19 Luglio 2019
pubblicato da Il Ponte

Pittori visionari e apocalittici di Romagna

Visionari e apocalittici di ordinaria folliadi Massimo Jasonni

Visionari e apocalittici di ordinaria follia è l’intitolazione di una mostra che il Comune di Cervia ospita alla Torre dei Magazzini del Sale dal 19 luglio al 18 agosto 2019. La manifestazione, supportata dalla Cna di Ravenna e introdotta da un catalogo del curatore Claudio Spadoni, si segnala per una serie di ragioni, non ultima tra le quali la raccolta delle esperienze più significative dell’avventura pittorica della Romagna del tardo Novecento e a cavallo tra i due secoli. L’aspirazione consiste nell’esplorare una tradizione artistica, quale quella che viene dalla “perdurante follia” della gente di qua e porta all’esposizione di molte belle tele, che in tempi di dilagante abbrutimento dei costumi confortano.

In effetti, la raccolta è coraggiosamente tematica, perché affronta il motivo di quella oraziana, amabilis insania che spinge l’uomo, rivendicando una sua ragione interiore o una sua insopprimibile, arcana necessità a pittare il mondo che lo circonda e, di riflesso, il proprio animo.

Continua a leggere →

17 Giugno 2019
pubblicato da Il Ponte

Venezia e Rotterdam sotto le acque: pensando a un’altra Europa

Veneziadi Massimo Jasonni

L’acqua alta dello scorso aprile a Venezia non ha rappresentato mera ripetizione di un evento ricorrente, in fin dei conti tipico e turisticamente attrattivo del capoluogo veneto, ma fonte di severa preoccupazione: perché quei livelli di allagamento del 50% della città hanno gettato ombre sul futuro della sopravvivenza stessa della nostra dea lagunare. L’attenzione, quindi, si sarebbe dovuta prestare ai fenomeni del surriscaldamento terrestre e dello scioglimento dei ghiacciai, ma pochi hanno allargato lo spettro delle indagini critiche, qui da noi, alle cause economiche reali del degrado planetario.

Una rilettura complessiva delle problematiche ambientalistiche – climatiche e di inquinamento – avrebbe imposto di guardare anche oltre al Mose, al di là dei confini nazionali. Cosa che non si è fatta, e che si è ben guardata dal fare una comunità europea tanto sensibile alle oscillazioni dello spread, quanto assente in tema di sviluppo sostenibile e di tutela degli effettivi interessi della gente.

Quanto al Mose è forse presto per concludere, ma è certo già tardi per ribadire alcuni dati: l’opera rischia cedimenti strutturali a causa della corrosione elettrochimica delle cerniere e dell’impiego di acciaio non idoneo; i cassoni, alla faccia delle vernici speciali asseritamente utilizzate, giacciono arrugginiti tra salsedine, muffe e mitili; molte paratoie sono paralizzate nel movimento da incagli tecnici; la gestione è affidata anche a faccendieri o, comunque, a figure che già in passato non avevano dato buona prova di sé nella gestione della cosa pubblica.

Continua a leggere →

14 Maggio 2019
pubblicato da Il Ponte

Il tema della Persona al Festival della filosofia di Modena

Festival della filosofiadi Massimo Jasonni

Il tema della persona appare nevralgico nell’esperienza e nella riflessione dei moderni, tuttavia il nome “persona” è antico. Esso risale alle fondamenta speculative dell’antichità, consentendoci oggi uno sguardo d’insieme risalente e approfondito.

Il Festival della filosofia di Modena ha perso di recente, con Tullio Gregory, uno dei suoi spiriti animatori, ma non ha cessato di segnalarsi all’attenzione della cultura internazionale. Lo comprova l’intitolazione stessa – Persona – della prossima edizione del 13-15 settembre, che comporterà un dibattito fervido, impegnato a esaminare, da un lato, le ragioni economico-politiche che spingono nell’attualità sul motivo personalistico, ma, d’altro lato, le radici filosofiche su cui poggia l’impianto originario della nostra civiltà.

