15 ottobre 2018
pubblicato da Il Ponte

La Cgil e Landini

di Luca Michelini

Pur con i limiti di chi non conosce dall’interno le logiche odierne di una grande organizzazione come la Cgil, che pure ho studiato nella sua evoluzione storica e ho avuto modo di conoscere direttamente, per «Il Ponte» ho cercato di seguire l’azione politico-sindacale di Landini, che ritengo molto importante. La notizia è che Camusso appoggia la candidatura di Landini alla segreteria. Se fosse confermata anche dai fatti (sempre meglio dubitare dell’informazione italiana e delle logiche interne delle grandi organizzazioni), questo significa che quanto accadrà al prossimo congresso nazionale potrebbe essere di importanza strategica per il paese.

La preparazione di Landini a questo appuntamento è stata notevole, perché per anni ha costruito la propria candidatura, seguendo una triplice strategia.

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8 giugno 2018
pubblicato da Il Ponte

Così è se vi pare: cronaca di una crisi pirandelliana

la grande guerradi Giuliano e Piergiovanni Pelfer

Le elezioni politiche del 4 marzo si sono risolte con un governo Lega-M5S in un modo apparentemente rocambolesco, almeno per la stampa italiana ed europea. La sorpresa per questo esito è stata manifestata su tutti i media e da tutti i commentatori politici italiani ed europei, che mai si sarebbero aspettati un simile esito. Questo fatto dimostra la scarsa comprensione, da parte dei media di ogni tipo, dei processi sociali e politici nella società italiana, per l’adesione acritica al pensiero unico figlio della Mont Pelerin Society da parte del mainstream dei commentatori politici e dell’establishment politico.

Gli attori principali di questa commedia pirandelliana sono stati molti. Alcuni attori non protagonisti, loro malgrado, come Rosato e Renzi; altri attori protagonisti che hanno seguito in modo scrupoloso il canovaccio ben definito nei dettagli ma aperto all’improvvisazione necessaria in questi casi, come il presidente della Repubblica Mattarella, Matteo Salvini e Luigi di Maio; i pessimi attori dell’establishment europeo e i media mainstream italiani ed europei. Prima delle elezioni e anche immediatamente dopo il risultato elettorale, le forze politiche non erano così chiaramente schierate in forze filo-establishment e in forze populiste. Il buon Rosato aveva scritto una legge elettorale che avrebbe dovuto creare un Parlamento dove il Partito democratico e Forza Italia avrebbero avuto la maggioranza dei deputati e dei senatori. Si sarebbe costituito così un governo di larghe intese che avrebbe lasciato all’opposizione le forze populiste.

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24 maggio 2018
pubblicato da Il Ponte

De profundis

teofrastodi Massimo Jasonni

La parola nell’orizzonte culturale originario fu lógos, riproduzione della realtà entro di sé già esplicativa di un più vasto, e ben articolato, ordine fisico delle cose. Nella fase omerica, essa era stata mýthos: evocazione sacrale dell’eterna circolarità delle vicende non solo umane, ma più in generale biologiche. Il pensiero occidentale si dispose così, tra la poesia del mito e le ragioni della filosofia, alla volta di un dialogo tra gli uomini di per sé custode della superiore dimensione dell’Essere.

La parola era nata chiara e forte: coltivava in sé un significato domestico, ma non privato di sue proprie, e quanto fervide, polivalenze. La chiarezza veniva da un collegamento esplicito con i fenomeni naturali; la forza le avrebbe permesso di innervarsi nell’idea presocratica del nesso ineludibile che deve correre tra pensiero e mondo.

Per definire meglio questo motivo della certezza nella domesticità valgano due esempi, tra tante altre voci cui si potrebbe ricorrere nell’esame del vocabolario greco: óikos, da intendersi quale confine nazionale o, se si preferisce, barriera rappresentata dall’identità talora familiare, talora etico-politica1, ma anche come recinto dei polli. Il confine non avrebbe mai perso quel significato primigenio, pratico e ideale, semplice e complesso a un tempo. Analogamente charaktēr, che Giorgio Pasquali, in prefazione a Teofrasto, ci ricorda essere «conio», «punzone d’impronta» o «marchio», prima che carattere, natura e temperamento di un uomo2. Di questa orgogliosa genealogia dei nomi avrebbe disquisito il Socrate platonico nel Cratilo, sostenendo la naturalità e l’oggettività, non già, come i sofisti pretendevano, la convenzionalità del lógos3.

