3 Giugno 2014
pubblicato da Lanfranco Binni

Per la piena occupazione

Ucrainadi Lanfranco Binni

[Questo articolo è stato pubblicato sul numero 6 de Il Ponte – giugno 2014]

Con il non-voto al 45,61%, il 40,8% del Pd corrisponde al 22,19% degli elettori “aventi diritto”. Il Pd ha attratto voti berlusconiani ed ex grillini, e ha fagocitato i suoi alleati di governo indebolendone l’influenza parlamentare; il M5S, nonostante i linciaggi mediatici alimentati dai suoi stessi limiti e carenze di ordine politico (ne parla diffusamente Mario Monforte in questo stesso numero della rivista), ha comunque consolidato la sua area di secondo partito nazionale al 21%; prosegue il declino di Forza Italia, destinato ad aggravarsi.

Dall’analisi dei flussi elettorali emergono due dati particolarmente significativi: nel Pd confluiscono aree elettorali di “sinistra” tradizionale, di centro e di destra; dall’area del M5S defluiscono verso il Pd (ma soprattutto verso l’astensionismo) elettori di destra che lo avevano votato alle politiche del 2013 (emblematico il caso del Nord-Est). La sinistra della lista «L’altra Europa per Tsipras» ha superato a fatica lo sbarramento del 4%, per poi sprofondare immediatamente nelle endemiche contraddizioni dei partiti che la componevano (Sel, Rifondazione comunista, liberaldemocratici di «la Repubblica»). Ora la partita si gioca a livello europeo, in un parlamento indebolito dalle conseguenze delle politiche di austerità, ma soprattutto nel quadro italiano.

In Italia le elezioni europee sono state elezioni politiche di pretesa “legittimazione” del governo di Renzi e di rafforzamento apparente degli interessi atlantici che l’hanno espresso; in realtà la sua linea di conciliazione di interessi diversi (americani ed europei) e le sue promesse elettorali insostenibili lo mettono in una posizione di grande debolezza, anche in presenza di un’opposizione parlamentare e sociale che è costretta – e questo è il dato piú positivo della situazione post-elettorale – a ripensare le proprie strategie, ad affinare le proprie armi: il confronto che si è subito aperto nell’area del M5S e della Lista Tsipras potrebbe (deve) andare in questa direzione. Anche nella base popolare del Pd potrebbe aprirsi un limitato confronto sulla nuova natura centrista, democristiana e berlusconiana, del partito di Renzi.

Un confronto “aperto” (oltre le appartenenze e i recinti) su quali temi? Su due questioni centrali: la «democrazia» e il «modello di sviluppo» della società italiana.

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