Partendo dall’oggi, ovvero dagli esiti ultimi dell’umanismo moderno, è agevole riscontrare che l’attenzione mediatica al valore della soggettività si allinea a un habitat mercantilistico, non indenne da ritorni tardo romantici o, se si preferisce, decadenti, che il pensiero tedesco dell’Otto e del Novecento ha avvertito quale (con)causa del nichilismo. In quest’ottica critica, il processo che ha portato all’estremizzazione del principio di libertà individuale è stato interpretato nel segno della logica perversa di un dominio tecnocratico che provoca mercificazione delle esistenze, crescita a dismisura del disagio sociale e abbrutimento della natura.

Continua a leggere →

18 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Pedofilia e collasso di civiltà in Joseph Ratzinger

Joseph Ratzingerdi Massimo Jasonni

È tornato in attività, nella Chiesa cattolica, il vulcano che erutta non un mero confronto tra persone, o tra autorità, ma un conflitto tra modelli di riproposizione del cristianesimo nel tempo della tecnocrazia. La cosa era risaputa, e non da poco, ma trasse un impulso decisivo dal pensionamento di Ratzinger, che costituiva fatto non isolato nella storia delle istituzioni ecclesiastiche e tuttavia significativo con l’elezione del nuovo pontefice. Non fu facile convincere l’opinione pubblica che l’esclusione di un teologo della portata di Ratzinger rientrasse nel disbrigo di affari correnti. È vero che il diritto canonico e il corso della teologia non escludevano quella possibilità, ma doveva trattarsi, comunque, di ragioni eccezionali, giustificabili solo in forza della salus Ecclesiae.

Ora Ratzinger scende di nuovo in campo, in occasione degli scandali rappresentati dagli abusi commessi dai chierici sui minori, e lo fa con l’autorevolezza di sempre: col timbro e con la penna che contraddistinsero i lavori di un’ermeneutica biblica di eccellenza e, più di recente, la lectio magistralis di Ratisbona1. Nessuno, in curia e fuor di curia, poteva mettere in discussione quel magistero, peraltro incisivo sui cammini e sui destini del Concilio Vaticano II.

Continua a leggere →

3 Aprile 2019
pubblicato da Il Ponte

Povero Medioevo

medioevodi Massimo Jasonni

Ci sono categorie storiche che possono ben essere fatte oggetto di una semplificazione che mira a ricondurle ai loro minimi termini: questo vale, per esempio, per il Settecento o, in parallelo, per il pensiero illuministico, cui si è soliti ricorrere dimenticando che non esiste un Settecento, o un singolo flusso del pensiero illuministico, ma la storia testimonia, come acutamente ricordava Gómez[1], la molteplicità dei Settecento e il variegato disporsi delle filosofie dei lumi[2]. Niente di male in tutto ciò, perché l’aspirazione alla sintesi può trovare giustificazione nel fine didattico o in un disegno espositivo di estrema concisione.

Vi sono casi, viceversa, in cui le epoche storiche sono talmente protratte nel tempo e si rivelano così complesse nel corpo del loro intrinseco sviluppo da non consentire di farne un “liofilizzato”. Così è stato, nei giorni scorsi, per il termine Medioevo, improvvidamente affibbiato da taluni esponenti del nostro misero mondo politico – e da qualche giornalista eccitato da un possibile incremento dell’audience – al Congresso mondiale della famiglia, esauritosi domenica scorsa a Verona. La Lega ne ha fatto, qua e là, una bandiera a suo dire eretta contro l’oscurantismo; il M5S si è addirittura spaccato al suo interno, dividendosi tra chi a quel festival nemmeno consentiva si portasse un saluto e chi ha ritenuto corretto parteciparvi adesivamente, nel nome degli imperituri valori della famiglia. Anche al Pd non è parso vero per dimostrare il proprio vagabondaggio etico e culturale, prendendo per bocca di taluno le parti del felice universo del femminismo radicale e delle affettività omosessuali e, per bocca di altri, la veste di una conservazione quanto meno apparentemente sposa di un cattolicismo di segno controriformistico.

