poi, volendo spiegare il raid mediaticamente, si ferma, si ammanta di tricolore, depone un cero votivo a Mussolini, saluta romanamente e si consegna alla polizia.

La rappresentazione richiama in modo inquietante il recente connubio della Lega di Salvini con i fascisti del primo e del secondo millennio (fascio-leghismo è diventato un termine sempre più ricorrente sui media); il vessillo tricolore viene di continuo sbandierato per accompagnare la lotta senza quartiere condotta dai patrioti contro i migranti (da buttare a mare o da deportare secondo l’ipotesi più “moderata”); la strage voluta, preparata ed eseguita contro gli immigrati di colore indica quale sia il brodo di cultura da cui l’autore della stessa ha tratto ispirazione.

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19 Gennaio 2018
pubblicato da Il Ponte

Missione compiuta

Serracchiani - Franceschinidi Giancarlo Scarpari

Che il Pd abbia cambiato natura e che negli ultimi anni sia diventato il partito di Renzi non è il solo Diamanti a ripeterlo da tempo (e molti altri con lui); passo dopo passo, incoraggiata da una crescente pressione mediatica, la mutazione si è alla fine realizzata e il risultato è ormai sotto gli occhi di tutti.

Di questo esito si è molto parlato e si parla, poca attenzione è stata invece dedicata ai fatti e alle ragioni che l’hanno determinato.

Sì, certo: l’unificazione tra Ds e Margherita era stata una «fusione fredda», tanto che i due apparati di partito erano rimasti in realtà separati (e la Margherita si era sciolta solo nel 2012, dopo che Lusi si era “appropriato” della cassa del gruppo). Ma nel 2007 la musica era diversa e il racconto celebrava invece il tentativo virtuoso di far convivere la tradizione socialdemocratica dei Ds (sufficientemente omogenei attorno ai loro dirigenti) e il solidarismo di varie componenti cattoliche (abbastanza variegate tra loro e pure affiancate da alcune frange laiche).

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17 Ottobre 2017
pubblicato da Il Ponte

La sinistra al bivio

La sinistra al biviodi Giancarlo Scarpari

È passato un anno da quel 4 dicembre 2016 che interruppe il sogno di Renzi di riformare l’Italia. Ma quel risultato è stato archiviato in fretta, quasi si fosse trattato di una semplice sosta in un viaggio da riprendere subito, dopo un semplice cambio della guardia (col passaggio del testimone del governo a Gentiloni) e una nuova investitura al segretario del partito da parte del popolo del Pd (con la celebrazione del rito delle primarie).

Invece è da lì che bisogna ripartire per comprendere quello che sta succedendo oggi, poiché, all’ombra dell’asserita competizione per difendere o meno la Costituzione, si è conclusa quel giorno la prima fase di una lotta politica tra e dentro i partiti – soprattutto in quello democratico – lotta caratterizzata da finalità e scopi che in realtà poco avevano riguardato la difesa dei principi della Carta.

Renzi aveva infatti usato il referendum come clava per vestire definitivamente i panni del leader della Nazione, assumere un controllo totalitario sul Pd e sbarazzarsi, strada facendo, dell’opposizione interna. La sfida baldanzosamente lanciata all’insegna di “Renzi contro tutti” si è risolta invece con la vittoria di “tutti contro Renzi”, poiché lo statista di Rignano è riuscito nella miracolosa impresa di far coalizzare tra loro tutte le opposizioni, dalla sinistra ai grillini ai fascio-leghisti e di fornire, contemporaneamente, utili suggerimenti alle destre in vista delle successive campagne elettorali (suggerimenti prontamente raccolti, come si è visto, nelle amministrative di giugno e, come presto si vedrà, anche in quelle siciliane di novembre).

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4 Agosto 2017
pubblicato da Il Ponte

Libertà e proprietà

flat taxdi Giancarlo Scarpari

La parabola del partito tendenzialmente maggioritario, il progetto ideato dal Pd di Veltroni e rilanciato dal Pd di Renzi, sembra effettivamente giunto alla sua logica conclusione.

Per poter decollare aveva avuto bisogno di iniettare nel partito, a uso e consumo soprattutto del nuovo elettorato da attrarre, una robusta iniezione di propaganda “anticomunista”, ricalcata sui modelli berlusconiani e tradottasi nella “rottamazione” di quel che restava della sua tradizione socialdemocratica, nella guerriglia mediatica condotta contro i dirigenti che la rappresentavano e nello scontro frontale praticato nei confronti del lavoro dipendente.

Il balzo del Pd registrato alle europee col 40% dei voti aveva convinto Renzi a proseguire con decisione per il sentiero tracciato.

Col miraggio di sempre nuove vittorie, la maggioranza del partito, messi da parte o archiviati principi e valori “del passato”, ha seguito il comandante e il cerchio magico che lo applaudiva; la minoranza ha subito per mesi le scelte del capo, sempre incerta sul da farsi, mentre sul carro del vincitore, dopo le giravolte e le retromarce del Cavaliere, erano nel frattempo saliti i “diversamente berlusconiani”.

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12 Aprile 2017
pubblicato da Il Ponte

Altri tempi

Altri tempidi Giancarlo Scarpari

Nell’Italia repubblicana le anomalie istituzionali non sono mai mancate. Le cronache giudiziarie di cinquant’anni fa riportavano abitualmente i nomi di questori, vice-questori e ispettori generali di Pubblica Sicurezza che apparivano impegnati nel coordinare indagini giudiziarie, i cui risultati erano dagli stessi anticipati nel corso di abituali conferenze stampa.

Erano prassi e comportamenti arbitrari, perché quei funzionari non rivestivano la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria e perciò, secondo il codice, non potevano dirigere le indagini della magistratura, né tantomeno divulgarne i contenuti.

A queste prassi – che violavano innanzitutto, in modo manifesto, l’art. 109 Cost., secondo cui la polizia giudiziaria dipendeva dalla magistratura e non da altre autorità – reagì il procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze, Aldo Sica, con una circolare del luglio 1966, con cui puntualizzò i compiti preventivi spettanti alla polizia di sicurezza e quelli repressivi di competenza della polizia giudiziaria; sottolineò che unico destinatario dei risultati delle indagini promosse da quest’ultima era il magistrato, che la comunicazione di tali notizie ad altri soggetti costituiva violazione del segreto istruttorio e che se un questore avesse in concreto diretto quelle indagini avrebbe commesso il reato di usurpazione delle pubbliche funzioni.

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