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31 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Il Pd senza bussola

Matteo Renzidi Rino Genovese

“Matteo Renzi si sta preparando a perdere le prossime elezioni. Domani potrebbe apparirci addirittura brillante il deludente risultato ottenuto da Bersani l’anno scorso”. Così scrivevo il 3 febbraio 2014 nel sito “Le parole e le cose”. Ogni Cassandra guarda lontano: e se anche di mezzo ci fu il 40% e passa alle elezioni europee, la profezia infine si è avverata con lo scarso 19% raggiunto dal Pd nel 2018, a conferma che la linea politica di Renzi era tutta sbagliata. Mettere mano a complesse e fallimentari riforme istituzionali fu infatti un errore, mentre se il rottamatore oggi rottamato fosse andato a elezioni anticipate, magari già nel 2015 dopo una semplice modifica della legge elettorale, le avrebbe probabilmente stravinte. C’è stata inoltre una pervicace volontà di rottura a sinistra, il jobs act e il resto, cioè l’incapacità di avviare una qualsiasi politica di spesa pubblica a fini ridistributivi, pure in un momento in cui l’economia riprendeva quota, senza con questo peraltro riuscire a drenare voti da destra: tutto ciò ha determinato la sconfitta del Pd, specialmente in un Mezzogiorno abbandonato a se stesso.

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25 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Sovranismi (4): che cos’è il “populismo di centro”

Errejóndi Rino Genovese

A volerlo interpretare con gli strumenti concettuali di Ernesto Laclau e Chantal Mouffe (che devono molto a Carl Schmitt), il fenomeno Grillo-Casaleggio è uno strano oggetto. Sentite che cosa ne dice Iñigo Errejón, esponente di Podemos, che, dopo avere distinto in un’intervista tra un “populismo progressista” e un “populismo reazionario”, alla domanda “sotto quale categoria potrebbero essere collocati i Cinque Stelle?”, così risponde: “Non lo so. C’è una grande ambivalenza in questo movimento. Da una parte, c’è un’aspirazione alla ridistribuzione della ricchezza, al reddito universale, a un migliore controllo delle istituzioni politiche, ma dall’altra c’è anche un populismo punitivo, o razzista, in particolare sull’immigrazione” (da “Le Monde” del 23 marzo 2018).

Errejón (che tra parentesi, all’interno di Podemos, avrebbe voluto un’alleanza di governo con il Psoe sul modello di un’unità a sinistra di tipo portoghese) ha trentacinque anni ed è spagnolo: non è quindi tenuto a conoscere la storia italiana che soltanto può spiegare un fenomeno come quello grillino. Al tempo stesso, proprio una riflessione su questa storia contribuisce a mostrare la debolezza del discorso teorico intorno a un “populismo di sinistra” (o progressista) così come sviluppato da Laclau e Mouffe, e ripreso dallo stesso Errejón.

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8 marzo 2018
pubblicato da Rino Genovese

Salvare il salvabile

Grillismodi Rino Genovese

Diciamoci la verità: era abbastanza naturale che per dare la mazzata decisiva a Matteo Renzi si dovesse passare per uno spostamento a destra dell’asse politico del paese. Quello che non ci si aspettava è che il grillismo avanzasse ancora, che crescesse in questa misura (ben sette punti in percentuale rispetto al 2013),  impedendo così qualsiasi ridistribuzione delle carte a sinistra. Sono andate male, non riuscendo a intercettare il voto in uscita dal Pd, sia le liste di “Liberi e uguali” sia quelle di “Potere al popolo” che prendono, a considerarle insieme, soltanto il quattro e mezzo per cento dei voti. L’elettore scontento di centrosinistra e di sinistra preferisce votare per i qualunquisti anziché per dei cartelli elettorali che sanno o di operazioni di ceto politico o di inguaribile minoritarismo. Peggio per lui, si potrebbe dire, se è così fesso da non saper vedere cos’è il qualunquismo – ma questo non sarebbe un modo di parlare politico.

Il punto è che sono bastati pochi anni a Renzi – un piccolo arrivista impossessatosi dell’ultima organizzazione di partito vera e propria esistente in Italia grazie al meccanismo perverso delle “primarie” – per trasformare il Pd in un partito centrista. La scissione è intervenuta troppo tardi (andava fatta già ai tempi del jobs act) e senza un’esplicita autocritica da parte del gruppo dirigente che l’ha promossa. Il magro risultato elettorale non è il frutto di un destino cinico e baro ma di un deficit di credibilità.

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26 febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Amalgama non riuscito, le due liste a sinistra

Viola Carofalodi Aldo Garzia

I sondaggi della vigilia – da prendere con le pinze o con le molle, ovviamente – segnalano che a sinistra del Pd c’è un’area elettorale che si aggira intorno al 7-8 per cento (il risultato “a due cifre”, auspicato tempo fa da Massimo D’Alema, non sarebbe alla portata). A contendersela sono “Liberi e uguali” e “Potere al popolo”, che si rosicchiano a vicenda consensi e potenziali dichiarazioni di voto. Qualche analista politico ipotizza addirittura che le possibili sorprese del voto del 4 marzo potrebbero essere i quorum del 3 per cento di “+Europa” (Emma Bonino) e di “Potere al popolo”.