Continua a leggere →

29 Marzo 2019
pubblicato da Il Ponte

Ordine giudiziario e indipendenza della Magistratura nella lezione di Piero Calamandrei

Calamandreidi Massimo Jasonni

Piero Calamandrei coglie da subito, già nei primi sviluppi scientifici delle sue ricerche giuridiche, l’importanza costituzionale del tema dell’indipendenza della magistratura. Poco più che trentenne ne parla, come oggetto specifico del suo ruolo di docente di Diritto giudiziario a Siena, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Ed è un preludio dell’Elogio dei giudici scritto da un avvocato[1]:

Questi magistrati che sono la voce vivente della legge e la incarnata permanente riaffermazione della autorità dello Stato, si accorgono che lo Stato agisce talora come se fosse il loro più aperto nemico: sentono che se vogliono seguitare a rendere giustizia, devono farlo, più che in nome dello Stato, a dispetto dello Stato, il quale […] fa di tutto per neutralizzare, per corrompere, per screditare […] l’opera loro. Tra Magistrati e Ministro della Giustizia si respira da un pezzo in qua un’atmosfera di reciproca ostilità, di mutuo sospetto […]. Essa sola, la magistratura, continua a battersi quotidianamente per la legalità, simile a un eroico esercito di veterani fedeli, che mentre nel paese le congiure politiche depongono il vecchio sovrano, continuano lungo il confine, fronte al nemico, ad immolarsi in nome di un re che più non regna[2].

Siamo nel 1921 e, per la precisione, al 13 novembre, un anno prima della marcia su Roma. Il tono risente di una chiara impronta idealistica, ma per rimanere ben adesivo al cuore pulsante della tripartizione montesquieuiana dei poteri.

Continua a leggere →

24 Marzo 2019
pubblicato da Il Ponte

Degrado e rinascenza della politica

di Massimo Jasonni

Nel quadro devastato dell’attuale universo politico non solo italiano, ma anche europeo, si fanno sempre più ricorrenti alcune fole che, da qualche tempo a questa parte, hanno accompagnato la formazione del governo giallo-verde e, più in generale, il rafforzamento delle destre nel Continente. Anche le primarie del Pd sono state lette e analizzate entro una logica perversa che ha privilegiato due profili: quello dei vizi insiti nel principio di rappresentanza a impronta liberaldemocratica, più volgarmente dicasi dell’inaffidabilità del consenso espresso dal «popolo bue», e quello della dimenticanza sostanziale dei programmi.

L’approccio, in un caso o nell’altro, è, se non sbagliato, certo insufficiente. Esso dimentica le ragioni profonde che possono desumersi, sul piano etico e storico ancor prima che politico, dal deliberato delle urne e rischia di cadere nella più classica trappola del qualunquismo nostrano, finendo per attribuire alla Politica il ruolo di X Factor, Beautiful o affini. Ne è che i giornali e le televisioni, nella stragrande maggioranza dei casi, vanno alla criminalizzazione o alla beatificazione, e quindi alla banalizzazione degli esiti elettorali e, per tale via, finiscono nella riproposizione di un modello politico che, nel ricordo delle correnti della Dc, fu tipico della Prima repubblica. Il problema, in effetti, non sta in che cosa “comunica” Zingaretti, o in che cosa possano ancora dire, con ipocriti appelli all’unità, i suoi sedicenti antagonisti pidiessini; né sta nel modo in cui la moribonda sinistra italiana possa riacquisire forza di governo facendo alleanze col M5S o, viceversa, con la Lega. Ma in ben altro.

Continua a leggere →

9 Novembre 2018
pubblicato da Il Ponte

Ancora sul progetto di abolizione della prescrizione penale

Prescrizionedi Massimo Jasonni

Già abbiamo avuto occasione di scrivere, sulle pagine di questa rivista telematica, in merito al progetto pentastellato di riforma dell’istituto della prescrizione.

