5 Febbraio 2016
pubblicato da Il Ponte

L’Onu e la questione israeliana

questione israelianadi Vincenzo Accattatis

Nel «Giorno della memoria» e nei giorni successivi molti hanno lamentato che si possa scadere nella cerimonia rituale. Da decenni si discute di non far scadere la memoria della Shoah – fatto tragico che riguarda tutta l’umanità e l’Occidente in particolare – in cerimonia rituale, ripetitiva. Non lo diviene se si affrontano i problemi attuali con la consapevolezza dell’oggi.

E dell’oggi è componente il dramma che vivono israeliani e palestinesi (anche questa è tragedia che riguarda tutto l’Occidente e l’Europa in particolare), di cui si è trattato con grande competenza sul «Ponte» (La questione israeliana, nn. 11-12, novembre-dicembre 2015). Prima di tutto, occorre recuperare la dimensione storica e porre ognuno di fronte alla proprie responsabilità, e dire pane al pane, vino al vino, trascendenza alla trascendenza, immanenza all’immanenza: nel discorso sono profondamente coinvolti Dio, l’etica, il diritto, il concetto di giustizia, il rispetto del diritto internazionale, il rispetto dei diritti dell’uomo, il rispetto del valore della persona. Israele non può sottrarsi al rispetto del diritto internazionale e non può (non deve) essere impegnata a screditare il diritto internazionale e l’Onu.

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20 Marzo 2015
pubblicato da Il Ponte

La vittoria di Netanyahu

di Vincenzo Accattatis

Nel suo negozio di articoli sportivi, nel villaggio palestinese di Hizme, Mohammad al-Kiswani riflette sulla vittoria di Binyamin Netanyahu: «quando vinse, in passato, cercò di asfissiare i palestinesi, questa volta farà peggio». Non piú due Stati, come in passato aveva promesso, ma un solo Stato, con sempre ulteriore occupazione dei territori palestinesi. Netanyahu «ha buttato la maschera», mostrando il suo vero volto (Peter Beaumont e Sufian Taha, Netanyahu’s victory is clear break with US-led peace process, «The Guardian», 18.03.2015). Mohammad al-Mahdi è non meno preoccupato e dice: “certamente le cose peggioreranno, Israele è divenuto un paese carico di odio, di paura e di razzismo”.

C’è un paradosso, dal punto di vista dei palestinesi, nella vittoria di Netanyahu. Per loro, in certa misura, può addirittura essere fatto positivo, perché dirada le nebbie, fa vedere a tutti le cose con maggiore chiarezza: finalmente Netanyahu ha buttato la maschera, ha detto chiaramente al mondo intero che per lui non vale piú la soluzione «due popoli, due Stati», ha rinnegato il suo discorso di Bar-Ilan del 2009.

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