Le due liste si fanno indubbia concorrenza a sinistra. “Liberi e uguali” fin qui non ha decollato. Anzi, rischia di rivelarsi una “amalgama mal riuscito”, per citare il giudizio che D’Alema diede nel 2009 sul Pd veltroniano. Pietro Grasso è una scelta rassicurante ma di scarso appeal verso l’elettorato giovanile e più radicale (sempre di un ex magistrato si tratta). Le liste sono state compilate poi con il bilancino tra diverse personalità e gruppi di partenza: Sinistra italiana, Articolo Uno, Possibile, eccetera. In questo bilancino, la parte del leone è stata appannaggio di Articolo Uno. In campagna elettorale sono emersi accenti su prospettive politiche differenti: occhi dolci ai 5 Stelle (Grasso, Bersani, Fratoianni) o verso un nuovo centrosinistra con lo scalpo di Renzi come trofeo (D’Alema, Boldrini) o nei confronti di un “governo del presidente” pro tempore (D’Alema, Grasso) per rifare la legge elettorale.

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16 febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Il rompicapo delle “due sinistre” in Europa e in Italia

due sinistredi Aldo Garzia

Che brutta campagna elettorale dalle parti della sinistra, in tutte le sue componenti. Il grido di dolore lo lancia Emanuele Macaluso, novantenne “comunista migliorista”, che usa Facebook: “Ho ascoltato Pietro Grasso su Radio Radicale dire in un comizio a Palermo ‘la sinistra siamo solo noi’. Quindi in Italia la sinistra sarebbe al 6, 7 per cento? Tutti quelli che, nonostante Renzi, sono nel Pd sono di destra?”. L’ex direttore de “l’Unità” aggiunge: “Il rifiuto di Liberi e uguali di indicare come prospettiva un’alleanza di centrosinistra con una sinistra più forte è, a mio avviso, demenziale”. La lista Potere al popolo rincara la dose con un manifesto elettorale: “Liberi e uguali? È la destra trasformista”. Argomenta in una conferenza stampa Viola Garofalo, portavoce di questa sinistra della sinistra: “Il Movimento 5 Stelle è populista e non è di sinistra. Liberi e Uguali, invece, è un Pd 2.0: non c’è differenza, vengono tutti dal partito di Renzi e lì vogliono tornare”. Renzi e ciò che resta del Pd, a loro volta, non perdono l’occasione per ribattere: “Chi vota Liberi e uguali fa un piacere alla Lega e a Forza Italia”.

Certo, siamo in campagna elettorale dove tutto è permesso per prendere un voto in più. Ma questi toni, accompagnati da povertà di analisi e di proposte, non fanno ben sperare per il futuro. Le “due sinistre” – quella di origine storica e socialdemocratica, quella radicale dell’ultimo ventennio – sono dunque destinate all’assoluta incomunicabilità, come se recitassero in un film anni sessanta di Michelangelo Antonioni?

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12 febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Bomba sociale o bomba politica?

Bomba socialedi Giancarlo Scarpari

A Macerata un fascista, con la runa nazista tatuata sulla fronte, già candidato della Lega nel 2017, sale in macchina, va alla caccia di immigrati di colore, spara trenta colpi di pistola contro di loro, ne ferisce sei, tra cui una donna (e si ricorda anche di colpire la sede del Pd); poi, volendo spiegare il raid mediaticamente, si ferma, si ammanta di tricolore, depone un cero votivo a Mussolini, saluta romanamente e si consegna alla polizia.

La rappresentazione richiama in modo inquietante il recente connubio della Lega di Salvini con i fascisti del primo e del secondo millennio (fascio-leghismo è diventato un termine sempre più ricorrente sui media); il vessillo tricolore viene di continuo sbandierato per accompagnare la lotta senza quartiere condotta dai patrioti contro i migranti (da buttare a mare o da deportare secondo l’ipotesi più “moderata”); la strage voluta, preparata ed eseguita contro gli immigrati di colore indica quale sia il brodo di cultura da cui l’autore della stessa ha tratto ispirazione.

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2 febbraio 2018
pubblicato da Il Ponte

Nota semiseria su alcune parole rivoluzionarie

fraternitédi Mario Pezzella

Intervengo nella discussione su libertà, eguaglianza, fraternità, avvenuta in interventi precedenti su questo sito, osservando che dobbiamo misurare questi termini nel contesto concreto in cui vennero formulati: che è quello di una rivoluzione in atto. Mentre oggi indicano una prospettiva, possibile certo, ma con molte risonanze utopiche.

Cominciando dal primo termine: libertà è all’origine un concetto negativo, nato da un conflitto, indica la liberazione che consegue al dissolvimento definitivo di un ordine simbolico apparentemente vivo, in realtà morto da tempo. A leggere le storie della rivoluzione francese di Michelet e Quinet, analizzate in un bel libro di Marc Richir, la libertà nel primo periodo di festa rivoluzionaria, ancora incontaminata dal Terrore, è felicità del dissolvimento di vincoli divenuti desueti e inaccettabili: è la dissoluzione stessa di una legge e di un diritto irrazionali, ridotti a pura imposizione di violenza. Non c’è più la sovranità insopportabilmente incarnata nel corpo del Re. L’esultanza letteralmente an-archica di questa dissoluzione di vincoli dà la prima sostanza al sentimento della libertà.

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