La prescrizione, quale rinuncia dello Stato alla potestà di pretendere e di eseguire una punizione penale, ha origini antiche, per poi rispondere a una definitiva conquista della modernità europea. Calamandrei ne colse l’essenza nel dire della dote principale del giudice, l’umiltà, come coscienza dell’insufficienza dello strumento giuridico e come opportunità di fissare legislativamente modalità e termini al corso della giustizia. Per intenderci: l’Etica e la Storia hanno la memoria lunga, non possono dimenticare; viceversa, l’esperienza del diritto risulta tanto più valida ed efficace, quanto più sa di essere, come la vita dell’uomo, a termine. Non a caso alle spalle delle procedure penali depauperate da confini cronologici stanno o il dogmatismo inquisitorio di matrice controriformistica, o un assolutismo statalistico che, nelle forme dell’imperialismo e del nazionalismo, fu nemico del pensiero di Cesare Beccaria e dello Stato democratico di diritto, che ne venne.

Continua a leggere →

5 Novembre 2018
pubblicato da Il Ponte

Schizofrenia politica e prescrizione del reato

prescrizionedi Massimo Jasonni

Il degrado delle istituzioni fornisce la radiografia dai contorni sempre più precisi di un assetto culturale ormai consolidato, entro il quale la politica tanto più grida, quanto più è, in realtà, assente. Svanito è il sogno platonico di una repubblica in cui l’esercizio della politica giochi un ruolo dominante, non subalterno né fittizio, sulle prepotenze militari e finanziarie.

Il pensiero occidentale, principe quello di Leopardi, si avvide, sin dalla prima metà dell’Ottocento, del fenomeno, ma fu poi la filosofia tedesca a cogliere gli effetti etici devastanti, a cui avrebbero condotto dominio tecnocratico e morte delle patrie. Ove, sul punto, una precisazione subito si impone, oggetto anche di un recente intervento del presidente della Repubblica a Trieste in occasione del centenario della conclusione del primo conflitto mondiale: il concetto di patria certo interferisce, ma non si esaurisce in quello di nazione, giacché “patria” introduce a una familiarità nei costumi e a un’abitudine di vita che nel secondo termine sfumano, cedendo a motivazioni etniche e a prospettazioni nazionalistiche, purtroppo note, che afflissero l’Europa nel secolo breve. La globalizzazione ha fatto tabula rasa di quei valori e di quelle ragioni di vita: si pensi, per eccellenza, alla cultura contadina che rappresentava un punto di forza delle politiche tradizionali e, viceversa, è stata completamente dimenticata da Roma e da Bruxelles.

Continua a leggere →

2 Settembre 2018
pubblicato da Il Ponte

Walter Veltroni e la rifondazione della sinistra

Veltronidi Massimo Jasonni

Walter Veltroni delinea su «la Repubblica», 29 agosto, una rifondazione della sinistra che tale, in realtà, non è. In essa si evocano due padri del socialismo, Piero Calamandrei e Altiero Spinelli, ma la citazione è tanto immotivata, quanto impropria alla luce del contesto. Di Calamandrei, che anche Berlusconi vantava fantasticamente essere suo affine, si tace il programma di trasformazione della società, fondato sul diritto al lavoro, sull’effettiva partecipazione dei lavoratori al governo, sul diritto al salario, ovvero l’essenza di un pensiero che si trasfuse in Costituzione repubblicana. Di Altiero Spinelli si omette di dire che l’Europa, di cui l’allievo di Cattaneo fu portavoce a Ventotene, ha a che fare con l’attuale Unione europea come le vongole alla marinara con il brodo dei tortellini.

Sicché la democrazia «veloce e trasparente», che Veltroni propone in contrappunto a una democrazia lenta e debole, non può essere accostata al ricordo di Calamandrei o di Spinelli, semmai rimanda a ciò che è rock e ciò che rock non è, di Adriano Celentano.

Continua a leggere →